Power Pop e dintorni.

lunedì 31 dicembre 2012

I migliori 10 dischi del 2012 secondo Under The Tangerine Tree!

Ecco i miei dischi preferiti per questo 2012... Speriamo che il 2013 sia all'altezza dell'illustre predecessore!
You’re into folk, and I’m still playing powerpop", declama Nate Reinauer nella strepitosa Hey Indie Girl, una delle vette di Emerald City Love Song, il secondo album per questo giovane autore di Seattle. Si, e che powerpop. Il migliore dell’anno. Non è stato semplice scegliere a chi assegnare la medaglia d’oro, vista la qualità elevatissima delle uscite discografiche 2012, ma infine ho optato per il disco di Sweet Diss And The Comebacks perché, semplicemente, è quello che ho ascoltato e cantato più volte in assoluto, urlandone a squarciagola i ritornelli guidando in autostrada. Can’t Stop Wooing You, Hey Indie Girl, la silversunesca Dear Small Town hanno la scrittura e le invenzioni melodiche che servono a rendere una canzone pop una grande canzone pop. E poi c’è Seattle Best, suite in sei episodi dedicata alla città d’origine, che è pura estasi per pop maniacs come noi ed il cui terzo capitolo, intitolato Subliminal Girl, rappresenta una delle vette assolute dell’intero anno musicale. Per tutte le ragioni elencate, ed anche per quelle impossibili da spiegare, Emerald City Love Song è il mio disco preferito del 2012.

02. David Myhr - Soundshine
Il genio guida dei leggendari powerpoppers svedesi Merrymakers finalmente regala notizie di se. E che notizie, amici ascoltatori. Erano passati quindici anni da Bubblegun e l’assenza cominciava davvero a pesare. Manco a dirlo, David è ricomparso con un capolavoro totale dall’inizio alla fine, diviso tra paradigmatici esempi jangle, qualche riuscita esagerazione da modulazione di frequenza e le due ballate più strepitose dell’anno.
Jared, ma da dove sei saltato fuori? Uno riceve un album, lo ascolta e si dice che non è possibile. Poi lo riascolta e invece salta fuori che si, Star Map è uno dei più grandi dischi posizionati nell’asse ereditario di Brian Wilson che abbia visto pubblicare negli ultimi cinque anni.

Ai piedi del podio ci sta Jay, uno che, come raccontavamo in sede di recensione, nella vita di tutti i giorni suona le tastiere per I Drive-By-Truckers. Nel suo Mess Of Happines niente country sudista, tuttavia, ma una crociera  tra variegati lidi pop da restarci male. Una spruzzata di powerpop alla Superdrag, gioielli acustici in serie, molto AM rock e addirittura un assaggio un po’ Pollard, un po’ Greg Pope. Sorpresona.

Jimi Evans, padrone di una delle voci più interessanti del circuito, capeggia un disco di pop altamente radiofonico; esempio classico di raccolta che, in un mondo migliore, starebbe in cima alle classifiche di vendita. Arrangiamenti cesellati, produzione-monstre ed ossessivi inviti a pigiare il tasto replay.

Tutte le volte entrano in sala di incisione e ne escono carichi di oro, incenso e mirra. L’ alternative country, architettato da loro, sembra un genere completamente diverso. Melodie melanconiche a continuo getto d’ispirazione ed una sapienza in sede di scrittura davvero emozionante.

Secondo album da solista e seconda top ten piena per il fenomeno già leader dei dimenticati Tubetop. In molti accomunano On High al contemporaneo genio di Mark Bacino. Più Lennon e meno Randy Newman, aggiungiamo noi, ma siamo li.

Aaron Hemmington lo ha fatto ancora e lo ha fato meglio. Il ragazzo da Northampton conosce a memoria la ricetta del pasticcio psyke-sunshine perfetto, e sparge segnalibri Boettcher  nell’enciclopedia Rubbles nel creare un album che risulterà indispensabile per tutti i cultori dei sessanta più colorati.

Necessita di qualche ascolto, ma poi ragazzi. L’album più grande dei leggendari indi rockers newyorkesi dai tempi di Let Go. Che altro volete che vi dica?

Dal Winsconsin con un album costruito attorno ad altissimi epicentri sonici mixati da Chris Stamey, uno che mette il naso solo quando la materia conta per davvero. Originali trovate sceniche in un contesto apparentemente standard fanno di Martha un album davvero sorprendente. Poi si, due pezzi come My Michelle e I've Never Felt As Good As I Do Now tendono a fare la loro parte.