Power Pop e dintorni.

lunedì 30 giugno 2008

Ristampa del Giorno 30-06-08: Richard Snow - S.t. (2007; Side B Music)

Ho scoperto Richard Snow ascoltando Tuesday Music, il suo secondo album da solista uscito nel 2005. Di conseguenza, grazie al grande lavoro della Side B Music di Jerry Boyd che lo ha appena ristampato, sono entrato in possesso del suo omonimo disco d'esordio, originariamente pubblicato nel 2001 e vincitore del prestigioso titolo di "ristampa dell'anno 2007" nella classifica annuale stilata da David Bash, il capo dell'International Pop Overthrow. Onorificenza meritata, bisogna dirlo.

Richard Snow nasce nei pressi di Nottingham nel 1974 e, a livello di attività musicale, esordisce negli anni '90 fondando una band alternative/punk chiamata Enellen. Agli albori del nuovo decennio inizia una carriera solista che ad oggi conta due full-lenghts, più la ristampa del primo di essi, che fino allo scorso Novembre era molto difficile da trovare nella sua "versione originale". Per fortuna esistono ancora etichette indipendenti attente a riscoprire (e a far riscoprire) dischi che altrimenti sarebbero dimenticati per sempre nonostante la loro grandiosità, e quello di cui stiamo per parlare è veramente grandioso. Snow è un autore innamorato dei Beach Boys e del west coast sound, ma "macchia" le caratteristiche di quei suoni con accenni più o meno marcati alla filosofia del proprio paese d'origine in voga negli anni '70, in un pauroso blend di sunshine pop, armonie vocali, jingle-jangle e improvvise coltellate di pura attitudine Clash. Ne viene fuori un album altamente originale, meticcio e non convenzionale nel quale, tra l'intro strumentale di wilsoniana memoria (The Sweetest) e la sua versione cantata posta in chiusura del lavoro (The Sweetest remix), sono stipate nove ottime canzoni.

Coming Soon (Going So Fast) sottolinea la passione primaria di Richard, quella per il vocal pop anni sessanta più puro, con i classici battimani in sottofondo e una produzione - opera dello stesso Snow - filologicamente ineccepibile, tanto rimembra i suoni dell'epoca. Su simile canovaccio muove Attention Not Required, dove Snow impartisce lezioni di armonie vocali multistrato poste su una risicata base atmosferica e folkeggiante. Real lascia campo ad una cascata di dodici corde Rickenbacker che improvvisamente, nel breve ritornello, permette per la prima volta di intravvedere la smisurata passione dell'autore per Joe Strummer, aprendo la strada alla strepitosa Girls On The Tube, scarica elettrica e altamente ballabile che unisce l'immediata energia dei Clash agli spunti melodici del miglior Costello.

La personalità particolare di Richard Snow è evidente in Hand Me Down My Sunglasses, che nella strofa suona come un funk urbano prima di esplodere in un ritornello ancora una volta grato a Costello ma anche ad Arthur Lee. Il mitico cantante dei Love dev'essere stato un ascolto molto importante per Richard, e la dimostrazione arriva nella traccia seguente (Pretty Picture) dove - soprattutto a livello di timbrica vocale - il Nostro paga tributo ad uno degli autori più incredibili e sottovalutati della storia, mentre in sottofondo viaggia una "base" sonora pervasa da istinti folk e protopsichedelici. Una nuova scarica jangle domina Spiral, che in realtà è un (ottimo) rifacimento di Driver 8 dei REM, mentre Red Song, di stile similare, è un originale che starebbe a pennello su uno dei primi quattro dischi della band di Michael Stipe. Haphazard, infine, riporta in primo piano la grande passione di Snow per la psichedelia leggera ed acustica alla Zombies, mentre il culto per i piani armonici dell'autore, molto precisi ma mai scontati, trova ancora massimo consenso.

