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mercoledì 29 febbraio 2012

Disco del Giorno 29-02-2012: Bad Love Experience - Pacifico (2012; Black Candy)

Giorgio Vasari, dovendo applicare le proprie teorie sul manierismo alla carriera dei Bad Love Experience, direbbe senza dubbio che i ragazzi livornesi, avendo già raggiunto il proprio ideale di bello, abbiano smesso di prendere a modello la natura, così finemente raccontata nelle loro precedenti opere, per proiettare le stesse in un universo nuovo e reinterpretandole alla luce di un' invenzione copiosa di tutte le cose, non trascurando la nuova vaghezza dei colori, incamminandosi su un sentiero vario e bizzarro senza per questo dimenticare il proficuo tratto percorso.

Qualche anno è passato, dai giorni piovosi ed urbani del loro disco d'esordio, ma sembra passato molto di più. In realtà, non fosse per quello stile di canto che abbiamo avuto modo di apprezzare e conoscere, stenteremmo a credere che le due parti principali della loro discografia provengano dalla stessa era geologica. Se il concetto di natura che sgorgava da Rainy Days emanava naturalmente dalla recente storia indipendente britannica, la nuova maniera che inzuppa Pacifico esalta ciò che delle precedenti sinfonie stava alla base, stavolta slegando lacci e lacciuoli e lasciando libero sfogo ad una fantasia che nel periodo di scrittura dell'opera dev'essere stata molto più che fervida.

Pacifico, di nome ma non necessariamente di fatto, è un'esperienza perlopiù psichedelica nel senso filosofico del termine, e lo si capisce fin dall'inizio. The Kids Have Lost The War è un tema svolto in quattro parti, il tutto a sottolineare il significato di concetto, inscenato come avrebbero potuto inscenarlo i Pretty Things del '69 se avessero registrato oggi e avessero avuto l'opportunità di studiare su quell'incredibile compendio chiamato Smile i principi base dell'architettura pop sperimentale. In mezzo ai quattro capitoli, sapientemente divisi tra l'inizio e la fine del disco, c'è di tutto. Justin Perkins, dietro alle quinte, riesce a dare grande impulso al complesso corpus di strumenti, voci, arrangiamenti e sublimi chincaglierie che affolla il disco, così il trittico Old Oak Wood-Dream Eater- Cotton Candy spariglia a piacimento ed illibidinisce con il suo storytelling un po' zingaro dominato da blasfeme fisarmoniche. Il tutto ha un senso, e sorprende l'omogeneità con cui Devil In Town, dove pare di percepire Barrett dietro alla scrittura dei Kula Shaker, si amalgami senza sforzo alla brezza west coast, pacifica, un po' sinuosa ed un po' serpeggiante di That Country Road.

C'è spazio per il trip semiesteso di Dawn Ode, simbolicamente scelto come primo singolo del disco e per un improvviso ritorno all'ideale brit rock corrente di Rotten Roots; per il sound etereo ed iperspaziale della mini-suite The Princess and The Stable Boy e per la sodale Samba To Hell, parentesi quietamente stralunata che introduce alle ultime due parti de I ragazzi hanno perso la guerra, e così alla fine del viaggio.

Pacifico, a differenza di quello che il titolo potrebbe fare pensare, non è un disco semplice. Un po' tormentato, parecchio psicoattivo ma nondimeno lucido nella propria follia strutturale, il secondo lavoro lungo dei Bad Love Experience ha i suoi momenti solari, ma ha bisogno di voi e del vostro attento ascolto. Potrebbe sfuggirvi, potreste perderne l'essenza e non lo merita. Scordatevi l'accessibilità del precedente Rainy Days e, ben disposti, tuffatevi senza preconcetti nella nuova maniera del quartetto livornese.

mercoledì 3 febbraio 2010

Disco del Giorno 03-02-10: Bad Love Experience - Rainy Days (2009; Mabel / Inconsapevole)


