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venerdì 23 febbraio 2024

The Maureens "Everyone Smiles"


Finalmente, a primavera de facto, cominciamo a parlare dei dischi in via d'uscita quest'anno.

Ho fatto per la prima volta conoscenza con gli olandesi Maureens nel corso dell'International Pop Overhtrow 2015 a Liverpool, dove Hendrik-Jan de Wolff e sodali si esibirono in un paio di show che mi lasciarono senza parole. Comprai il disco. La band mi vide mentre mi aggiravo per il Cavern Club con in mano il loro album di debutto. I ragazzi si davano di gomito lanciandomi sguardi tra il riconoscente e l'esterrefatto, come se ritenessero perlomeno bizzarro che qualcuno volesse mettersi in casa la loro opera prima. Ciò che mi colpì del gruppo in quell'occasione, oltre all'evidentissima capacità compositiva, furono i detonanti impasti armonici creati dagli intrecci delle loro voci. Qualcosa che non si ascolta proprio tutti i giorni.

Da quella trasferta sono passati quasi dieci album e altri tre dischi: "Everyone Smiles" è l'ultimo, pubblicato un mesetto fa a cinque anni di distanza dal precedente "Something In The Air". I Maureens centellinano, ma qualità e caratteristiche sono una gradevole costante. Il gioco, vincente, è quello di sempre: pop vocale di categoria superiore lucidato da armonie multistrato e da chitarre che in linea di massima tenderebbero al jangle, ora inclini a sfolgoranti escursioni verso il sole delle coste californiane, ora prodighe di richiami al retroterra folk e americana dei Jayhawks più melodici.

 

Il trittico iniziale formato da Stand Up!, Lost and Found e Sunday Driver fiorisce chiaramente in un microclima jangle pop, ma laddove la prima si dirama persino in rigoli che sanno di post brit pop dilatato alla Out Of My Hair, e la seconda vola su ritmi più alti di stampo indie pop, la terza occhieggia al PaulMcCartney periodo Rubber Soul. I Beatles, ma toh, nello specifico quelli più gentilmente dilavati da soffici chitarre acustiche, reggono le trame di Do You, Motherless Bird, Start Again e Only Child, mentre la carta classica della casa ispirata al sixties sunshine pop più tiepido propone piatti di gran pregio come Fell In Love, Alison e High & Dry In The Backseat, che lasciano percepire sintomatici umori Byrds, Left Banke e Billy Nichols.

Fuori dai sottoinsiemi, che sempre lasciano il tempo che trovano, si collocano Rainy Day, eccezionale spaccato di popicana tra Jayhawks e Long Ryders, e soprattutto il pezzo favorito della collezione: Warning Sign è né più né meno una luminescente gemma di power pop armonico che una volta sarebbe finita sulla classica cassettina, mentre oggi, essendo nostro malgrado cambiati i tempi, è destinata a essere pubblicata sul prossimo volume di Radio Tangerine. Per il resto, se gli intrecci vocali di lusso sono tutto quello che cercate, "Everyone Smiles" offre discreti spunti per godervela. Produce Frans Hagenaars, quello che ha messo l'oliva nel Martini in svariati dischi di leggende olandesi quali Daryll-Ann e Johan (a proposito di questi ultimi, aspettatevi novità a breve).

Meritorio Records | Bandcamp

domenica 18 febbraio 2024

2023, quello che ci siamo persi in diretta, piccolo riassunto in ritardo.

Stiamo strenuamente tentando di difenderci dall'irresistibile tentazione di non mantenere le promesse e dunque riproviamoci, a tenere il blog aggiornato: anche se ormai è primavera, ci sono rimasti nello scantinato quattro dischi 2023 di cui vorremmo parlarvi in breve, ancorché in sommo ritardo. L'idea sarebbe stata quella di scrivere pezzi singoli per ogni disco, ma nel frattempo le novità si stanno affastellando sulla scrivania e dunque bando alle ciance, essendo comunque la scusa classica sempre disponibile pronto uso: la musica non ha tempo, vabbè.

