Power Pop e dintorni.

venerdì 30 aprile 2010

I migliori LPs del 2009!!! (La top 5!)

01. Fun. - Aim & Ignite. Il nome di Nate Ruess dovrebbe dirvi qualcosa, addirittura molto se avete seguito anche solo distrattamente la scena pop americana degli ultimi anni. Perchè i Format, la band di cui Nate era a capo, di quella scena erano tra i rappresentanti più illustri. Dispiace parlare al passato, ma il buon Nate ha spedito il progetto in soffitta, non sappiamo se per ora o per sempre. Di sicuro, non ci si poteva di certo aspettare che una delle voci più attraenti (ed attrattive) dell'ultimo decennio rimanesse a lungo fuori dalla porta. Ed in effetti così non è stato. Ma il modo in cui è rientrato in pista ha lasciato tutti di stucco. Fun., semplicemente Fun., è il nuovo progetto di Ruess, accompagnato in questa nuova avventura da Andre Dost e da Jack Antonoff, ma anche da Steven McDonald (pirotecnico alla produzione) e soprattutto da Roger Manning jr, che da una mano agli arrangiamenti e come di consueto esalta qualsiasi lavoro su cui metta mano.

L'hanno detto tutti, ma proprio tutti e noi, a costo di sfociare nel banale, volentieri ci accodiamo: Mai nome di un gruppo fu così intonato al contenuto di un disco. Ci si diverte, eccome se ci si diverte, durante le dieci tracce che compongono Aim & Ignite, e sembra che anche Nate Ruess si diverta come non mai. Dieci episodi dove il super talento di cui l'autore è dotato sgorga, sfocia, invade. Dove lo spirito libero di Ruess raggiunge la massima espressività possibile. Trattasi di puro sfogo creativo, e l'iniziale Be Calm è un ottimo Bignami per capire a cosa si andrà incontro: un torpedone sonoro dove Nate e compagni buttano tutto quello che si può senza lesinare su nulla, un musical in un solo brano, un' architettura di base studiata da un progettista fuori controllo sapendo di esserlo. Il primo singolo estratto dall'album, All the Pretty Girls, è un sensazionale infuso barocco che meriterebbe di vendere centomila volte più di Mika, e le varie Walking the Dog, At Least I'm Not As Sad (As I Used to Be) e soprattutto I Wanna Be the One lasciano letteralmente a bocca aperta, sia quando seguendo il sentiero segnato dai Jellyfish sfociano nell'enfatico e nel vistoso, sia quando ci si accorge che si, certi impasti vocali sono meravigliosamente debitori di certi Beach Boys sfasati. Un piccolo grande capolavoro, degnissimo vincitore della classifica sui 100 migliori LPs del 2009.

02. The Felice Brothers - Yonder Is the Clock. Il miglior gruppo folk/alt.country del mondo è tornato con il terzo album in poco più di due anni. E come è tornato. Se l'esordio (Tonight at the Arizona) aveva generato aspettative immense che il clamoroso ed omonimo secondo lavoro di studio aveva addirittura superato, è chiaro che l'esame del terzo disco presentava un percorso irto di ostacoli. Superati, divelti, spazzati via da un lavoro, Yonder Is the Clock, che è li, fermo nel suo tempo (in questo senso, molto azzeccata la metafora dell'orologio), bello nella sua naturalezza, come una ragazza senza trucco, in tutta la sua malinconia. Eh si, perchè passata la maturità del secondo disco si diventa adulti, si riflette, si rimugina, al limite, e Ian Felice ha tutta l'aria di essere in una fase di bilancio piuttosto cupa. L'album, fatta eccezzione per la superba Penn Station e per la scoppiettante Run Chicken Run, incede lento e malinconico, pensoso, verrebbe da dire, pregno di testi che parlano di vita vissuta e dell'età che avanza, di lavoro e di protesta. Cose semplici, ambientate in un contesto da ballata elementare: insomma, tutto ciò che non dovrebbe funzionare. Eppure funziona, alla grande. Una meraviglia dietro l'altra già dalla minimale e sconsolata The Big Surprise, proseguendo su simili tensioni emotive durante Buried in Ice e lungo Ambulance Man, solo voce e chitarra per un brano che rimanda a Grant Lee Phillips e al Lowery più introspettivo, fino a Boy From Lawrence County, vero picco emotivo e compositivo del disco. La produzione, al solito, è minimale e senza fronzoli, Ian Felice strascica e vira fuori metrica come Zimmermann ai tempi d'oro, e il gruppo suona come fosse la Band agli esordi in una sagra di paese. Cose semplici, dicevamo. Sarà per questo che, quando si parla di americana moderna, i Felice Brothers sono i numeri uno.

