Power Pop e dintorni.

mercoledì 26 dicembre 2007

2007 Top 3 Eps!

Tra domani e dopodomani, finalmente, dovrei riuscire a postare la prima parte della classifica dei 100 migliori dischi 2007. Intanto, ecco a voi il podio per quanto riguarda gli EP di quest'anno...

03. Josh Fields - Josh Fields. Benchè in molti considerino il disco di questo artista Californiano un album vero e proprio, perchè avendo sette canzoni sarebbe troppo lungo per essere un Ep, a me sembra troppo breve per considerarlo un full-lenght. In realtà ci troviamo di fronte al classico mini-album che ognuno valuta come meglio crede. Ciò che è importante, del resto, sono i contenuti. E quelli dell'omonimo disco di Josh Fields, uscito dal nulla lo scorso Febbraio, sono di prim'ordine. Puro powerpop tra Cheap Trick (ma non così potente) e Jellyfish (ma non così Queen); chiaramente radiofonico se le radio fossero ancora una cosa seria, propone ununo-due iniziale (Clock Keeps Ticking e Steal The Air) da lasciare senza fiato, tanto i gloriosi ritornelli e le armonie vocali in generale sono poderosi!

02. Satisfaction - Cougar, Sharks & Flying Sparks. Di questo già ne abbiamo parlato il mese scorso. Ancora L.A. e ancora grandissima musica. Ancora più grande. Se i pelandroni arroganti che gestiscono l'industria discografica si accorgessero di loro, i vari Strokes e Franz Ferdinand smetterebbero di dormire sonni tranquilli. Il liricismo d'azzardo alla Harry Nilsson, un grande pezzo come Walk Away Sunny Day e uno dei tre-quattro pezzi dell'anno come So We'llJust Take The Night bastano e avanzano a straconsigliarne l'immediato acquisto.

01. The Treasury - The Treasury. Ovviamente. Sei pezzi allucinanti. Ne avesse avuti anche solo altri due, non importa se belli o brutti, sarebbe stato tranquillamente un top 10 anche nella classifica degli album. Ryan, Clay, Michael e Evan da Asheville, North Carolina, nati come una cover band dei Beatles qualche anno fa, saranno il gruppo dell'anno quando qualcuno deciderà di buttare fuori il loro disco "lungo". Ma già ci sono andati vicini con questo omonimo EP d'esordio, che davvero vanta un pezzo più bello dell'altro e, non a caso, gli "addetti ai lavori" come David di Rock'n'Roll Report e Steve di Absolute PowerPop lo hanno indicato come EP dell'anno per distacco. What's Forever, traccia d'apertura, parte con un potente intro strumentale che imprevedibilmente si scioglie in quello che potrebbe essere uno dei migliori pezzi degli Sloan o dei Posies -e non scherzo- con il suo favoloso ritornello (da top 10 nella playlist?); All For Love è un meraviglioso frammento di pop psichedelico che farà innamorare i fanatici di Rainbow Quartz sound e che ricorda il suono di uno dei miei dischi preferiti di quest'anno, l'omonimo degli Orchid Highway; Talk Talk Talk è classico sixties powerpop; Don't Look Now è una bellissima slow-burning-ballad; in Running Out Of Time i Velvet Crush o -ancora- gli Sloan si cimentano in una riuscita cover di Magical Mystery Tour; nella fantastica "chiusura" Memory Lane tornano alla mente i Superdrag e ancor di più i Fountains Of Wayne, quelli migliori, non certo quelli dell'ultimo, deprimente Traffic & Weather. Non ho altro da aggiungere. Del resto i Treasury hanno vinto gli Under The Tangerine Tree's Awards per il miglior extended-play del 2007. Mi sembra sufficiente, no?

martedì 25 dicembre 2007

Under The Christmas Tree...