Cupid's Carnival "Rainbow Child"

Terzo disco per la band inglese dedita alla restaurazione filologica dell'epopea dei Fab Four. I Cupid's Carnival negli anni sono diventati beniamini tra gli appassionati di sixties pop, e a buona ragione. Addirittura pubblicati dalla Sony in Giappone, dove sono delle star minori, con tanto di colonnina dedicata nelle Fnac dei maggiori centri cittadini. "Rainbow Child" è un'opera scritta da appassionati per appassionati, e se già i precedenti "Everything Is Love" e "Color-Blind" rivelavano una certa competenza nell'approccio all'intero spettro musicale beatlesiano, le canzoni che popolano il nuovo album sono addirittura meglio riuscite, qualunque aspetto della british invasion prendano come spunto direzionale. Tanto quello d'estetica hippie e caleidoscopica della lennoniana Flower-Power Revolution, quanto quello dell'era "Help!"- "Rubber Soul" di cui sono certamente debitrici la ballata You're So Cool, l'acustica Thinking About You Girl e la splendidamente melodica Every Single Day. Miss You So Much, imporporata da sitar e slide guitar, aggiunge il necessario quid George Harrison al lotto, mentre Everything You Do è imperniata sul miglior jangle post-sixties rintracciabile su piazza. Chitarre Gretsch e Rickenbacker, basso Hofner, tamburi Ludwig. Sapete a cosa andate incontro. Sony Music Japan | Kool Kat

Angel Face "Angel Face"

Cambiamo decisamente registro, mantenendo decisamente alto il livello di entusiasmo. Angel Face è la nuova band messa insieme da Fink dei leggendari Teengenerate (ma anche di Raydios e Firestarter), in compagnia di Toyozo (Fadeaways), della signora Rayco e di tal Hercules, cantante dallo pseudonimo opinabile ma abrasivo il giusto al microfono. L'omonimo disco di debutto è decisamente imperniato su schiette sonorità punk settantasettine, per la verità non prive di una commendevole vena melodica per quanto sempre deviante verso il rauco. Dieci rapidi brani per una ventina di minuti scarsi d'ascolto e un irrefrenabile concentrato di power pop '79 suonato con ferocia punk un po' ovunque; Dictators in speed nelle entusiasmanti Bad Feeling e Big City; Stiv Bators con i pezzi del periodo caschetto e Rickenbacker suonati però all'epoca dei Dead Boys; ferraglia arrugginita eppure, o forse proprio per questo, irrimediabilmente irresistibile (un ascolto a Bring Me Back, conviene) e persino una spruzzata di doo wop al cianuro nell'esilarante I Can't Stop. Amore incondizionato. Slovenly Recordings | Bandcamp

The James Clark Institute "Under The Lampshade"

Da Toronto, Ontario, un album di quelli di una volta, come recita il press kit a più riprese replicato da agenzie di stampa e recensori vari: "Un disco fatto seguendo i comandamenti. Registrato in studio, con una band che suona dopo aver provato per mesi i pezzi. Con un ingegnere del suono di qualità e un grafico che sa il fatto suo. Taglio da tot papabili canzoni alle dieci elette che finiranno sui canonici 150 grammi di plastica nera. Copertina gatefold. Decine e decine di date per promuovere il tutto". Un lavoro laborioso e raffinato, che merita il secondo, il terzo e il quarto ascolto. Non così immediato, "Under The Lampshade" è un disco che "cresce addosso", se mi è consentito mutuare il tragico gergo dei giornalisti musicali. Tra numeri sixties pop guidati da inattaccabili organetti, ballate che tradiscono antichi dottorati in materia e momenti sinceramente trascinanti come la splendida e meravigliosamente intitolata Waiting On The Waitress, James Clark all'istituto fa la figura del secchione. Certi arrangiamenti vocali di stampo un po' soul sparsi in un paio di curve non sono per tutti ma tutti dovrebbero dar loro una chance. Altrimenti, assaporata una coltre di archi qua, un'indomita farfisa là, si può tornare alla casa madre, quella di Tom Petty e dei REM di "Fables Of The Reconstruction", che poi è la casa di tutti. Il nome scritto sul citofono è Black Licorice, Red Lips, stella di un disco che ha ottenuto tutta l'attenzione che meritava dai suoi stessi autori. Non vedo perché non dovremmo accordargliela anche noi. Official Website | Bandcamp