03. Sergeant - St. Quattro ragazzini di Glasgow, all'esordio sulla lunga distanza, che dal niente tirano fuori dal cilindro il più eccitante album di puro jangle-pop dell'anno. Sarà che da quelle parti sono abituati bene, quando si parla di Rickenbacker ed argomenti affini. Sarà quel che sarà, ma nonostante il discreto hype che i ragazzi hanno scatenato nell'underground (ma neanche troppo, poi) britannico, i Sergeant suonano fortunatamente molto meno "indie" e molto più guitar pop di quello che ci si sarebbe potuto aspettare. Meglio cosi, anche perchè tutto sommato, a parte le disquisizioni di genere, il quartetto scozzese guidato da Nick Mercer scrive canzoni esaltanti, con i piedi belli piantati nel presente ma la testa rivolta al jangle-rock di casa e non solo. Il punto di riferimento, e avercene, è sostanzialmente uno: Lee Mavers. Chi lo ha amato, e sfido qualunque lettore di questo blog a provare il contrario, non può prescindere da un album come questo e da melodie impagabili, come quelle che guidano l'un-due-tre di partenza più clamoroso dell'anno. Sunshine, Swiftly Does It e Counting Down the Days sono dinamite melodica allo stato puro. In sostanza, se come me pensate che La's, Dodgy e via, anche Bluetones, siano né più né meno leggende, l'omonimo album di debutto dei Sergeant è un acquisto da cui non si può prescindere.

04. Michael Carpenter - Redemption #39. Quando Michael Carpenter decide di fare uscire un disco, un posto nella top ten gli spetta quasi di diritto. Un pò per i meriti acquisiti sul campo in dieci anni di grande musica pop, un pò (molto) perchè ogni suo lavoro è assolutamente all'altezza. Redemption #39 è - se non ho fatto male i conti - il suo sesto album di studio, se consideriamo solo i dischi fatti da sue composizioni (escludendo dunque i due volumi della serie Songs of Other People) ed escludendo collaborazioni varie (vedi i Supahip, per esempio). Devo dire che nessun album di Michael mi ha mai minimamente deluso, questo non fa eccezione ed in un'ipotetica classifica riguardante i suoi lavori da solista lo metterei al pari di Hopefulness, giusto un pelo dietro all'esordio Baby e giusto un pelo davanti a Rolling Ball. Al cospetto di Redemtion #39 valgono le usuali riflessioni: grandioso powerpop d'autore per un artista che è una vera propria icona del pop chitarristico australiano degli ultimi quindici anni. Come di consueto, anche quest'album è un one-man-tour-de-force: Michael canta, suona, arrangia, produce. Tutto da solo. E tutto perfetto, come al solito. Lezioni di songwriting sparse un pò ovunque: dall'iniziale Can't Go Back alla beatlesiana title-track; dal meraviglioso alt.country di Workin' for a Livin' all'eccentrica King of the Scene, che non ci sarebbe stata male sull'album dei "capiclassifica" Fun. Tra le tante splendide ballate che completano il disco, una citazione la merita Falling Down, parentesi intimista e confessionale da goccioloni. E' bello sapere che certi autori non tradiranno mai. Semplicemente, non ne sono capaci.

05. The Fore - Run & Hide. Ok, ok, avete ragione, state buoni. Run & Hide, secondo lavoro di studio per i britannici Fore, è nominalmente uscito alla fine del 2008. Avendolo però acquisito a 2009 inoltrato, ed essendomi piaciuto da impazzire, ho deciso di fare un insignificante strappo alle regole ed inserirlo nella classifica 2009. Dopotutto che saranno mai un paio di mesi di differenza? Su di loro, poco da dire: furioso ed appassionato pop'n'roll calibrato su parametri massimamente aderenti allo spirito mersey, suonato e prodotto one take con attitudine a bassa fedeltà. Basterebbe questo, ma insistiamo ancora: i Merseybeats, gli Unit 4 + 2, i Searchers, i primissimi Beatles vi fanno perdere la testa? Siete al posto giusto, servitevi. Tenete a mente le fantastiche melodie che i vostri idoli erano soliti creare e buttatele in un frullatore che ve le restituisca sature, sporche e contaminate dal tipico sudore rock'n'roll che si respira in un qualsisi club londinese di serie z: avrete qualcosa di piuttosto vicino ai Fore. Resa l'idea? Fidatevi. Voglio sentirvi cantare a squarciagola Forgive and Forget e Have Me Back Again con l'autoradio a bomba dal finestrino della macchina.

venerdì 23 aprile 2010

I migliori LPs del 2009!!! (terza parte)

Finalmente la prima parte della top 10!