Nel tentativo di completare l'agognato classificone dei migliori 100 dischi del 2007, oggi mi sono messo a spulciare tra tutti gli albums della mia collezione usciti quest'anno e ho deciso di postare una manciata di "consigli per gli acquisti" (con relativi brevissimi commenti). I titoli sottoindicati sono tutti meritevoli della massima attenzione quindi, visto che è Natale, vi invito ad investite subito una parte della paghetta! A margine di ogni mini-recensione mi sono permesso di segnalare le canzoni migliori (almeno secondo me) così, se vi fiderete, visto che siamo nell'era del digital download potrete scaricare anche singolarmente queste gemme che entreranno di sicuro a far parte della playlist annuale di Under The Tangerine Tree!

Grand Atlantic "This Is Grand Atlantic". Ennesima grande uscita per la magnifica etichetta Australiana Popboomerang. This Is Grand Atlantic è uno dei migliori dischi Aussie di quest'anno, il che è tutto dire. Sospeso tra reminescenze classiche tra Beach Boys e Fab 4, il full lenght d'esordio di questo quintetto di Brisbane non risulta per niente nostalgico ma anzi è un bellissimo disco di pop moderno che affascinerà gli amanti della ballata psichedelica così come quelli del singolone pop rock alla Gallaghers. Tracce consigliate: Coolite, Beautiful Tragedy, Burning Brighter, Slappin'On The Cuffs. (www.myspace.com/grandatlantic)

The Wonderful Guinea Pigs "Self-Titled". Ennesima espressione della celeberrima scena powerpop Svedese, i magnifici maialini della Guinea sciorinano un interessante powerpop modello Teenage Fanclub influenzato da Posies e Big Star, dove le chitarre acustiche spesso presenti nel sottofondo rimandano -almeno nei brani più lenti- a certo Elliott Smith, eroe dichiarato della band. Il disco è stato prodotto solo in formato cd-r, anche perchè a quanto ho capito, di soldi gliene girano pochi....Avete un'etichetta e aspettate un eccellente powerpop combo a basso costo? Scritturateli! Tracce Consigliate: Mirror To Mirror, The Uncertainty. (www.myspace.com/thewonderfulguineapigs)

Population Game "This Room's Too Small For Two Of Us". Justin Avery, Brett Farkas, Joe Ayoub e Jevin Hunter sono quatrtro folli di L.A. dediti ad un originale pastiche di Jellyfish, Police, Queen e certe tamarrate alla Aerosmith. La voce di Avery è sempre in primissimo piano e molto al di sopra delle righe, certi brani sono veramente un pò troppo osè ma un paio di pezzi tra cui la strabiliante apertura Untouchable valgono ampiamente il modico esborso necessario per accaparrarsi This Room Is Too Small For Two Of Us. Tracce consigliate: Untouchable, All 75 Last Minute Favors. (www.myspace.com/populationgame)

Doug Burr "On Promenade". Questo cantautore proveniente da Denton, Texas, è stata una delle ultime grosse sorprese di quest'anno e uno dei migliori singer/songwriters esordienti di tutto il 2007. On Promenade è un disco intenso, emozionante, da vivere con il cuore in gola. Si tratta di country-folk indipendente che richiama in egual misura Neil Young e Will Oldham, del quale ricorda la forte carica emotiva. Andate alla sua pagina MySpace e dategli un ascolto, potrebbe sorprendere. Tracce consigliate: Slow Southern Home, Graniteville, Thing About Trouble. (www.myspace.com/dougburr)