No Tears "Heart Shaped Eyes"

Uno degli highlight del mio 2023 è stato senza ombra di dubbio il concerto dei Velvet Crush a cui ho avuto l'onore di assistere nel corso dello straconsigliato Caravaca powerpop festival. Il leggendario gruppo di Paul Chastain e Rick Mench nell'occasione del breve tour in Spagna festeggiava i trent'anni del capolavoro "Teenage Symphonies To God", recentemente ristampato. Quest'introduzione per dire cosa? Che Christoffer Karlsson, nome di battesimo del tizio che in solitaria si cela dietro lo pseudonimo No Tears, ha scritto un disco che definiremmo "teenage rock'n'roll to God". O forse sarebbe meglio dire "teenage glam-pop to God". Fate voi. Ma non solo per questo, no. Strepitose perle di entusiasmo para-teenageriale come I Wanna Be With You (Tonight) - titolo sintomatico, capirete - e Broken Mirror, splendidamente arrangiate con tastierine Casio appropriate ancorché fuori tempo, ricordano molto da vicino le rare e geniali pubblicazioni dei Choo Choo Train, guarda caso la band che Chastain e Mench misero in piedi negli anni '80 prima di traslocare da Chicago al Rhode Island. Dreaming, Get Away e il potenziale, irresistibile singolo On 45 sono irrinunciabili spaccati garage pop non distanti nell'approccio dai lavori degli amati e misconosciuti Blips e persino - almeno nei momenti più melodici, e si prenda l'affermazione con le pinze - degli eroi nostrani Bee Bee Sea, se il loro retroterra culturale, nettamente punk, fosse contaminato da lunghe settimane passate ad ascoltare Quick, Milk'n'Cookies e Nick Gilder. Il disco, uscito lo scorso anno solo in formato digitale, è stato appena stampato in vinile, e in un certo senso potrebbe essere considerato eleggibile per le classifiche del 2024. Facezie burocratiche a parte, Christoffer Karlsson è uno degli "hot childs in the city", sperando apprezziate la citazione. Luftslott Records | Bandcamp


lunedì 29 gennaio 2024

2023, quello che ci siamo persi in diretta: Duncan Reid and The Big Heads "And It's Goodbye From Him"

 


Quando i vecchi eroi ricompaiono sulle mensole dei negozi di dischi il sentimento è sempre duplice: la gioia per la scoperta almeno potenziale di nuovi, inestimabili tesori si affianca al terrore dell'autoinflitto vilipendio e insomma, vorremmo ricordarceli giovani, belli e ispirati come ai tempi d'oro. Come tutti saprete, Duncan Reid è stato a suo tempo Kid Reid, basso e voce nella seminale - per una volta l'abusato aggettivo non mi pare usato a sproposito - band inglese The Boys, il famigerato e leggendario primo gruppo di area punk rock a essere scritturato da una major, nonché ensemble di sgangherati ma talentuosissimi figliocci di Brian Epstein.


Chiusa l'esperienza con la storia, Duncan Reid negli ultimi dieci anni ha dato vita ai testoni, The Big Heads, di cui "And It's Goodbye From Him" è il quinto e - come il titolo suggerisce - ultimo album di studio. Se per gli autori di I Don't Care, First Time, Weekend e decine di altri capolavori provate una vera e propria venerazione, il disco oggetto di queste righe dovrebbe rappresentare per voi un piacevole salto nel passato, oltre che una gradita fonte di delizia. Il meraviglioso incrocio tra power pop e punk che ha reso leggendaria la band di Duncan Reid, Matt Dangerfield e Casino Steel è qui tirato a lucido, tappeto sonoro con intelligenti ingegnosità scrittorie non lontane dal territorio Squeeze per testi riflessivi anche quando situazionisti, specchio degli ultimi disastrati anni.