06. The Reigning Sound - Love & Curses. Superbo quarto lavoro di studio per il leggendario Greg Cartwright, uno che quando decide di realizzare un disco, raramente sbaglia. A cinque anni di distanza da Too Much Guitar (uno dei dischi più importanti del decennio) e con il completo cambio di line-up dovuto al trasferimento della famiglia di Greg ad Asheville, North Carolina, i Reigning Sound centrano di nuovo il bersaglio grosso. Probabilmente Love and Curses non raggiunge i picchi di urgenza devastante che caratterizzavano il suo predecessore, ma l'album è maturo, sentito e passionale come poche altre cose in giro. Il solito precipitato di garage, r&b sudista e soul cantato da uno spirito che, in fondo, resta assolutamente punk. Un album dove c'è tutto Greg Cartwright e, di conseguenza, ci sono grandi canzoni. Ascoltare If I Can't Come Back, The Bells e soprattutto Debris per credere. Come al solito, spaventoso.

07. The Campbell Stokes Sunshine Recorder - Makes Your Hears Smile. Andy Morten è stato per anni il batterista ed il principale compositore dei Bronco Bullfrog, uno dei migliori gruppi pop britannici degli ultimi anni. Purtroppo i Broncos non esistono più, ma Andy non ha certo smesso di scrivere canzoni. Makes Your Ears Smile è una raccolta di brani scritti da Morten tra il 2006 ed il 2007 e registrati solo l'anno scorso. La qualità è eccelsa: sunshine pop al suo massimo potenziale, powerpop ante-litteram ed echi di toytown, il tutto cantato ed arrangiato con la perizia che Andy ha dimostrato in tutti questi anni. Pezzi preferiti? Difficile sceglierli. Ma con un coltello alla gola direi Tony Hazzard (fantastica!), Olivia Plaything e She Looks Good in the Sun, un brano che starebbe a pennello su un disco dei Lovin' Spoonful. Lo abbiamo detto in sede di recensione e ribadiamo: siamo pronti a risarcire chi non sarà soddisfatto dall'acquisto di quest'album.

08. Secret Powers and the Electric Family Choir - St. Lo zio Schmed Maynes è un personaggio bizzarro e misterioso. Uno che ha collaborato con Sky Saxon e poi ha lasciato il caos di Los Angeles per ritirarsi con una strana comunità di individui nelle tranquille campagne del Montana, dove risiede, gestisce il suo studio personale, fa uscire un disco all'anno e parodizza culti psichedelici. Cosa sto dicendo? Non ha importanza. Quello che conta, è quello che si ascolta. L'album omonimo di Secret Powers and the Electric Family Choir è, come facilmente intuibile, un'oasi psichedelica sui generis, un concentrato di idee innovative e fuori di testa applicate alla semplicità di alcune tra le melodie pop più incantevoli dell'anno. Tre brani su tutti: Orange Trees è un folk psichedelico d'eccezione; Lazy Men sarebbe un brano da chart progressive-pop, se mai ne dovesse esistere una, mentre Something About the Girl suona come uno dei pezzi powerpop definitivi del 2009. E perchè non dovremmo citare il commovente girotondo di Treat Your Mother Nice?. Originale, ben scritto ma soprattutto ben pensato. Ed una personalità difficile da trovare, ai giorni nostri.

09. Dan Bryk - Pop Psychology. Quest'autore originario di Toronto, benchè non sempre presente (eufemismo) nelle cronache della comunità powerpop, è in giro da diversi anni e da diversi anni allieta le nostre ore con alcuni album assolutamente godibili. Pop Psychology, che se non ho fatto male i conti dovrebbe essere il terzo della serie, già dai primi ascolti è sembrato il migliore di tutti, ed il suo posto nella top ten è più che meritato. Dan è uno autore che scrive musica semplicemente godibile, ma lo fa con una raffinatezza ed un puntiglio non da tutti. La penna del signor Bryk riesce ad essere tagliente quando sferzante commenta il music business, e non cade nella facile banalità quando si parla d'amore, cosa che prima o poi deve capitare. Il sound è riconducibile a quel piano-pop in pieno stile Ben Folds periodo Rockin' the Suburbs di cui da queste parti siamo grandi, grandissimi fans, e Dan lo interpreta pugnace come un Costello e con la fantasia di un Jon Brion. Dateglielo, un ascolto. Giuro che non ve ne pentirete.