Jeremy Fisher "Goodbye Blue Monday". Ah, Jeremy Fisher! Uno dei miei cantautori preferiti degli ultimi cinque-sei anni è tornato con il nuovo Goodbye Blue Monday. Il suo predecessore, Let It Shine, è finito secondo nella classifica dei miei dischi preferiti del 2005, dunque potete capire quanto io adori questo ragazzo di Vancouver sebbene il nuovo album non sia sullo stesso livello del precedente. Volete sapere cosa suona? Beh, io vedo in lui la migliore versione pop di Dylan degli ultimi dieci anni! Non è chiaro? Andate ad ascoltare i sampler dei suoi brani su MySpace, CD Baby e ovunque sia possibile. Ma subito! Tracce consigliate: Scar Than Never Heals, American Girls, Cigarette. (www.myspace.com/jeremyfisher)

domenica 23 dicembre 2007

Disco del Giorno 24-12-07: Dropkick - Turning Circles (2007; Taylored)

Tutte le volte che la mia top 100 albums del 2007 sembra bene o male definita, neanche a farlo apposta ascolto un nuovo grande disco, che immancabilmente spariglia tutto quanto. Questa volta la responsabilità è dei Dropkick, ennesima espressione di fantastico guitar pop proveniente dalle highlands Scozzesi, che con l'uscita di Turning Circles toccano quota 5 albums di studio.

Fino al precedente Obvious, uscito lo scorso anno, le coordinate soniche di questo quartetto di Glasgow erano inequivocabilmente "Fannies", data la devozione assoluta alle leggende autrici di Grand Prix e Bandwagonesque, tanto che un noto critico locale, recensendoli, è arrivato ad affermare: "i Dropkick stanno ai Teenage Fanclub come qualsisi creativo di centrocampo argentino sta a Maradona!". Ed anche se è bene dire che Turning Circles è ancora abbondantemente influenzato dalla più grande band Scozzese di tutti i tempi, qui il risultato è meticcio. Sarà che Alastair Taylor, che fino al precedente disco gestiva i Dropkick come una one man band, ora si fregia della collaborazione di Andrew Taylor, il quale, oltre ad accrescere il country feeling del gruppo con un sapiente uso di banjo e armonica, presta anche voce (e scrittura) al pezzo più introspettivo dell'album, la magnifica Avenues.

Turning Circles è in buona sostanza un disco guitar-pop e alt.country toccato dalla mano di dio, derivativo quanto si vuole ma dove -accipicchia- un pezzo buttato li tanto per riempire non esiste proprio. La traccia d'apertura, Only For Yourself, è perfetta per il ruolo assegnatole, con il suo ritornello killer e le sue trame che incrociano voci folk e classiche ritmiche powerpop. I Teenage Fanclub sono ancora la guida, dicevamo. Brani come Give It Back, Can't Help It, 15th December e Wouldn't Hurt To Wait non sono però dei meri plagi, sono grandissimi esempi di pop chitarristico che in pochi oggi riescono a proporre a questi livelli. Rewind è un altro highlight a dodici corde tra Harrison ed i Bluetones in botta Americana, mentre Turning è il capolavoro, dove le liriche strambe si appoggiano ad uno squillante banjo che spinge un ritornello da favola con cui molte MTV bands del cazzo probabilmente marcerebbero per anni. Il nuovo country vibe è soffuso ma onnipresente. Così l'irresistibile Last To Know è di quei roots-pop che pagano il tributo a Sweetheart Of The Rodeo sul quale non sfigurerebbero. Won't Be There è un piccolo gioiello di folk alla Everly Brothers, mentre Avenues, brano citato in apertura di recensione, capovolge i parametri del disco con liriche oscure e turbate, un intro per sola voce e chitarra che solo quando l'atmosfera è tesa il giusto esplode in un potente, lungo finale per full band.

Benchè non esattamente innovativi (e non che ciò mi importi un granchè, tra l'altro. Chi sarebbero i gruppi innovativi meritevoli di tutela e stima, i Radiohead? Allora siamo a posto...) i Dropkick sono una grandissima band che sa scrivere melodie perfette nella loro cristallina semplicità e sarebbe delittuoso non inserire Turning Circles tra i migliori dischi di quest'anno.

lunedì 17 dicembre 2007

Disco del Giorno 17-12-07: Honey Majestic 4 Revolver - The Woman That Changed The Boy (2007; Crise Records)

(La recensione dell'album dei miei concittadini Honey Majestic 4 Revolver è la prima che il mio vecchio amico Renè scrive per questo blog. Immenso esperto di pop music e illuminato scrittore, Renè offrirà di tanto in tanto ad Under The Tangerine Tree la sua preziosa collaborazione. Grazie Renè!).