Per chi (come me) non ha avuto la fortuna o la prontezza di imbattersi in Richard Snow ai tempi dell'uscita del disco, questa ristampa è un'ottima occasione per rimediare. Un plauso alla Side B Music che, facendo uscire dischi nuovi di enorme spessore come quelli di Chewy Marble e Tripsitter e ristampando chicche come questa, può entrare di diritto nel novero delle migliori pop labels attuali.

mercoledì 25 giugno 2008

Disco del Giorno 25-06-08: Shake Some Action! - Sunny Days Ahead (2008; Satellite 451 records)

Ritornano a poco più di un anno di distanza dall'omonimo, ottimo esordio (piazzatosi al #37 nella mia classifica degli lp dell'anno scorso) gli Shake Some Action! da Seattle. A parte l'apparente contraddizione tra titolo del disco (Sunny Days Ahead) e la provenienza da una città famosa soprattutto per il grunge e i nove mesi di pioggia all'anno, tutto il resto è coerente e fila liscio come l'olio. Essì, perchè a partire dal nome, la band guidata da James Hall tiene a precisare subito i propri connotati. Trattasi di grande powerpop, influenzato dai maestri che diedero lustro al genere tra la fine dei Settanta e l'inizio degli Ottanta, con qualche divagazione nella beatlemania e nella british invasion.

La rotta di navigazione che guidava il disco d'esordio è ancora valida, ma gli Shake Some Action! hanno stavolta maturato una scorza leggermente più dura, almeno in qualche brano. Si ascolti l'iniziale Get It Together, una breve fucilata rocker che sostituisce alla melodia una grande dose di carica. Allo stesso modo, riff rock'n'roll insistiti e dritti allo stomaco arrivano da You Don't Care, mentre Lookin' For Someone, più strettamente vicina ai territori garage Albionici, presenta un coinvolgente intro di chitarra palesemente "dedicato" ai Kinks prima maniera. Non so se l'evoluzione di questo tipo di brani sia stata consciamente voluta da Hall oppure sia la logica conseguenza del "potenziamento" della line-up. Il primo disco degli Shake Some Action!, infatti, era poco più di un progetto solista, mentre questo Sunny Days Ahead è il parto di una band vera e propria, completata da Chris Campbell (batteria, cori e tastiere), David Bos (chitarra e cori) e da Gary Miller (basso). In fin dei conti non è molto importante, soprattutto perchè i brani citati sono assolutamente divertenti e perchè - in ogni caso - i restanti 10 pezzi soddisferanno di certo coloro i quali avevano apprezzato il lavoro d'esordio.

La band non sbaglia un colpo e scrive powerpop songs essenziali, senza troppi fronzoli, melodiche ma potenti, grazie anche ad una produzione (firmata dallo stesso James Hall) sicura, confidente e rifinita con cognizione. Ne beneficia un grande suono segnato da una batteria "tesa" e vigorosa e soprattutto dalle classiche chitarre sferraglianti, in un impasto sonico che ricorda insieme il powerpop vigoroso degli Hoodoo Gurus e quello più "beatle-oriented" della band da cui prendono il nome (Unusual Girl - favolosi i la-la-la del controcanto - e Walking Away sono grandi esempi in questo senso) ma anche il mod beat degli Small Faces e i Nuggets come scuola di vita (che grande brano, Curtain Call). Il disco, nel complesso, è facilmente inquadrabile ma allo stesso tempo multidirezionale. Infatti, altre canzoni come Your Valentine sembrano addirittura pescare dalle caratteristiche melodiche dei Lemonheads, e altre come Draw The Line sembrano parti della premiata ditta Albarn/Coxon, senza dimenticare che due tra gli episodi migliori di Sunny Days Ahead sono rappresentati da due gemme merseybeat come Hurry Girl e I Don't Want To Talk About It, che uniscono una sorta di jingle-jangle spurio al brit pop antesignano degli La's.

Dopo un gran bell'esordio, gli Shake Some Action! non sono inciampati nel "sophomore slump" né tantomeno sono caduti nel ripetitivo, sfoderando un album che, per le sonorità che ostenta, sembra fatto apposta per me e per tutti i lettori di questo blog, assomigliando ad una sorta di riassunto di quasi tutti i nostri generi prediletti. Un riassunto fatto con originalità, però, cantato e suonato molto bene, capace di coniugare alla grande melodia e urgenza. Non è facile. A Seattle piove sempre, vero, ma con gruppi come Shake Some Action!, Model Rockets, Superdeluxe (oltre ai padri della patria Posies), la ex città delle camice di flanella può stare tranquilla. Davanti ci sono tante giornate pieni di sole.

domenica 22 giugno 2008

Appunti (Giugno '08)

Gli Inglesi lo chiamano "roundup", noi "aggiornamentio della situazione". Ogni tanto, purtroppo non molto spesso visto che il tempo scarseggia, mi piace fare una panoramica su quello che avviene o sta per avvenire nell'universo della nostra musica preferita. Un piccolo contenitore che raccolga "in pillole" le notizie più interessanti del periodo...Dunque, partiamo con il TG flash!