Se l'apertura affidata a Lost Again, sorta di arena-power-pop un pizzico eccessivo, non convince del tutto, il disco esplode dalla traccia due, Funaggedon Time, provvista di intensi riff settanteschi e soprattutto di coretti che sospettiamo possano sviluppare un alto livello di tolleranza. Just Try To be Kind è classico power pop della casa, cui fanno seguito due tra i momenti migliori della collezione: Can I Go Out Now Please, un evidente allusione al confinamento coatto imposto dagli anni della pandemia, è sospinta da chitarre memorabili e da uno storytelling, per l'appunto, figlio della lezione Tillbrook/Difford, gli autori dello stesso compendio studiato per partorire It's Going So Well, midtempo di respiro sixties e d'azzardato, eppure riuscito, arrangiamento con tanto di violini.


Le perle sono disseminate un po' ovunque, e non sempre aderiscono in toto al menù standard: così Oh My My ha un involucro più moderno, non dissimile dal power pop radiofonico di Click Five e Ok Go, mentre Real Good Time prosegue sullo stesso canovaccio ma con impostazione più rock'n'roll e melodie zuccherose alla Yum Yums. Would I Lie To You? è un'inaspettata ballata folk decorata addirittura con violini zigani, It Rains On The Good ha scorza più coriacea alla Well Wishers e la conclusiva Singing With The Beach Boys porta a casa il disco alla grande grazie al memorabile ritornello e a un titolo che spiega molte cose. "And It's Goodbye From Him", certo. Ma dopotutto, ce lo si permetta, "Goodbye" vuol dire "arrivederci".

venerdì 26 gennaio 2024

2023, quello che ci siamo persi in diretta: SLD "Like Sunshine"


"Lost", il precedente disco di studio della coppia formata da Tom Parisi e Paul Costanza, uscì nel settembre del 2020, ma le registrazioni dei primi vagiti di quello che diventerà di lì a tre anni "Like Sunshine" iniziarono addirittura prima, nel febbraio dello stesso anno, giusto qualche giorno prima che il mondo si fermasse per la pandemia Covid. Una gestazione strana e tribolata, culminata con la scomparsa di Parisi nell'ottobre del 2022. Non potendo, com'è ovvio, incontrarsi di persona, Parisi e Costanza hanno proceduto scambiandosi mail, telefonate, bozze incise su messaggi di testo. Non che ciò differisse troppo dal loro metodo di lavoro usuale, a dire la verità. "Like Sunshine", nel suo risultato finale, è comunque un lavoro di significativo bricolage: alcuni brani sono stati scritti da Paul Costanza negli anni '90 e poi riarrangiati in vista del nuovo album; altri risalgono al periodo delle prime collaborazioni della coppia nel 2013; il resto è stato messo insieme a mo' di romantico collage tra il 2020 e il 2022.

 

Il risultato? Riuscito, concorderanno gli appassionati di certo pop a tinte tenui figlio degli anni sessanta, dove le trovate armoniche di certo McCartney al crepuscolo dei fab 4 pascolano in una bruma lievemente psichedelica e sapientemente si mescolano agli arrangiamenti al limite anche bizzarri degli XTC periodo "English Settlement". Hiding, Anita e la sublime Cold Level Heart sono per l'appunto ballate d'area psych folk tutto giocato sull'asse XTC-Macca, con il faccione ora occhialuto di Andy Partridge a far capolino anche - e soprattutto - nelle linee melodice di No Way Back e nell'improvvisa apertura melodica di cui beneficia l'ottima Friend of A Friend, lussureggiante brano che non troverà obiettori nel sempre nutrito gruppo di fans dei mitici Nines. A perfect Day, che poi dell'album sarebbe l'aperura, è tutta fiorita di chitarre e armonie Badfinger, mentre la title track, insieme alla più ambiziosa Matter of Time (non male l'uso del piano, qui) beneficiano di interessanti interscambi tra accordi maggiori e minori, specie quando inaspettati. Se nella filologicamete inappuntabile sequenza di influenze codificate deraglia una canzone, quella è certo N Train Song, un tempo medio molto bello per pianoforte, finache un pizzico straniante nel suo stacco adornato di synth spaziali.