In viaggio dentro una stella, superando i confini della mente per usare la testa, con la loro lingua nel nostro orecchio, il pulsare della libertà risveglia il nostro patrimonio culturale, il sangue, le voci; entriamo in una stanza piena di specchi, ricca di profumi nascosti; nasce un sospetto … diventa realtà.
Togliamoci le stimmate della banalità e come "genieri" appassionati che piangono di gioia rivogliamo il "tutto compreso", le "visioni", le "good vibrations", l’abbraccio dell’istinto, del rumore secondo i pricipi di una misteriosa fisica universale.
La musica quotidiana ridetermina i propri confini, ritorna in auge lo stile, anni ottanta come settanta come sessanta, gli HONEY MAJESTIC 4 REVOLVER ristabiliscono l’etica, creano un autentico antidoto contro la non musica.
Dopo tutte le rivisitazioni e le reinvenzioni possibili, dopo le contaminazioni e le contraffazioni, dopo la musica per non-musicisti, ecco, tra sassi e ciotoli, una pepita contenere una materia radioattiva, inesauribile, che non imbroglia o imbarazza ma entusiasma: è il ROUGH SOUND.
"Paesi dai bellissimi colori e fiori che incontrano l'anima e proiettano le ore, fratelli e soldati caduti in anni freddi che onorano l'anima e si diffondono nell'ombra."

IN THE AIR

Espressionismo sessantottesco che apre la fila luccicante a note "magre" ma ricche di violenza espressiva, tra pensieri trattenuti e urla soffocate come quella di Frances Farmer, la protagonista della bellissima copertina del disco, "la ragazzaccia di West Seattle", dalla personalità impetuosa, ostinata, magnetica e dalla bellezza folgorante. Una felicità disintegrata a soli 27 anni dal fallimento del matrimonio, dalla dipendenza alla benzedrina. E’ ribelle ed anticonformista, attivista politica, irritante alla destra di Seattle, che, con l’aiuto della mostruosa madre, la elimina arrestandola e consegnandola nelle mani della potentissima lobby psichiatrica, che di lei farà scempio distruggendola sistematicamente con "torture psichiatriche" come lo shock insulinico o l’elettroshock o l’idroterapia.
Kurt COBAIN le dedicherà la stupenda "Frances Farmer Will Have Her Revenge On Seattle".

Come alcuni preziosi ingredienti della vita, la loro musica non aggiunge o toglie nulla alla realtà, alla coscienza, agli stati d’animo. Semplicemente li amplifica, una esperienza estrema dove la forza creativa è in gioco, dove si coglie l’aspetto assoluto, canzoni-come-scariche-elettriche, che non affidano il loro successo all’arzigogolìo virtuosistico, emissioni di adrenalina come sensazioni da esprimere. Si costruisce una colonna sonora che si traduce in un flusso di note e accordi che sollecitano le piccolissime fessure della nostra mente, una sorta di catarsi in cui il rock si ricostituisce secondo nuovi e sorprendenti criteri.
Dai colori di In The Air, al sound istintivo e perverso di You Don't Care. Dalla meravigliosa pazzia di vita quotidiana di Mr. Bellamy, alla rollingstoniana potenza e ruvidità di Karma e Back To Karma. Dal tributo allo spirito di Muswell Hill di sana impostazione pop di Day By Day, agli strilli di disperazione contemporanea sotto forma di ottima routine rock’n’roll di Come To Me(Vieni da me per scoprire ciò che arriva dopo il suono, ciò che si crea sullo sfondo, come prima lezione da imparare a scuola affinchè si apra lo zoo…). Dal forbito tessuto psichedelico come la trama di un disperato sogno di Fly Away, alla eruzione incandescente di Everything Falls Apart, dalla fibra sonora ulcerata di rock e acida quanto basta a inquietare abitanti dai pallidi occhi di Cracking Out, alla intrigante favola pop britannica di Relax on strizzando l’occhio ai Fab Four (tanto per non fare esempi). Dalla bellezza espressiva di The Voice dalla vena interiore assorta e ripiegata che fruga in un recente passato, all’incubo di I Gotta partorito dal grembo creativo del rock semplice, micidiale come un revolver, mortale come la sedia elettrica, provocatorio che ti trapana il cervello come un Black & Decker , pulsante alienato disperato appassionato.