I Telepathic Butterflies da Wynnipeg, Canada, sono uno dei miei gruppi preferiti degli ultimi cinque-sei anni. E' dunque con immenso piacere che accolgo la notizia dell'imminente arrivo (previsto per il prossimo 8 di Luglio) di Breakfast In Suburbia, il nuovo album della band guidata da Rejean Richard. Il disco arriva a quattro anni di distanza dal precedente Songs From a Second Wave e tre dei brani che ne faranno parte si possono ascoltare sul loro My Space.

Parlando di dischi di prossima pubblicazione (e ad ulteriore conferma che il 2008 si sta rivelando uno degli anni migliori a livello di uscite discografiche) segnalo che, tra la metà di Agosto e i primi di Settembre dovrebbe uscire il secondo studio-album dei Valley Lodge, favoloso combo powerpop Newyorkese guidato da Dave Hill (ex Uptown Sinclair e Cobra Verde) e da John Kimbrough (Walt Mink) che nel 2005, grazie all'omonimo debut album, aveva occupato una delle prime 5 posizioni nella mia personale classifica di quell'anno...Non vedo l'ora di ascoltare il nuovo lavoro!

Come non bastasse, è appena uscito il nuovo album dei Derby di Portland, Oregon. Il loro precedente disco, il magnifico This Is The New You, è stato il numero uno nel best of 2005 su quell'imperdibile blog chiamato Absolute Powerpop, e ciò dovrebbe rappresentare una sufficiente garanzia, non è vero? In ogni caso, questo nuovo lavoro chiamato Posters Fade è un altro mix di britpop, Spoon, Brendan Benson e british invasion "moderna" che ce li aveva fatti apprezzare tanto. Forse, a prima vista, il tutto ha un'impronta più "indie" e questo non è necessariamente un bene, ma da quello che ho sentito, l'album dovrebbe essere molto valido.

Tra i vari dischi di cui non ho avuto tempo di parlare ce ne sono alcuni imperdibili. Tra gli altri, spicca quello di Mike Viola, chiamato Lurch ed una delle cose migliori uscite quest'anno. L'ex Candy Butchers, menestrello tra i più rispettati della scena powerpop della Grande Mela, scrive canzoni stupende che prendono il meglio del sunshine pop, della sixties music e del powerpop più melodico. Mike da sempre sta nel novero dei migliori artisti neo-powerpop Americani, e brani come Maybe, Maybe Not e lo stupendo west coast feeling di The Strawberry Blonde sono favolose conferme del talento immenso di questo grande autore.

E a proposito di grandissimi dischi finora passati sotto silenzio, una novità riguardo all'omonimo album dei Felice Brothers. Il gruppo dello stato di New York, a circa tre mesi di distanza dall'uscita del disco, ne ha licenziato una lussuriosa versione in doppio vinile da 180 grammi, che non sono riuscito a non acquistare anche se già possedevo il ciddì. Per chi non li conoscesse, i Felice Brothers sono uno dei migliori gruppi alt.country contemporanei influenzati da Dylan e dalla Band (e tutti sapete quanto amiamo certe sonorità, qui a Under Ther Tangerine Tree), e Frankie's Gun, traccia numero tre del disco, è uno dei pezzi dell'anno.

Tra tanti dischi fantastici qualche delusione ci sta. E' purtroppo il caso di Raise The Dead, ultimo lavoro degli ormai celeberrimi Phantom Planet, che dai tempi di The Guest e dal singolo per le masse California hanno intrapreso una pericolosa via segnata dal successo, si, ma inversamente proporzionale alla qualità dei dischi. Il fatto è che ci avevano abituati troppo bene, e sentire Alex Greenwald imitare Tom York (che già mi sta sulle palle di suo) non è che mi interessi più di tanto. Inoltre, si sente la mancanza di Jason Schwarzman, che ha lasciato da un pò la band per dedicarsi alla carriera di attore e al suo nuovo progetto musicale chiamato Coconut Records (loro si, molto bravi, beccatevi il loro esordio chiamato Nighttiming)...Come sono lontani i tempi di Phantom Planet Is Missing!

