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giovedì 23 settembre 2021

Radio Tangerine #7


Pausa finita insieme all'estate, dovremmo tornare a scrivere in maniera costante. 

Per ricominciare, sembrava corretto apparecchiare una nuova puntata di Radio Tangerine, così, a mo' di compendio dell'estate passata senza news sul blog.

Come sempre, il meglio del rock'n'roll indipendente pubblicato negli ultimi mesi passa prima da queste parti.


giovedì 24 giugno 2021

Costretti a una brevissima pausa.


Mese particolarmente impegnativo, mentre guardiamo impotenti i dischi arretrati accatastarsi sulla nostra scrivania. Tenteremo di sbrigare le molte pratiche lavorative in questi ultimi giorni di giugno, per riprendere in mano con la libertà necessaria le questioni riguardanti questo blog a luglio. Da uomini di buona volontà promettiamo di recuperare in qualche modo il tempo perduto, anche se le promesse, quando c'è UTTT di mezzo, sono sempre pericolosamente a rischio di non essere mantenute.

mercoledì 2 giugno 2021

Disco del Giorno: Radio Days "Rave On!" (2021 - Screaming Apple/Ammonia/Sounds Rad/Wizzard In Vinyl/Rock Indiana)


Uno dei dischi più chiacchierati degli ultimi mesi ha finalmente bussato alla nostra casella delle lettere. Ritardato il giusto dalla crisi pandemica, e anticipato da quattro, dicasi quattro, singoli apripista per un'operazione in grandissimo stile, il quarto lavoro lungo dei Radio Days ha dovuto sostenere sulle proprie spalle il peso più difficile: quello dell''attesa, cui era indissolubilmente correlata la necessità di non deludere le molte aspettative sussurrate ai quattro angoli del globo. Per quanto ci riguarda, considerata l'antica amicizia che ci lega al gruppo, nella valutazione del disco si è insinuata un'altra difficoltà: scindere il rapporto umano dalla nuda obiettività. Come al solito abbiamo scelto un punto d'osservazione critica, ma come altrettanto spesso è capitato negli anni i boys oltrepadani ci hanno tolto d'impaccio, regalando una collezione di canzoni a cui non è difficile indirizzare molte lodi.

"Rave On!", giusto per far capire la portata dell'opera, ha il sostegno internazionale di cinque etichette, addirittura, pronte a distribuire il lavoro in stile major anni '90. E parliamo del meglio nell'ostico campo del power pop: Screaming Apple, Rock Indiana e Wizzard in Vinyl dominano da anni le affollate scene tedesche, spagnole e giapponesi. L'italiana Ammonia e la statunitense Sounds Rad! completano il Risiko. Presupposti mica male, poi occorre riempire i solchi con contenuti di qualità, ma per i Radio Days non è mai stato un problema. Il titolo dell'album è un tributo a Buddy Holly e un primo tratteggio dei tratti somatici dell'opera: del suo Pantheon, se non necessariamente dei suoni che lo connotano.

 

I Got A Love, il primo singolino estratto ormai lo scorso autunno, dà l'iniziale indizio, ed è un suggerimento da non sottovalutare, poiché vieta a chi per ventura decidesse di descrivere il disco l'enucleazione della band in un qualunque insieme di comodo. Certo, i ragazzi hanno storicamente decretato l'appartenenza delle loro scelte stilistiche al "lato melodico del rock'n'roll", e a buona ragione. Ma da "Rave On!", proprio come dai predecessori "Get Some Action" e "Back In The Day", non aspettatevi una copia-carbone di Nerves e Plimsouls. Suonano power pop? Sì, suonano power pop, ma lo suonano alla Radio Days. Quasi vent'anni di carriera valgono la promozione a punto di riferimento, molto più che l'ingiusta degradazione a fotocopiatori. Il pezzo apripista, dicevamo, è una saetta rock'n'roll d'antan, dove la beatlemania primigenia è quella riformata dalle poderose chitarre dei Raspberries, quando il termine power pop era noto ai soli amici di Pete Townsend e le cravatte strette erano ancora segregate nell'armadio.