Livorno, South Yorkshire.Il Tirreno che bagna Brighton oppure, se preferite, il Tamigi che taglia in due la Toscana. Valerio Casini (voce e chitarra), Emanuele Voliani (basso e voce), Gabriele Bogi (batteria) e Claudio Laucci (piano, organo e vox) sono probabilmente uno dei gruppi più britannici della penisola. Non solo, o quantomeno, non più di tanti altri a livello musicale, ma piuttosto in quanto vicinanza culturale e stilistica alla swingin' London che fu e a tutto quanto rappresenta iconograficamente l'Albione. Un percorso che sorge palese già da un titolo dell'album parecchio evocativo (Rainy Days) e si perpetua nelle vibrazioni e nelle tematiche trattate nelle dieci tracce del secondo lavoro di studio dei Bad Love Experience.

Una band in rampa di lancio e non ci vedo niente di negativo, anzi. Selezionati per la colonna sonora del nuovo film di Paolo Virzì (La prima cosa bella), e reduci da un lungo tour nell'Europa orientale dove sembrano riscuotere un incredibile successo, i quattro livornesi hanno tenuto in alto il tricolore durante lo scorso anno, portando l'unico album autoctono nella top 100 del 2009 che verrà pubblicata da UTTT entro un paio di settimane, nel regolamentare ritardo nei confronti di tutti gli altri blog che ci contraddistingue.

I ragazzi, dicevamo, posseggono un background culturale che affonda le proprie radici nell'Inghilterra dei '60s, ed i loro gruppi preferiti sono Kinks, Hollies e tutto quello che vi aspettereste. Non sono deduzioni personali, perchè i ragazzi me l'hanno confermato quando ebbi l'onore di servire in qualità di dj prima e dopo la loro esibizione all'Oste di Domodossola lo scorso Ottobre. Il fatto è che poi, tutto sommato, l'album è quanto di più lontano da un anacronistico plagio d'ordinanza. Perchè Rainy Days non è una caricatura del culto beat d'oltremanica, ma una preziosa sceneggiatura i cui elementi fondanti sono assorbiti e riflessi in un involucro indie rock'n'roll figlio dei giorni nostri. Un sound maturato dai tempi dell'omonimo album d'esordio (2006) e riscaldato a dovere dall'opera di Laucci dietro al vox. Un progressivo assestamento sonico che li ha portati a catturare l'attenzione di Justin Perkins (che ha prodotto il disco) e di Travor Sadler (responsabile della masterizzazione in analogico di Rainy Days dopo aver collaborato, in passato, con personaggi come David Byrne...).

Dunque capiterà di ascoltare Break Away e di percepire l'energia del brit-pop riscritto dal nuovo millennio.Oppure Somebody Born to Walk (and Some to Fly), dove le influenze indie e la voce filtrate portano alla memoria il moderno rock'n'roll degli Strokes, che è americano si, ma fino ad un certo punto. 21st Century Boy, il primo singolo estratto dal disco, rigurgita influenze chiaramente marchiate dalla british invasion in uno spaccato di superbo britpop organico. Poi arriva The Days - per il sottoscritto il picco del disco - che con le sue micidiali melodie entra di diritto a far parte dei migliori brani powerpop di tutto il 2009. Basta così? No, perchè voglio citare perlomeno Knowing All the Things I've Known (fantastica marcetta sunshine che la dice lunga sul background dei ragazzi) e la conclusiva All the Heroes, Unfamous People, una raffinatissima ballata di beatlesiana memoria.

Nell' attesa che le più grandi bands italiane facciano uscire nuovo materiale (a quanto ne so, il 2010 dovrebe essere un grande anno in tal senso), godetevi Rainy Days, il secondo album di studio dei Bad Love Experience e, se dovessero capitare dalle vostre parti, non esitate ad andarli a vedere dal vivo per chè meritano davvero tanto. Bravissimi.