IL GIOCO E’ FATTO !

Disintossicarsi e rieducarsi, soprattutto chi crede di conoscere tutto deve stare attento; il prodotto è ad alta concentrazione, bisogna seguire scrupolosamente le avvertenze e le modalità d’uso. E’ un suono di città, un provocatore notturno, una prostituta un po’ sadica e perversa, toccata da una luce abbagliante, in perfetta aderenza con le immagini che suscita, un clima post-moderno che si tinge di nuovo millennio pur restando sempre attaccato al passato, maestro ed ispiratore. Il feedback chitarristico usato dalla band e sparso qua e là è un altro strumento, che distorce le melodie e giustifica quello che si sta facendo, ritualizza e bilancia il sound camminando sul filo del rasoio.

"I Gotta Bubble Gum, I Gotta Damned Sound, I Gotta Trouble Ground, I Gotta Human Sound, I Gotta Fucking Down, I Gotta Final Bound, I Gotta Honey Crew, I Gotta Crash and True, I Gotta Eater Sound, I Gotta Cowboys Band, I Gotta Underground, I Gotta Fucking Sound..."

"Ma io posso farlo per me o per il tuo cervello ... vieni con me sulla terra ".

I GOTTA.

Renè

www.myspace.com/hm4r

sabato 15 dicembre 2007

Disco del Giorno 16-12-07: The Tripwires - Makes You Look Around (2007; Paisley Pop)

Grandiosa notizia per tutti voi, antichi fans del pop chitarristico! Ridete di gioia e preparatevi a sborsare qualche dollaro E' uscito l'album d'esordio dei Tripwires!!! Chi sono? I Tripwires, da Seattle, sono il nuovo progetto di John Ramberg, ossia il deus ex-machina dei fantasmagorici Model Rockets, band che durante gli anni '9o e l'inizio del secolo nuovo ha imperversato nella scena confermandosi più volte come il più grande gruppo neo-Merseybeat al mondo.

Dopo aver fatto uscire quattro grandi dischi ed essere stato più volte in tour in Europa (soprattutto in Spagna) con i Model Rockets, Ramberg ha iniziato a lavorare a nuovi brani da solista aiutato dal drummer Bill Rieflin (ex R.E.M. e Minus 5), ma la nuova avventura ha preso immediatamente la piega di un progetto vero e proprio e così, chiamati a bordo gli illustri amici di una vita, ecco i Tripwires. La formazione, innanzitutto, già qualche legittima speranza la crea, visto che ci troviamo al cospetto, oltre che di Mr.Ramberg, anche dei seguenti personaggi: John Sangster (già ingegnere del suono per i Posies, tanto per dire), Jim Sangster (membro di lunghissima data delle leggende powerpop locali Young Fresh Fellows) e Mark Pickerel (che oltre ad aver suonato con Screeming Trees e Neko Case ora guida il roots-combo Mark Pickerel and His Praying Hands). In più, come forma solenne di garanzia, da una mano Scott McCaughey (il leader dei Minus 5) e alla produzione sovraintende Kurt Bloch, che nella sua sconfinata carriera vanta produzioni per gruppi quali Supersuckers e Fastbacks, tra gli altri.