Infine, gli Orchid Highway, clamorosa band di Vancouver, hanno pubblicato tramite l'etichetta Rainbow Quartz il loro omonimo e grandioso album d'esordio anche in America, dove fino al mese scorso era disponibile solo in "import". Per aiutare il lancio del disco, hanno registrato il video del brano Next World che io, salutandovi, vi propongo qui sotto...


martedì 17 giugno 2008

Disco del Giorno 17-06-08: Chewy Marble - Modulations (2008; Side B Music)

Il mese scorso avevo scritto dell'uscita del nuovo album dei Chewy Marble e avevo promesso che ne avrei parlato più approfonditamente non appena ne fossi entrato in possesso. Quel giorno è finalmente arrivato e, dopo una settimana di ascolto, sono pronto ad esaltare Modulations, ad oggi uno dei migliori dischi di quest'anno. Il terzo studio-album della band Losangelina arriva a ben sette anni di distanza da Bowl Of Surreal, un periodo di tempo così lungo da avermi fatto dubitare che la band non esistesse più. Per fortuna i Chewy Marble sono ancora vivi, in grande forma, e questo nuovo lavoro è tranquillamente all'altezza, se non addirittura meglio, dei due dischi precedenti. Chi ha avuto la possibilità di ascoltarli può già rendersi conto del valore di questo cd.

Per chi non lo sapesse, i Chewy Marble sono stati creati a metà degli anni 90 da Brian Kassan, ammirato musicista di L.A., noto soprattutto per essere membro fondatore, bassista, tastierista e co-compositore degli immensi Wondermints, band che nel corso degli anni è diventata parte fondamentale della "struttura" di musicisti che segue Brian Wilson sia nei concerti che in studio. Il nucleo della band è completato dal cantante chitarrista Stu Forman e dal bassista Derrick Anderson, ma Kassan, nel registrare Modulations, si è avvalso della collaborazione di alcuni tra gli esponenti più in vista della scena powerpop di Los Angeles. Infatti, alla batteria si sono alternati Nelson Bragg (anche lui membro della Brian Wilson live band, di altri mille gruppi della scena locale e cantante/compositore solista di livello assoluto) e Jim Laspesa (tra l'altro batterista di Muffs e Baby Lemonade), mentre alla produzione, engineering e mixaggio hanno dato una mano Rick Hromadka dei Maple Mars, Steve Refling (produttore di Negro Problem e Martin Luther Lennon) e Rick Gallego dei Cloud Eleven. Con un team così, aspettarsi un ritorno in grande stile era il minimo, e Modulations è appunto un album tremendamente bello, che si giocherà fino all'ultimo un posto nella top 5 di fine anno.

Il brano introduttivo, nonchè singolo del disco, si intitola She Roxx, un pezzo che si discosta abbastanza dal fluido pop-sound tipico dei Chewy Marble. Trattasi infatti di college rock classico, sostenuto da dosi abbondanti di chitarre che ricordano tanto i Cheap Trick quanto i Weezer. E, del resto, il sound è appropriato ad una canzone che parla di una college-girl ("the biggest fox in school") che domina con la sua giacca di pelle, abusa del corteggiatore ascoltando gli Iron Maiden nella sua macchina e vorrebbe percuotere con violenza Britney Spears. Non male, diciamo, ma io ho amato i Chewy Marble per altri motivi e infatti il meglio deve ancora arrivare. Don't Look At The Sun, una bomba da cui sgorga in modo del tutto naturale una melodia irresistibile, è un brano powerpop dal grande tiro che coniuga alla perfezione armonie vocali di grande classe a chitarre ancora una volta "alzate a 11". Tuttavia, il classico songwriting di Kassan si fa strada dalla terza traccia in poi. Cross-Hatched World è il brano migliore del disco (e, non temo smentite, uno dei migliori dell'intero anno), con la sua cristallina melodia wilsoniana, marchio di fabbrica dei Wondermints e di un autore tra i più dotati per questo genere di cose. Un brano incredibile, e lo standard si mantiene molto elevato grazie a canzoni del calibro di Somewhere Else, psych-pop tra la California e l'Inghilterra degli Zombies e Flicker, superba ballata Beatlesiana che rappresenta un'altra delle preziose gemme del disco, mentre Picture The Finger è powerpop transgenerazionale, tra armonie vocali "sessantiste" e tessuto sonico corposo e "in your face" alla Big Star.

