sabato 31 gennaio 2009

Sabato pomeriggio. Facendo ordine...

Ci siamo, questo è l'ultimo post pre-classifiche! Prima di procedere con il "best of 2008", però, ecco altri tre dischi che senz'altro meritano di essere ascoltati.

Chris English - Dreamtown (2008; Side B Music). Ennesima grande uscita per Jerry Boyd e la sua label con base a Baton Rouge, Louisiana. Chris English è il classico all-arounder della scena pop a stelle e strisce, viene da Charlotte, North Carolina, ed è un attivissimo produttore commerciale che per anni ha lavorato con artisti di calibro mondiale quali David Bowie (!), Ziggy Marley ed INXS, giusto per citare i più famosi. English è un tuttofare anche per quanto riguarda l'aspetto musicale, visto che in quest'opera, intitolata Dreamtown, suona e canta tutto per i fatti suoi, dalla chitarra alla batteria, dal banjo al sitar elettrico. E che album ne è venuto fuori. Un album che "farà classifica" e che vi consiglio di prendere molto sul serio. L'esperienza da produttore di livello qui fa la differenza, lo si capisce al volo: non è facile coniugare le sonorità tradizionali della musica americana con un feeling pervicacemente etereo e psichedelico? Ascoltate la spiazzante I Can See Everything e fatevene una ragione. Un disco stracolmo di gemme da non credere: la title-track è puro Wondermints all'ennesima potenza, scritto come solo gli originali e pochi altri sapevano fare, mentre la gigantesca Summer Revisited, con cori e ritornello da urlo, è spaventoso sunshine sounds per i tempi moderni. Imperdibili anche la straziante Without You, dal profumo di oceano pacifico che bagna la west coast e contrassegnata da un lavoro di chitarra davvero geniale e Downtime, contorto girotondo dal vago sentore XTC. Davvero impressionante, non perdetevelo. (www.myspace.com/chrisenglishmusic )

Luke Jackson - ...And Then Some (2008; Popsicle). Luke è nato a Londra, vive in Canada ed incide per un'etichetta Canadese, la Popsicle, che in distribuzione annovera esclusivamente bands ed artisti scandinavi. Il mondo della musica indipendente ci piace anche per queste strane storie. Ad And Then Some, terzo lavoro accreditato a Luke Jackson, hanno collaborato infatti alcuni dei grandi luminari che - soprattutto negli anni '90 - hanno contribuito a far diventare la Svezia una delle terre promesse del pop chitarristico mondiale: tra gli altri citiamo membri di Beagle, Brainpool e Favorita. Scusate se è poco. Le influenze si sentono e, senza sorpresa, arrivano proprio dal grande Nord. Il che essenzialmente significa una cosa semplice semplice: pop di matrice chitarristica con melodie fluorescenti. Dal powerpop classico della grande apertura Come Tomorrow, al rock di matrice anglosassone (ovviamente) di Goodbye London, dotata di cori da pub assurdi, ai lenti - molto ben riusciti - come This Life, Trouble e meglio ancora All I Can Do, è una grande festa di pop perfetto nella sua essenzialità e di prestazioni vocali fuori dalla media. Forse mancano ancora un paio di pezzi memorabili per elevare l'album a livelli di eccellenza, ma il lavoro, nel complesso, è più che buono e non potrà che stare a pennello nella vostra collezione di powerpop polare. (www.myspace.com/luke_jackson )


The Daylight Titans - Boom And Chime (2008; autoprodotto). Infine, un'eccellente combo proveniente da Austin, Texas. Avevo personalmente apprezzato il loro omonimo album d'esordio uscito qualche anno fa, e questo sequel, chiamato Boom and Chime, non delude le attese. I Daylight Titans propongono un'americana molto energica e muscolare che riserva eguale attenzione alla potenza e alle soluzioni melodiche sempre di primissimo piano. La voce profonda del cantante Andy Smith avvicina pezzi come Bathed In Light e la controversa Dogshit and Sadness ad una versione post-trattamento anabolizzante degli Uncle Tupelo, anche se le piene ed efficaci mura sonore fanno pensare agli estremi roots toccati dai Replacements. Il disco è parecchio pensoso e privo di momenti frivoli, breve (appena otto brani), molto molto intenso e incolume da riempitivi. Tra le altre tracce preferite: What Did I Say? dalle sonorità vagamente reminescenti di certo powerpop tardi anni ottanta e Between Joy and Faith, una chicca poderosamente americana che mi fa venire in mente il disco This Car Is Big dei Molenes, una delle migliori opere roots-rock degli ultimi due anni. Bravi. (www.myspace.com/thedaylighttitans )

Nessun commento:

Posta un commento