 

Si ragiona di materia pop durante l'intero percorso, ma le variazioni, le analisi delle mille sfaccettature melodiche associate alla sei corde sono molte e molto interessanti. Lose Control alza i ritmi senza disperdere i grandi impasti armonici, finendo per regalare un concentrato di power-pop-punk  non dissimile da quello colto nella sua essenza da un altro grande gruppo contemporaneo come gli Speedways. Walk Alone è superba e sofferta ballata jangle, più vicina ai padri putativi Big Star che agli amati Teenage Fanclub spesso associati alla canzone, stando a  quanto ho potuto leggere a riguardo. Running Around aggiunge alla ricetta un sapiente tocco di americana, e chi segue queste pagine sa quanto ami l'abbinamento, mentre No One To Blame alza i toni del crunch e finisce per somigliare a una graziosa fusione tra gli Ash di "Nu-Clear Sound" e il pop rock californiano ad alto voltaggio di Tories e Marvelous 3, clamorosamente mai finito sulle prime pagine delle riviste che contano - ma contano cosa? - negli anni '90.

 

L'erdeità costelliana meritata in tanti anni di devoti studi è ben nascosta, ma presente, nelle viscere di Till The End Of The Night e Meltdown, forse i brani migliori dell'album secondo il profondamente inutile parere di chi scrive; due canzoni filologicamente impeccabili nella loro naturale personalità che avrei visto molto bene nel catalogo Stiff del 1979. What Is Life?, probabilmente il pezzo più adeso ai cosiddetti canoni della materia power pop, vede la collaborazione di un all star team con la presenza di Paul Collins (The Beat), Kurt Baker (Leftovers, Kurt Baker Combo, K7s e qualche decina di altri), Morten Henriksen (Yum Yums), Jorgen Westman (Psychotic Youth), Luca "Il Metius" Mattioli (STP, Stolen Cars, Midnight Kings) e Riccardo "Mera" Montagna (Retarded). Il cerchio è chiuso da Between The Lines, delicata in principio, poi esplosiva ballata dalle fortissime tinte college adornata da un'originale e opportuna coda rumorosa.

È forse a questo punto superfluo sottolineare il voto molto alto che volentieri assegniamo a "Rave On!", uno tra i migliori dischi del 2021 a giugno, e con ogni probabilità anche il prossimo dicembre. Se seguite costantemente queste pagine l'album dovrebbe già essere nel vostro salotto. In caso contrario, urge provvedere quanto prima.

Bandcamp | Official website

venerdì 28 maggio 2021

Un venerdì da single: maggio 2021


Tanti volti noti nell'edizione di maggio!

David Myhr "And Now This"

David Myhr resta uno dei più importanti scrittori europei degli ultimi venticinque anni e sarei disposto a difendere questa tesi davanti ai critici più efferati. Splendente ai tempi degli inarrivabili Marrymakers, dopo un lungo periodo di iato Myhr ha rilasciato negli ultimi due lustri un paio di album che tutti ricordiamo bene. Del primo, "Soundshine", parlammo a tempo debito su queste pagine; il secondo, Lucky Day, uscì durante la nostra lunga pausa e ci siamo limitati ad ascoltarlo (e a cantarlo) per molti mesi. La formazione di Lucky Day, con il sommo Brad Jones a capitanarla, è di nuovo stata convocata per il nuovo EP "And Now This", un inaspettato ritorno alle origini power pop di "Bubblegun" anticipato dal favoloso singolo We Wanted To Shine. "Mi sono avvicinato solo di recente al mondo degli EP, su suggerimento di Brad Jones - ha detto David -, e devo dire che mi sto trovando alla grande. Questo è il primo di una trilogia, quello power pop. Il prossimo sarà quello acustico e il terzo chissà, aspettatevi di tutto, magari sarà quello drum'n'bass!". Paradossi a parte, non ci stupiremmo se a David riuscisse bene anche un'impresa del genere.

Nelson Bragg "I Want Love"

Tra le mille collaborazioni, partecipazioni e comparsate di cui è protagonista nell'universo pop, la più rilevante essendo quella di membro effettivo della touring band di Brian Wilson, il noto e ricercatissimo polistrumentista Nelson Bragg di tanto in tanto ritiene di esibire le proprie qualità da solista, seppur molto di rado. Due album, un terzo in collaborazione con Anny Celsi e il gran songwriter d'Irlanda Duncan Maitland nell'arco di una quindicina d'anni, e ora questo singolino, parte delle mai troppo applaudite infornate settimanali della Big Stir Records. I Want Love è una sontuosa riproposizione del classico di Elton John periodo Rocketman; l'autografa Lost All Of Our Sundays occupa in impeccabile stile sunshine l'immaginario lato B del singolino digitale. Entrambi i pezzi saranno inclusi nel nuovo album "Gratitude Blues", atteso - con la giusta trepidazione - per il prossimo settembre.