Le novità più evidenti dei "nuovi" Chewy Marble sono la presenza di due strumentali come Mental Toothache (dalle bizzarre ritmiche bossanova) e Moments, ma soprattutto il fatto che Kassan, a differenza degli album precedenti dove il cantato era esclusivo appannaggio di Forman, si appropri del microfono in qualche occasione, la dove le liriche sono più strettamente personali. Così abbiamo My Monster ("the monster in my brain just wants to be loved, no escape from a delirious mind"), una sorta di delirio dal testo particolarmente turbato posto su melodie tristi e sognanti. E poi My Dad, commossa ballata dedicata al padre scomparso, per finire con Clutter, altro ideale ponte sull'Atlantico per un viaggio che dalla west coast porta fino ai Pink Floyd immediatamente successivi a Barrett.

Non credo serva aggiungere altro per sollecitarvi l'acquisto di questo splendido album che, ribadisco, è per ora una delle cose più belle pubblicate quest'anno. Inoltre, qualora Modulations dovesse lasciare il segno anche su di voi, non perdete tempo e buttatevi a capofitto sui primi due, altrettanto meravigliosi, dischi dei Chewy Marble, ossia l'omonimo esordio del 1996 e il sopracitato Bowl Of Surreal, uscito nel 2001.

sabato 14 giugno 2008

Disco del Giorno 14-06-08: The Brigadier - The Rise & Fall Of Responsibility (2008; autoprodotto)

Esistono pochi artisti contemporanei in grado di riuscire a scrivere grandi album spaziando tra diversi stili e generi mantenendo una coesione assoluta. Ultimamente il maestro in questo senso è stato Steve Eggers dei Nines. Una "dimostrazione di forza" l'ha poi data il magnifico Robert Harrison con i Future Clouds & Radar lo scorso anno, in un disco che spaziava tra il chiaro e lo scuro, l'elettronica e il guitar pop, l'inferno e il paradiso. In questo ristretto gruppo di poliedrici menestrelli è d'ora in poi d'obbligo inserire il Gallese (ma residente a Brighton) Matt Williams, il brigadiere.

Apparso sotto i radar lo scorso anno grazie all'album di debutto View From The Bath, che già lasciava intravedere potenzialità enormi, The Brigadier decide di bissare in tempi brevi, rilanciando alla grande con il secondo studio album della sua breve carriera, chiamato The Rise & Fall Of Responsibility. Che, come il precedente, è rigorosamente indipendente e registrato in casa ma, perbacco, sembra uscire da un megastudio e prodotto dal produttore di grido del momento, tanto il suono è ricco ed il feeling generale maestoso. Ma, come si diceva, The Rise & Fall Of Responsibility è soprattutto un grande contenitore di poemi dalle mille fogge e colori, che svaria con nonchalance dal pop di chitarra alla new wave, influenzato ora da Jeff Lynne, ora da Demon Albarn, poi da Bacharach, e il tutto giova alla fantasia e alla freschezza dell'album senza nuocere assolutamente all'amalgama.

Pronti via, si parte con Growing Up Is Hard To Do, che sin dal riffone iniziale di chitarra manifesta profondo amore e rispetto per i Blur. Il pezzo è un eccellente apripista britpop che conduce a When I Will Be With You?, soffice sogno dai marcati tratti tipici del folk d'oltremanica anni settanta. The Language Of Love, che culmina in uno sfarzoso ritornello dai mille strati melodici, è un numero che rimembra certa new wave d'annata e certe cose degli ELO, mentre Une Soiree, dopo un intro vagamente "americana", spinge un maestoso piano pop dalle tinte un bel pò debitrici di Burt Bacharach. Altri highlights immancabili sono: The Melancholy Days, dove Williams ribadisce il suo amore per la new wave anche un pò danzereccia e per i synth in primo piano; This Is Why, un divertente numero di retro-piano-pop anni settanta e What Can't Be Fixed, un brano acusticheggiante con armonie vocali perlopiù clamorose e (ancora) un pizzico di americana concentrata nel delizioso assolo di chitarra. Come non bastasse, The Box In The Back Of My Mind, me-ra-vi-glio-so estratto di jingle-jangle Rickenbacker-pop, che si tuffa nel finale in un'orgia psichedelica da leccarsi i baffi.