Makes You Look Around, l'album d'esordio dei Tripwires, è un disco sostanzialmente rock'n'roll che, come giustamente notato da alcuni recensori americani, salda un imponente debito con Nick Lowe e Dave Edmunds. Alcune atmosfere ricordano in maniera lampante l'Elvis Costello dei primi tempi, anche se secondo me, rileggendo molti commenti riguardanti l'album in questione, non si è colta in toto la continuità con i Model Rockets di Tell The Kids The Cops Are Here o di Pilot Country Suite. Se è vero, infatti, che brani come l'iniziale Lessonpony sono pure scorribande rockarolla, è anche vero che frammenti quali Arm Twister, I Don't Care Who You Are, Comedienne e Johnny Get Gone ripercorrono la strada maestra del miglior pop da ballo Inglese pre-sessantasei. Le melodie studiate da John Ramberg sono come al solito infallibili, gli arrangiamenti sono filologicamente inoppugnabili e le canzoni, nella loro semplice fattura, sono dei piccoli gioielli. Rispetto ai dischi dei tardi Rockets si può forse notare una maggiore inclinazione alla varietà: oltre al classico Rickenbacker beat sono infatti eseguite alcune primizie Alt.Country sperimentale come l'ingegnosa Monument, mentre in altri casi è un intraprendente guitar pop d'autore, simile a qualcosa che ricorda molto da vicino i Redd Kross a farla da padrone, e brani come la perfetta Big Electric Light, come How The Mighty Have oppure la splendente I Hear This Music sono esempi favolosi in questo senso. Poi, come detto, c'è una nuova voglia di avvicinarsi al rock'n'roll delle origini che oltre alla già citata canzone d'apertura traspare dal rythm'n'blues di Sold Yer Guitar Blues e -soprattutto- dalla bella cover di Tulane firmata Chuck Berry.

Makes You Look Around, cercando di trarre delle conclusioni, è un ottimo regalo che John Ramberg ha desiso di fare a me e a tutti voi per Natale. Ed è arrivato giusto in tempo per prendere posto alla tavolata dei primi venti album in classifica nella 2007 Top 100 che sto ormai ultimando. Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro. Del resto, fortunatamente esistono ancora autori capaci di farsi amare quasi a scatola chiusa e, gente, Ramberg è di sicuro tra questi. Imperdibile.

www.thetripwires.com
www.myspace.com/thetripwires

lunedì 10 dicembre 2007

Disco del Giorno 10-12-07: The Janglemen - Tearjerker & 9 Others (2007; autoprodotto)

Nel caotico labirinto delle uscite discografiche indipendenti molto spesso avere un bel nome che catturi all'istante l'attenzione del pubblico aiuta non poco. E un grande fan dei Byrds come me non poteva che essere accalappiato da un gruppo che ha deciso di chiamarsi in questo modo. I Janglemen sono un terzetto di New York composto dal cantante-chitarrista Glenn Wall, dal bassista John Biscuti e dal batterista Mike Parascandola (ancora emigranti Italiani a bordo di una formazione powerpop, dunque!). Con un nome del genere mi aspettavo un'aderenza alla materia inventata da Roger McGuinn quantomeno pedissequa, come è ovvio. Non che i Janglemen non siano abbondantemente influenzati dal 12-strings sound, ma l'approccio è tutt'altro che classico.