Joe Dilillo "Loser Girl"

Il noto produttore da Chicago, già in regia al servizio di Cheap Trick, Smokin' Popes e moltitudini di altri artisti locali e non, finalmente ha deciso di passare dall'altra parte del vetro. Aiutato niente popo' di meno che dai Lickerish Quartet, egli ha pensato che, almeno ogni tanto, riservare a sé stesso una tra le tante creature partorite non sarebbe stata una cattiva idea. Non sapendo quanto sporadica sarà l'operazione possiamo goderci Loser Girl, raffinatissimo pop d'autore nelle vesti di ballata dalle ingegnose progressioni melodiche, definita da chiccose finiture che potrebbero richiamare alla mente degli aficionados persino il Michael Penn di "March".

The Martial Arts "Getting Stranger By The Month"

Signori, questo è un ritorno coi fiocchi. I Martial Arts sono il progetto di Paul Kelly, autore scozzese negli anni coinvolto in altre prestigiose combriccole del sempre florido giro di Glasgow come BMX Bandits e Primary 5. Un progetto troppo spesso abbandonato: l'album "Your Sinclair", capolavoro immatricolato nel 2006, è stato per tredici anni l'unico vagito, peraltro clamoroso. Da qualche anno Kelly ha rispolverato lo pseudonimo: è del 2019 l'ep "I Used To Be The Martial Arts", giusto per rinfrescare la memoria, e ora è tempo di un nuovo mini, candidato al podio per la relativa classifica di fine anno. Power pop concepito da un talento che negli anni deve aver ascoltato le cose giuste, poi assemblare a questi livelli il miglior glam-pop dei seventies con certe estrosità al sapore Squeeze e qualche spruzzata wave è un altro paio di maniche. Altamente raccomandato.

Geoff Palmer "Many More Drugs"

Il New Hampshire continua a imperversare nell'universo del rock'n'roll americano, e sembra quasi che le due menti alla guida dei grandi e pluricitati Connection stiano facendo a gara per assicurarsi lo scettro destinato al re del garage-pop del New England. Già svariate volte abbiamo parlato del sommo Brad Marino, negli ultimi tempi prolificissimo anzichenò; stavolta è il turno dell'antico sodale Geoff Palmer, dominante nel 2019 con l'ottimo "Pulling Out All The Stops", disco peraltro condotto in un grandioso tour (anche europeo) nell'ottobre del 2019 con esiti entusiasmanti per chi, come scrive, ha avuto modo di stringere la mano ai membri della band. L'infuocato infuso è sempre quello: Stones più dediti all'anfetamina che ai tipici oppiacei miscelati in un'ideale speedball ad alto voltaggio con il miglior punk rock d'annata, che non dimentica di affezionarsi a melodie appiccicose come si conviene.

Dan Markell "Zoom In"

Bella scoperta questo Dan Markell, non ne avevamo mai sentito parlare e per fortuna ha pensato lui a contattarci. Zoom In, singolo che non sappiamo se sia destinato ad anticipare qualcosa di più corposo, è una traccia frizzante e bizzarra, barocca e stravagante; un coloratissimo frullato di Police, ELO, Jellyfish, certi XTC meno musoni e scanzonata raffinatezza pop all'ennesima potenza. Per la classe con cui l'autore azzarda l'improbabile pastiche il pezzo potrebbe persino richiamare i già citati, grandissimi Dowling Poole. Se solo gli utenti delle moderne sale da ballo apprezzassero la melodia eccentrica, parecchi dj verrebbero insolentiti dagli avventori richiedenti Dan Markell.

martedì 25 maggio 2021

Disco del Giorno: The Armoires "Incognito" (2020 - Big Stir)


Avevamo iniziato l'anno con il giusto piglio, e condotto inverno e buona parte di primavera in modo commendevole. Una fase colma di ritardi, vuoti, dischi accatastati sulla scrivania e arretrati non può tuttavia essere negata a UTTT, da tempo immemorabile il blog principe nel regno della procrastinazione. Spiace parlare solo adesso del nuovo disco degli Armoires, poiché in questo caso la tempistica, se non tutto, avrebbe rappresentato molto. "Incognito" è stato pubblicato ufficialmente il primo aprile, il famoso giorno del pesce, non a caso. L'uscita dell'album ha svelato uno scherzetto mica male ordito dalla coppia composta da Rex Broome e Christina Bulbenko, capi degli Armoires e - ormai dovreste saperlo bene - della benemerita Big Stir Records da Burbank, California.