10. Coconut Records - Davy. "...and i was the drummer in a band that you've heard of...". A parlare è Jason Schwartzman durante Drummer, la seconda traccia di Davy, il secondo album dei Coconut Records. Un brano autobiografico che scandisce gli anni della sua adolescenza, e la band di cui avete sentito parlare sono i Phantom Planet. Si, quelli di California, il tormentone universale che ha finito per ucciderli. La band si è sciolta un paio di anni fa dopo un paio di dischi indecorosi, ma Jason se ne era andato già nel 2003 per intraprendere una proficua carriera da attore. Il richiamo della musica è però tornato prepotente, cosi mr. Schwartzman ha fondato i Coconut Records, che alla fine sono un progetto personale votato ad un pop acustico di matrice sessantista fatto da dio. Ma per davvero. Che si tratti della rilassatezza di Microphone o dei fantastici mid-tempo di Drummer e Any Fun, durante Davy troviamo piccole gemme pop istantaneamente orecchiabili, che come niente vi troverete a cantare sotto la doccia. E beccatevi gli echi Beatlesiani di St. Jerome!

sabato 10 aprile 2010

I migliori LPs del 2009!!! (seconda parte)

11. Plasticsoul - Peacock Swagger

12. John Lefler - Better By Design

13. Young Fresh Fellows - I Think This Is

14. The Telepathic Butterflies - Wow and Flutter

15. American Suitcase - Pillowsky

16. Bobby Emmett - Learn How to Love

17. The Humbugs - On the Up Side

18. Latvian Radio - Seven Layers of Self-Defense

19. Corner Laughers - Ultraviolet Garden

20. The Tomorrows - Jupiter Optimus Maximus

21. Anne Soldaat - In Another Life

22. Deleted Waveform Gatherings - Ghost, She Said

23. Wiretree - Luck

24. The Tangerines - In Season

25. The Dipsomaniacs - Social Crutch

26. Modern Skirts - All of Us in Our Night

27. David Mead - Almost and Always

28. The Madd - The Madd are Pretty Quick

29. Two Hours Traffic - Territory

30. Bleu - A Watched Pot

31. Jason Falkner - All Quiet on the Noise Floor

32. Fastball - Little White Lies

33. Reno Bo - Happenings and Other Things

34. Valley Lodge - Semester at Sea

35. High Child - Yesterday Today

36. The Shazam - Meteor

37. Justin Levinson - Predetermined Fire

38. Calico Brothers - Tell It to the Sun

39. The Minus 5 - Killingsworth

40. Cheap Trick - The Latest

41. The Moore Brothers - Aptos

42. The Kavanaghs - St

43. Strangefinger - Into the Blue

44. Chris Richards and the Subtractions - Sad Sounds of the Summer

45. Throwback Suburbia - St

46. The Tripwires - House to House

47. Roger Klug - More Help from Your Nerves

48. The Beat Seekers - Dead Air Radio

49. The Handsome Family - Honey Moon

50. Rhett Miller - St

51. Marc Carroll - Dust of Rumour

52. The Fate Lions - Good Enough for You

53. Additional Moog - Endless Air

54. Bob Evans - Goodnight Bull Creek

55. The Damnwells - One Last Century

giovedì 8 aprile 2010

I migliori LPs del 2009!!! (prima parte)

Finalmente, a primavera ormai inoltrata, ecco a voi la classifica sui 100 migliori LPs del 2009 secondo UTTT. Che faticaccia ordinare tutto, l'anno prossimo al massimo posterò una top ten!

NB: La classifica sarà divisa in quattro separati post: 100/56, 55/11, 10/5 ed infine la top 5. Come da tradizione, le prime dieci posizioni saranno accompagnate da un breve commento. Spero, come al solito, che tutto ciò possa esservi utile a scoprire qualche bel disco sfuggitovi durante l'anno.