Intendiamoci sulla definizione di pop progressivo. Scartata quella che si riferisce alla tendenza musicale che nei seventies diede all'Italia uno dei rari momenti di gloria in campo internazionale, accogliamo quella che incorpora il pop evoluto e tutti quei dischi che, ubiqui e meticci, partendo dalla cellula madre della popular music spaziano nell'indefinibile universo creato dall'ingegno di un autore bizzarro e versatile. In questa seconda categoria Matt Williams, il brigadiere, rientra di pieno titolo. Quanti bei dischi propone, questo 2008. Credo sia necessario fare un ulteriore sforzo economico e inserire The Rise & Fall Of Responsibility nella lista della spesa.

lunedì 9 giugno 2008

Disco del Giorno 09-06-08: My Brother Woody - It's A Long Way From That Sort Of Thing You Were Raised (2007; autoprodotto)

La verde Irlanda, da qualche anno, è diventata foriera di ottimi artisti pop. Alcuni, come Marc Carroll e Michael Knight, hanno raccolto rispetto ed ammirazione nella comunità indipendente, mentre altri sono stati addirittura baciati dalla fortuna major, vedi Thrills e Hal. Sulla scia di questa ridotta ma interessantissima scena si inserisce Mike Cleare (alias My Brother Woody), compositore Dublinese che qualche mese fa ha fatto uscire un ottimo album di debutto chiamato, in modo un pò strano, It's A Long Way From That Sort Of Thing You Were Raised.

Leggendo il titolo, si potrebbe pensare ad un artista allergico alle convenzioni, ma non è così. O per lo meno, non del tutto. La musica, infatti, ricalca in modo più o meno pedissequo le gesta dei grandi musicisti usciti da quarant'anni di west coast sound. Non si può parlare di caricatura riuscita male, però, poichè Cleare è in grado di scrivere belle canzoni, con qualche tocco originale ed arrangiamenti molto spesso azzeccati. Certo, ancora qualcosa da mettere in ordine, in primis la scelta e l'esecuzione dei cori e delle doppie voci in genere, che ogni tanto prendono direzioni casuali, c'è. Tuttavia, l'album si mantiene su standard molto più che decorosi dal principio alla fine, e in due-tre occasioni se ne esce con brani davvero deliziosi.

It's A Long Way (d'ora in poi verrà chiamato così per risparmiare tempo e spazio) è un disco che non ha la qualità dell'immediatezza, ma la lunga esperienza da "ascoltatore" mi ha insegnato che l'immediatezza non è un pregio indispensabile, dal momento che adoro alcuni dischi che in principio detestavo e viceversa. Anche questa volta, un album che al primissimo ascolto non mi aveva convinto inizia a fare breccia, quindi il consiglio è quello di dargli fiducia. Ascoltare per credere. L'inizio è affidato ad Another Wave Of Harmony, un'introduzione sghemba, un soffice e strambo concentrato di costa occidentale, tra armonie Wilsonesque e leggere svisate psych-pop. E la strambezza (l'originalità, forse?) prosegue con Wish I Was A Dj, che muove su coordinate parecchio simili e aggiunge un perfetto synth che accompagna il sottofondo dall'inizio alla fine, mentre in un altro grande brano come A New Found Taste il classico west-coast sound è impreziosito da uno splendido arrangiamento imperniato sui fiati. Le canzoni migliori dell'album, due autentiche gemme, sono posizionate a centro disco. Una è Super Serotonin Girl, guidata da armonie spaziali e da azzeccatissimi coretti con i classici tu-tu-tururu che, oltre ai classici del genere, mi ricorda una versione da spiaggia di Badly Drawn Boy. L'altra è When Summer Comes Around, che nel testo e nel sound richiama in toto lo spirito di quest'opera e incede con un'andatura melodiosa e rilassata alla maniera di fantastiche bands contemporanee come Cloud Eleven e Maple Mars.

Lo spirito dell'autore, invece, è definito come meglio non si potrebbe dal brano conclusivo, un pezzo che i Thrills, dopo il loro unico ottimo album (il primo) non sono più stati capaci di scrivere. Il titolo è nientemeno che I Only Like Songs With Bops, Oohs & Aahs (!!!). Va bene, forse alcuni coretti, all'interno di It's A Long Way, dovevano essere studiati meglio e forse anche la produzione non è impeccabile, ma un brano chiamato così mette in pace con il mondo. Inoltre, sono fermamente convinto del fatto che Mike Cleare abbia delle potenzialità incredibili e margini di miglioramento notevoli, dunque aspettiamo fiduciosi il prossimo album, magari facendo passare il tempo con It's A Long Way nel lettore ciddì.