  

In due parole, la storia è questa: com'è noto, Big Stir ogni santo fine settimana pubblica un singolo a doppia facciata digitale; singoli che a cadenza stagionale vengono raccolti nelle superbe "Waves" di cui abbiamo già avuto modo di parlare. Nel lungo periodo segnato dalla pandemia, un po' per diversivo e un po' per esplorare nuove strade e loro stessi, gli Armoires si sono divertiti a travestirsi: sotto mentite spoglie, ogni volta supportati da grandi artisti coinvolti nel gioco, essi hanno cambiato nome e celato l'identità, ma i cinque soggetti nascosti dietro a otto singoli tra quelli fatti uscire durante il lockdown erano proprio loro, gli Armoires. L'operazione, per il concetto costitutivo che ne ha dato il via, è molto interessante: Broome, Bulbenko, John Borack e soci ne hanno approfittato per esplorare sentieri che li hanno portati anche parecchio lontani dalla loro zona di confort ottenendo risultati eccellenti, e la varietà estrema della proposta non toglie un grammo di coerenza e coesione all'opera. Il condimento alla collezione, rappresentato da una manciata di opportune e riuscite cover, infiocchetta un pacchetto curioso e intrigante.

 

I primi due brani sono offerti dai fantomatici October Surprise: quello che dà il via al disco è una riuscita cover in salsa psichedelica del classico di John Cale Paris 1919, mentre (Just Can't See) The Attraction è un autografo frutto folk-pop. Poi entrano in scena i D.F.E., propensi ad addensare i livelli di crunch durante I Say We Take Off And Nuke The Site From Orbit. I sedicenti Chessie System, coadiuvati dal sempre eccellente Blake Jones, tuffano il disco in un abbeveratoio segnato dalla colonna sonora americana di Bagfoot Run e Homebound, e gli Zed Cats, da par loro, spostano il tiro sull'asse sixties garage organistico con Jackrabbit. Non è finita, poiché la platea aspetta ancora gli interventi dei clamorosi Gospel Swamps, abilissimi a maneggiare la complessa materia guitar pop in Great Distances, nonché dei Ceramic Age - il disegno in cui la mano degli autori Armoires è meno dissimulata - protagonisti nella rilassata ballata brit pop Ohma, Bring Your Light Into This Pace e nella sublime fillastrocca sessantesca Magenta Moon.

 

Gli strepitosi tributi a 20/20 e XTC nelle interpretazioni di The Nigt I Heard a Sream e Senses Working Overtime sono il fiocco su un disco estroso e ricchissimo, che spazia tra campi molto diversi tra loro eppure risulta pieno, consistente, omogeneo come pochi. Un album figlio di un'idea molto interessante, in cui gli Armoires dimostrano di saper trattare i mille rivoli della musica pop con intelligenza e luminose capacità scrittorie.

Big Stir Records | Bandcamp

venerdì 30 aprile 2021

Un venerdì da single: aprile 2021


Sandy McKnight with Fernando Perdomo "San Fernando Blitz"

Continua la proficua collaborazione tra lo storico bassista da Albany Sandy McKnight e il losangelino Fernando Perdomo: dopo l'ottimo "San Fernando Beat" uscito lo scorso anno ecco il quasi omonimo, e di molto migliore, "San Fernando Blitz", già candidato alle posizioni calde nella classifica di categoria 2021. Sei pezzi, lanciati da un uno-due iniziale destinato a rimanere impresso a fuoco nelle menti di molti: Living On The West Side è talmente coinvolgente a livello lirico da sostenere quello che pare un unico, esteso ritornello di due minuti e venti secondi pensato da Nick Lowe, e la successiva C'Mon C'Mon, esaltata dal grande lavoro chitarristico di Perdomo, vanta un pressing armonico volendo anche costelliano persino anomalo. Gli altri brani, anche quando il ritmo si attenua, concorrono a formare un dischetto che sareste folli a lasciarvi scappare, se è vero com'è vero che seguite queste pagine.