56. El Pino and the Volunteers - The Long Lost Art of Becoming Invisible

57. The Naomi Star - Through the Eyes

58. Michael Behm - Saving America

59. Das Pop - St

60. Parallax Project - I Hate Girls

61. Jeff Larson - Heart of the Valley

62. Johan - 4

63. Brendan Benson - My Old, Familiar Friend

64. Tony Cox - Unpublished

65. Kyle Vincent - Where You Are

66. The Spongetones - Scrambled Eggs

67. Lane Steinberg - Passion & Faith

68. The Riffbackers - The Courtain Shop and Alterations

69. Headwater - Lay You Down

70. Broken Promise Keeper - Ice Cold Pop

71. The Cute Lepers - Smart Accessories

72. This Modern Station - All We Leave

73. Outrageous Cherry - Universal Malcontent

74. David Brookings - Glass Half Full

75. Bad Love Experience - Rainy Days

76. Grand Atlantic - How We Survive

77. Additional Moog - Endless Air

78. The Leftovers - Eager to Please

79. Evan Hillhouse - Transition

80. Tody Castillo - Windhorse

81. The Beat Rats - A Cellar Full of Rats

82. Pete Yorn - Back & Fourth

83. Cheap Star - Speaking Like an Elephant

84. Flea Market Poets - Dirty Days

85. Kevin McAdams - It's My Time to Lose My Mind

86. Bill Callahan - Sometimes I Wish We Were an Eagle

87. The Anydays - Beat Songs

88. El Goodo - Coyote

89. Jim Camacho - Beachfront Defeat

90. Tinted Windows - St

91. Chris McKay & the Critical Darlings - Satisfactionista

92. The Gourds - Heymaker

93. Benjamin R - The Other Side of Nowhere

94. Codaphonic - Edison's Rival

95. Marianas Trench - Masterpiece Theatre

96. Your Gracious Host - Easy Red

97. Daisy - Daydream

98. Research Turtles - St

99. The Bishops - For Now

100. Doug Gillard - Call From Restricted

giovedì 1 aprile 2010

I migliori eps del 2009!!!

Non staremo nemmeno a giustificarci spiegando il perché e il percome. Il tempo è ridotto all'osso e le classifiche escono adesso. Punto. Come tradizione vuole, partiamo dunque con la top ten degli ep 2009!

01. Bryan Scary & the Shredding Tears - Mad Valentines Le due precedenti uscite del bizzarro, istrionico e talentuosissimo artista newyorkese avevano diviso la community pop come poche altre opere recentemente. Che il genio, piccolo o grande, fosse nascosto da qualche parte si era capito al volo. Tuttavia, la critica è sempre stata una, e più o meno recitava così: "canzoni splendide e grandi melodie, Bryan, però vacci piano con orpelli, frizzi e lazzi". Il ragazzo sembra aver capito. Mad Valentines naviga sempre nel barocco e nell'eccesso, mentre Mr. Scary è sempre truccato, circense e primadonna, come un Mika in grado di scrivere canzoni pop enormi. La misura tra lo spettacolo e la forma canzone però ora è quella giusta, così brani sensazionali come The Garden Eleanore, Maria St. Clare e Andromeda's Eyes sono alcuni tra i migliori esempi di Jellyfishing estremo da cinque anni a questa parte.

02. Greg Pope - Pete Il sospetto si sta trasformando in favolosa realtà: Greg Pope è uno dei migliori autori powerpop dei giorni nostri. L'ex leader degli Edmund's Crown aveva fatto breccia nella classifica degli album 2008 grazie a Popmonster, che con un gioco di parole un pò triste, convengo, avevamo definito uno dei dischi d'esordio più mostruosamente belli degli ultimi anni. Greg conferma e rilancia, con un ep che prende il meglio di quell'album e lo convoglia in sette brani uno più spettacolare dell'altro. Il sound è quello: gli Who più chiassosi in overdose di saccarina che affidano la produzione a Robert Pollard. Oppure, prendendola da un altro verso, Steve Eggers dei Nines che fronteggia i Guided By Voices. How Do You Do It? è la perfezione del pop, mentre le chitarre sporche e sature - in quello che ormai potremmo definire pure-Pope-style - dell'iniziale Fall Into Your Arms incontrano un cantato alla James Broad da perdere la testa, per una delle migliori "partenze" dell'anno. Greg Pope? Massima affidabilità!

03. The Bradburys - Don't Pump the Swingset Sono stati gli attori dell'ultima recensione pre-classifiche, e al rush finale hanno conquistato un meritato podio. Come ricorderete, in sede di commento abbiamo descritto il sound dei Bradburys come un estratto molto coinvolgente del lato più rock'n'roll del powerpop, che si pone a metà strada tra le fasi prodromiche del genere (Searchers, Liverpool 5, Knickerbockers) e il più consapevole periodo d'oro d'inizio Ottanta (Shoes, Smithereens). Ovviamente confermiamo quanto detto. Produce Jeff Murphy, e si sente. Divertimento e disimpegno a cascata ed una gemma, Mary Goes Around, tra i brani più ballabili dell'anno.

04. Michael Gross and the Statuettes - Daylight & Dust