 

Non fossimo stati sufficientemente chiari, ci premuriamo di chiudere ribadendo il concetto, magari sintetizzandolo: se di Paul McCartney, Andy Partridge e Pete Ham non vi stancate mai di cibarvi, qui c'è un tavolone imbandito di piatti di grandissima qualità, cucinati da quattro mani che sapevano maneggiare alla perfezione gli ingredienti della scuola classica.

giovedì 18 gennaio 2024

2023, quello che ci siamo persi in diretta: All Day Sucker "Feel Better"

 


Così corriamo il rischio di dare ragione ai molti che storcono il naso di fronte alle inevitabili classifiche di fine anno. Inutili, dannose, chi siete voi per stabilire voti, gerarchie, premi. Sono bignamini, compendi, redatti da appassionati tra loro differenti, rispondiamo noi, ognuno utile a colmare le lacune del prossimo suo. Suggerimenti, niente di più e niente di meno. Incomplete, le charts di fine anno, lo sono per loro stessa natura. Impossibile intercettare tutto lo scibile, anche se ci si limita a un campo d'interesse molto ristretto. Qualche disco l'abbiamo perso anche noi, umilmente ci cospargiamo il capo di cenere. Più di qualcuno, in verità. I migliori dunque meritano qualche battuta sulle pagine di UTTT, per festeggiare il ritorno alle cronache di questo blog in modo anomalo: non uno scritto sui migliori dischi dell'anno appena andato in archivio; non una panoramica sulle prospettive del 2024. Lo spazio se lo prendono i dimenticati d'una certa importanza, che rischiavano seriamente - non che d'ora in avanti possano ambire al disco d'oro - di passare inosservati.

"Feel Better", il nuovo disco degli All Day Sucker uscito a metà novembre, avrebbe avuto la possibilità di issarsi fino alla top 30, per quanto importa, e cioè poco più di zero. Jordan Summers (produzione e tastiere) e Marty Coyle (voce) bazzicano la scena pop di Los Angeles da tempo immemorabile, e insieme sono stati e sono protagonisti dei progetti FF5 e F.O.C.K.R.s. Il nuovo album, prodotto addirittura da Dave Way (dietro la consolle anche per Foo Fighters, Beck e Pink, per dire il personaggio) esce a otto anni di distanza dal predecessore "Denim Days", e rappresenta un passo - se avanti o indietro lo deciderà la storia - molto importante per il duo, soprattutto dal punto di vista esistenziale. Se non altro, si cresce: qui si narra delle complicazioni della seconda fase della vita adulta e quindi di divorzi, di perdite affettive, di figli e figlie da accudire, meglio che si può. Come non è difficile immaginare, del resto, l'involucro sonoro di cotanta responsabilità collegata all'esistenza non è cupo, anzi. O meglio, gli episodi amari, specie sul calare del disco (The Hell You Don't Know e Hardly Any Wonder) ci sarebbero pure, ma "Feel Better" rimane nella memoria per via di un pop complesso e sofisticato, a tratti perfino eccentrico, più luminoso che no.

E così Silent Island, la traccia d'apertura, rischia di scoprirsi retrospettivamente uno dei migliori brani dell'anno trascorso; un pezzo power pop micidiale, con melodie indovinatissime che si fregiano di arrangiamenti spudorati e di un drumming parecchio corpulento. I'm not Tired trasuda speranza, evidentemente, attraverso uno storytelling reminiscente di Chris Difford e Jeff Lynne che tornerà sovente con l'andare nelle tracce e che ritroviamo con piacere nella strepitosa Wilt, dove l'uptempo più Squeezy flirta con la pregevolissima trama di synth per sostenere la struttura di un grandissimo ritornello. Il brano, che ci perdonerete se definiremo neo-barocco, ricorda due sodalizi ingiustamente minori ben noti su queste pagine come Skeleton Staff ed Emperor Penguin. Bitter, il primo singolo estratto dall'album, viaggia in tempo medio con un pianoforte e uno stile di canto che fanno molto Macca fine settanta, e Last Night At Gladstones è un'altra meraviglia pop gemmata da genialoidi controcanti in falsetto che racchiude lo spirito del disco: "Non ho l'energia per portare avanti il lavoro", canta Coyle, "ma se tra noi è la fine immagino che il mondo andrà comunque avanti".