Kai Danzberg "Only You"

Il prolifico polistrumentista tedesco ha fatto sapere che quest'anno non ci dobbiamo aspettare un nuovo album, e vista l'abbondantissima produzione degli ultimi tempi un po' di riposo se lo è meritato. Ma quale riposo? Con le mani in mano Kai non sa sa stare, figuriamoci in confinamento, e allora un singolo digitale concedeteglielo, per far passare i mesi bui. Poco avvezzo a farsi inquadrare in un recinto di genere - "uno spreco, con tutte le cose belle che si possono suonare" - Kai stavolta ha optato per un giro sulla giostra bossanova: Only You è un brano improntato su scelte stilistiche azzardate ma nondimeno convincenti, anche perché la potenza canora, e l'intuito melodico, il solito, anche in questo caso imbottiscono il brano a livelli esponenziali.

The Foreign Films "The Fortune Teller (Pretty In The City)"

Il genietto Bill Majoros da Hamilton, Ontario, regista da ormai tre lustri e più dietro la cinepresa dei Foreign Films, sta guadando un periodo di creatività travolgente. Tra il primo disco, quel "Distant Star" che tanto follemente amammo nel 2007 e il successivo "The Record Collector", Majoros ha lasciato passare un tempo talmente lungo da annebbiare quasi il ricordo della pellicola. Poi gli argini si sono rotti: "Record Collector", appunto, nel 2018, "Ocean Moon" nel 2020 e ora questo singolo, non altro che un antipasto per iniziare ad assaporare "Starlight Serenade", quarto disco di studio in uscita il prossimo ventisette agosto. "Una traccia per portare in viaggio chi ascolta - ha detto Bill -, per illuminare l'anima. Per infondere un po' di bellezza e magia in un mondo dal cuore spezzato". Fortune Teller è una gemma, le premesse al prossimo passo lungo sono perlomeno discrete: ricchezza, eleganza e qualche vezzo dal sapore ELO in quattro minuti di pop d'autore miscelato a puntino.

Jim Trainor "Truth"

Truth è un gran pezzo, ma soprattutto un grande annuncio: "Staring Down The Sun", il tanto atteso lavoro lungo di Jim Trainor, ormai un habitué da queste parti, sta finalmente per uscire. La data da segnare in rosso sul calendario è quella di lunedì 3 maggio, l'attesa è stata lunga ma quasi esaurita. Nel corso dello scorso anno abbiamo potuto tessere lodi sperticate al singolo Sometimes e al grandioso EP "Half Glass Full", e Truth è un apripista che non delude le aspettative. Power pop al suo ispiratissimo meglio, fondato su una strofa di filologica ricerca Taxman pronta a esplodere in un ritornello di pura potenza melodica. Se gli standard dell'opera prossima saranno questi, e perché dovemmo dubitarne, la classifica sul meglio dell'anno avrà un inquilino pregiato alquanto.

Brad Marino "What Do You Know?"

Altro nuovo album in rampa di lancio per un altro amico di famiglia di UTTT. Altro nuovo singolo apripista, anche, e che singolo! Co-leader insieme al ben noto Geoff Palmer di quella fucina di talenti dal New Hampshire chiamata Connection, Brad è forse addirittura più prolifico dell'esimio socio. "False Alarm" è finito sul podio dedicato ai migliori singoli ed EP del 2020, anno in cui Mr.Marino ha pure contribuito alla saga dei rifacimenti ramonesiani, interpretando con successo un album insidioso come "Subterranean Jungle", ma adesso è già tempo di guardare avanti. Il punk rock stonesiano al solito alto voltaggio proposto da What Do You Know è stato scelto come primo estratto del nuovo lavoro di studio "Looking For Trouble", in uscita proprio oggi e già caldo sulle piastre per allietare le prime feste etiliche post-lockdown.

The Bishop's Daredevil Stunt Club "Tremor Control II"

Io faccio fatica a star dietro alla discografia in continuo aggiornamento del terzetto di Chicago, non so voi come ci riusciate. Tremor Control II è già il secondo singolo rilasciato dalla band nel 2021, per fortuna arrivano buone notizie. I Bishop's Daredevil Stunt Club sono stati definiti un generatore automatico di power pop da qualche parte sospeso tra Cars e Sloan: l'ultimo nato dà ulteriori conferme alla definizione, ma aggiunge una bella cucchiaiata di gradita epica Queen in salsa glam. Non crediamo di dover attendere troppo la prossima portata.

The Weeklings "April's Fool"

Il pezzo è stato naturalmente scritto per celebrare la dubbia festività del primo aprile e noi siamo in ritardo nel parlarne, ma il "Venerdì da Single" è organizzato così, cosa volete farci. In ogni caso, sembrava sgarbato non parlare del nuovo singolino della retro-band dal New Jersey, che a meno di un anno dall'uscita dell'acclamato "3" stempera l'attesa per il nuovo album con un'altra canzoncina abilissima a dimostrare, qualora fosse ancora necessario, l'assoluta abilità del quartetto nel maneggiare con tatto, credibilità e stile la miglior beatlemania d'annata. Completo e cravatta, conveniamo, raccomandando però scarpe morbide: si potrebbe dover ballare.