Tearjerker & 9 Others è un disco breve, compatto, dove i brani durano raramente più di due minuti e mezzo e dove i brani jingle-jangle convivono con attimi di classico powerpop Californiano anni novanta, gingilli west-coast, rock'n'roll da ballo, frammenti di paisleypop e quant'altro. Her & I, traccia d'apertura, è classico powerpop Americano che ricorda veramente moltissimo una band dalla breve storia ma dal grande impatto, i Receiver di Ken West (qualcuno si ricorda del loro immenso primo e ultimo omonimo album uscito per la Not Lame??). Il jangle-pop puro si trova in Paper Suitcase e nella graziosa Can't Make Up My Mind (About You). Perchè in altri episodi come Tearjerker le dodici corde sono assorbite in un contesto dai forti richiami "ottanta", quasi new wave pop, per dire, mentre altri come Unlike Yesterday sono intrisi di lampi di luce west-coast. I pezzi migliori del disco sono però My Baby Died (On Valentine's Day) e New And Different Ways, situate sul finire del disco, dove il powerpop degli albori, quello ancora marchiato a fuoco dall'esperienza del tardo punk melodico dei primi anni ottanta incrocia il Paisley e -non potrete dire che non avevo ragione- il primo, immenso Dan Treacy. Jen, brano di chiusura, chiude idealmente il cerchio con un assalto powerpop da esempio di scuola senza fronzoli ma, attenzione, senza la minima imperfezione.

Tearjerker & 9 Others magari non entrerà nemmeno nella mia "2007 top 100 albums list" che sto faticosamente preparando, però se siete in cerca di un disco breve, a presa immediata, melodico ma affatto melenso e disimpegnato il giusto dategli una chance, i Janglemen potrebbero fare al caso vostro.

www.myspace.com/janglemen

sabato 8 dicembre 2007

Disco del Giorno 08-12-07: The Nines - Gran Jukle's Field (2007; T.A.S. Gold)

Questi dieci giorni di assenza dal blog non ci volevano proprio, visto che avevo preso l'ottima abitudine di scrivere un pò più spesso. Rincasato, dopo dieci giorni spesi tra Milano e Pavia, ho trovato subito una piacevolissima sorpresa, se non altro...Eggià, perchè è finalmente arrivato via posta celere (ma celere un cazzo poi, ho pagato cinque dollari extra e ci ha comunque messo venti giorni) Gran Jukle's Field, nientemeno che il nuovo album dei Nines.

David Bash, ossia il cervello dietro all'International Pop Overthrow, ha classificato i tre precedenti dischi del progetto canadese dominato da Steve Eggers (Wonderworld Of Colourful del 1999, Properties Of Sound del 2001 e Calling Distance Stations uscito l'anno scorso) al primo, secondo e ancora primo posto nelle classifiche dei rispettivi anni d'uscita, quindi...

Un mesetto fa, avendo sentito appena quattro pezzi attraverso la loro pagina MySpace, già tessevo le lodi dell'ingegnosissimo pop barocco e progressivo, da sempre marchio di fabbrica dell'Eggers sound, dunque non ho molto da aggiungere. Se non che molti tra i dodici episodi potrebbero finire al numero 3 nella classifica singoli di Mojo come già avvenne per Doesn't Matter What I Do ai tempi di Properties Of Sound. Oppure che Don't Be A Fool (gli E.L.O. più dance riportati in vita), Insanity (l'intro del disco sospinto da uno squassante Queen sound), Chantel Elizabeth (un'autentica operetta pop) e Virginia (che definirei "Americana progressista") sono pezzi clamorosi che riprendono da dove i Beatles, ma soprattutto i Wings hanno lasciato (prego ascoltare Find Our Way Back Home, una sorta di versione country di All Togrther Now!!). Che per chi ha amato i Jellyfish, Jeff Lynne e, perchè no, l'Elton John di Goodbye Yellow Brick Road si tratterà di autentica manna.

Aaron Kupferberg di Powerpopaholic lo ha già indicato come il disco pop dell'anno, io per ora mi limito ad assicurare a Gran Jukle's Field un posto alto tra i primi dieci. Ad Amplifier magazine non sono proprio dei cretini, in ogni caso, e recensendo questo disco sapete cosa sottolineano? Beh, è facile, che Steve Eggers è un genio.

www.myspace.com/ninespop