Il resto dell'album è trapunto di ballate, ora figlie della lezione sunshine, del resto siamo in California, altre feconde di un immaginario seventies, sia per produzione, alquanto radiofonica - una volta si parlava di adult oriented rock, anche se non ho mai capito cosa ben volesse dire - sia per alcune spericolatissime trovate musicali (il basso di Sidewalk Hearts, roba da febbre funky per un venerdì sera del 1975, riesce comunque a non intaccare la coerenza di un cristallino soft pop dal retrogusto vintage coltivato in involucro moderno).

Si cresce, ci sono complicazioni, ma alla fine ci si assesta. "Feel better", dicono i nostri. Ci sono stati momenti peggiori. Una storia di Los Angeles. Una, anzi due, come tante. Poi tutto dipende da come le si racconta, le storie. "Questo disco è un omaggio alla nostra personalissima chiesa", ha chiosato Coyle in coda a un'intervista, "un inno al tempio della nostra musica. Abbiamo cercato di scrivere canzoni che ci sopravviveranno". Con qualche orecchio attento in più, non dovrebbe essere un obiettivo impossibile.


sabato 13 gennaio 2024

50 to 1. Un pezzo per ogni disco incluso tra i magnifici 50 del 2023.

Una per ognuno. Un pezzo per ogni disco incluso nelle prime 50 posizioni della nostra classifica di fine anno. La logica è quella del solito countdown: dalla cinquantesima posizione alla prima. Alzate il volume.

domenica 31 dicembre 2023

I "nostri" 100 dischi del 2023

Avevo promesso che avrei ricominciato a scrivere, ma nemmeno stavolta ho dato seguito all'intento. Avevo altresì giurato che avrei pubblicato gli ultimi cinque volumi di Radio Tangerine ma ormai è tardi, uscirà a breve una playlist contenente il meglio dell'anno. Intanto, di seguito, eccovi i 100 dischi del 2023 selezionati dalla vostra disertatissima redazione. Un grande anno, persino migliore di quelli passati. UTTT tornerà a farsi viva nei prossimi giorni, magari in una forma un po' diversa da quella a cui vi siete abituati nei lustri. Buon anno e buon ascolto!

100. Parallax Project "Autologus"
  99. 
The Rallies “It Must Be Love”
  98. 
Eddie & the Hot Rods “Guardians of the Legacy”
  97. 
Kicking Bird “Original Motion Picture”
  96. 
McRackins “Wake The Fun Up!”
  95. 
The World Famous “Totally Famous”
  94. 
Nick Bertling “Process and Contact”
  93. 
The Young Hasselhoffs “Dear Departed”
  92. 
ZAC “ZAC II”
  91. 
Dave Cope & the Sass “Killer Mods From Inner Space”

  90. The Parlophonics “Dying Of The Light"
  89. 
Blonde Revolver “Good Girls Go To Heaven, Bad Girls Go Everywhere”
  88. 
Hurry “Don’t Look Back”
  87. 
Rinehearts “Full Bloom”
  86. 
Priors “Daffodil”
  85. 
Kevin Robertson “Magic Spells Abound”
  84. 
Peter Hall “About Last Night”
  83. 
Steve Stoeckel “The Power Of And”
  82. 
Bennett Wilson Poole “I Saw A Star Behind Your Eyes, Don’t Let It Die Away”
  81. 
Gee Tee “Goodnight Neanderthal”