Fuzzed Out "Sitting With My Back On The Wall / My Own Worst Enemy"

Impossibilitati a girare per palchi, gli Sloan stanno sfruttando il tempo libero per dar sfogo alle molte canzoni accumulate negli anni e rimaste senza album, vista la sovrabbondanza di scrittori (e scritture) che bazzicano la banda di Halifax. Abbiamo ascoltato di recente il nuovo, ottimo disco dei Tuns di Chris Murphy, magari ne parleremo più diffusamente: per la stessa etichetta, la Murdercords, esce ora il singolo digitale a due tracce di Patrick Pentland, su coordinate leggermente diverse perché più rumorose. "Di solito abbiamo tre pezzi a testa sugli album degli Sloan - ha fatto sapere Pentland -, ma io tra un disco e l'altro ne scrivo almeno il quintuplo, quindi Fuzzed Out è un buon modo per far vedere loro la luce". Le melodie ci sono ancora eccome, ma la rotella dell'amplificatore è stata girata non di poco in senso orario. Suona tutto Patrick, eccezion fatta per la batteria, affidata a Dean Bantley. Più Sloan anche in assenza di Sloan, sicuramente un'altra buona novella.

martedì 27 aprile 2021

Disco del Giorno: The Sails "Bang! The Best Of The Sails" (2021 - Kool Kat)


I Sails sono la creatura di Michael Gagliano. Michael Gagliano, celandosi dietro lo pseudonimo Sails, era stato parecchio attivo nella seconda metà degli anni zero del terzo millennio. Due dischi sulla mitologica e compianta Rainbow Quartz di New York, più un import giapponese niente male. Poi una pausa, perché Galiano aveva altro da fare: interpretare John Lennon nel celebre musical itinerante "Let It Be", nello specifico, con tappe nei teatri dove i favolosi quattro avevano suonato per davvero. Nell'ultimo anno e mezzo Michael ha ripreso in mano il giocattolo e pubblicato addirittura due dischi, "Hot Mess" (2019) e "Dr. Michael's Medicine Bag" (2020). In pandemia il flusso creativo è aumentato esponenzialmente di portata, e sono arrivati altri singoli digitali, perfetti per risvegliare, soprattutto in Albione, la brama di Sails.

 

A quanto pare dovremmo attenderci qualcosa di nuovo entro la fine di quest'anno, massimo all'inizio del prossimo: intanto Ray Gianchetti ha deciso che sarebbe stato opportuno rinverdire i fasti degli antichi album fuori stampa, e ha pubblicato Bang!, il meglio dei Sails in più di quindici anni di onoratissima, ancorché saltuaria, carriera. La copertina dell'antologia dice abbastanza, anche se non proprio tutto. Caschetto, giacca e cravatta e frecce adornanti il nome sono la quintessenza della percezione che l'uomo della strada ha dell'estetica mod, e se parlare di mod revival quando ci si riferisce a una certa maniera del suono ha ancora - se l'ha mai avuta - una qualche rilevanza, essa s'incontra subito, nei paraggi di The Slow Down. Figlie di simili padri, ma percorrenti strade diverse, risultano essere anche la notevolissima title track, pervasa però d'influenze mersey soprattutto nel comparto armonico, In My Head, erede legittima di alcuni Small Faces proto-jangle, nonché The Losers, debitrice consapevole dei patriarchi Who. 

 

Le meticolose armonizzazioni di numeri più teneri quali Best Day e She's All That Matters lustrano la cornice del salotto dove troneggiano Everly Brothers e i primissimi Hollies, anche se i due brani preferiti sono in qualche modo posizionati sui versanti opposti della raccolta: I'm Only Bleeding, già miglior pezzo dell'anno 2010 per l'Underground Garage di Little Steven, è una tirata psichedelica incitata da un gran drumming keithmoonesco; Peter Shilton, dedicata a chi sapete bene, è una gemma jangle come se ne trovano poche, pure in un periodo fiorito per il genere come quello che stiamo attraversando. Una collezione essenziale per i lettori che ai tempi belli mancarono i Sails, in attesa discretamente trepida del promesso nuovo album.