  80. Guided By Voices “La La Land”
  79. 
OC Rippers “Happy Hours Air Travel Club”
  78. 
The Reds, Pinks and Purples “The Town That Cursed Your Name”
  77. 
The Coral “Sea Of Mirrors”
  76. 
Paint Fumes “Real Romancer”
  75. 
Floral Portrait “Floral Portrait”
  74. 
Jonny Swift “Kalimera”
  73. 
The Laissez Fairs “Singing In Your Head”
  72. 
Juniper “She Steals Candy”
  71. 
The Pozers “Something Pop”

  70. Lone Wolf “Haze Wave”
  69. 
Senzabenza “Punk/Pop Dilemma”
  68. 
Lost Ships “Atoms Collide Forever”
  67. 
Chris Church “Radio Transient”
  66. 
Telepathic Butterflies “Plan B”
  65. 
Diamond Hands “Cookie”
  64. 
Cut Worms “Cut Worms”
  63. 
Mike Viola “Paul McCartney”
  62. 
Tee Vee Repairmann “What’s On TV”
  61. 
Pretty Matty “Heavenly Sweetheart”

  60. Teenage Fanclub “Nothing Lasts Forever”
  59. 
Grand Drifter “Paradise Window”
  58. 
Ryan Allen And His Extra Arms “The Last Rock Band”
  57. 
Freez “Icebreaker”
  56. 
Bad Weed “II”
  55. 
Certain Animals “Arts & Crafts”
  54. 
Those Pretty Wrongs “Holiday Champ”
  53. 
Scott Gagner “Reverse”
  52. 
U.S. Highball “No Thievery, Just Cool”
  51. 
Erik Voeks & the Ghosters “It Means Nothing Now”

  50. Guided By Voices "Welshpool Frillies"
  49. Semisonic "Little Bit Of Sun"
  48. Cherry Fez "Honeycomb Tearoom"
  47. Ed Ryan "A Big Life"
  46. Elephonic "Elephonic"
  45. Plastic Section "Ready!"
  44. Odd Robot "Deathmates"
  43. Soft Hearted Scientists "Waltz Of The Weekend"
  42. Bory "Who's A Good Boy Now"
  41. The Foreign Films "Magic Shadows"

  40. Dazy "Otherbody"
  39. Vanity Mirror "Puff"
  38. Freezing Hands "Empty The Tank"
  37. Eggs On Mars "Warm Breakfast"
  36. The Anderson Council "The Devil, The Tower, The Star, The Moon"
  35. The Blips "Again"
  34. Nick Frater "Bivouac"
  33. Resounding Maybes "Murder Mittens"
  32. Cyanide Pills "Soundtrack To The New Cold War"
  31. Eyelids "A Colossal Waste Of Light"

  30. Marvelous 3 "IV"
  29. The Lunar Laugh "In The Black"
  28. Geoff Palmer "An Otherwise Negative Situation"
  27. The Academic "Sitting Pretty"
  26. Crocodiles "Upside Down In Heaven"
  25. Justin Levinson "Collamer Circle"
  24. The Whiffs "Scratch'n'Sniff"
  23. The Decibels "When Red Lights Flash"
  22. Local Drags "Mess Of Everything"
  21. Buzz Zeemer "Lost And Found"

  20. Spearmint "This Candle Is For You"
  19. The Summertimes "The Summertimes"
  18. Tamar Berk "Tiny Injuries"
  17. The High Strung "Address Unknown"
  16. Miss Chain & The Broken Heels "Storms"
  15. Dropkick "The Wireless Revolution"
  14. Cmon Cmon "The Crack And The Light"
  13. Thomas Walsh "The Rest Is History"
  12. The Dumbanimals "Thrift Pop"
  11. Alma Hosea "It Take A Village"

  10. The Small Square "Ours & Others"
    9. The Lemon Twigs "Everything Harmony"
    8. Buddie "Agitator"
    7. Dennis Schocket "Weathervane"
    6. The Lemon Sherbets "More Affordable Lemons"
    5. Brad Marino "Grin & Bear It"
    4. Baby Jesus "Rock'n'Roll Music"
    3. The Ronson Hangup "Centaurus"
    2. Class "If You've Got Nothing"
    1. Uni Boys "Buy This Now!"