01. Baby Scream - Identity Theft. I primi tre se la giocavano ma alla fine ho scelto lui. Qualcuno si ricorderà senz’altro di Juan Pablo Mazzola, autore argentino e capitano assoluto del progetto Baby Scream il cui abum d’esordio, omonimo, è stato descritto su questo blog un paio d’anni fa. Juan potrebbe tenere corsi monografici su Jon Lennon, questo lo si era capito, ma durante le sei tracce che compongono Identity Theft il concetto è estremizzato all’ennesima potenza. Poi magari non è ufficiale, non avendolo il buon Juan mai dichiarato, ma l’ep è un sentito, malinconico ed emozionante tributo alla filosofia descrittiva e compositiva del Maestro. Un disco cupo, scritto in un periodo molto difficile, che trasuda sentimenti veri e stati d’animo difficili da nascondere. Pensieri distesi su un pavimento di note che non ho bisogno di descrivere, tanto il concetto è chiaro. Tanto Lennon, dalla scrittura al timbro vocale, sei pezzi stupendi tra cui la cover di Mucho Mungo, che Jon compose con Harry Nilsson ai tempi del progetto Pussycats. Se Robert Harrison di Lennon era l’erede designato, possiamo dire che Juan, insieme a Bill Majoros che troverete più tardi in classifica, fa parte della stretta cerchia di degni successori del genio che compose Kontiki.
02. Justin Kline - Triangle. Come sarà evidente, il podio degli EPs 2010 è popolato da vecchie conoscenze di UTTT. Justin Kline, oltre ad essere apparso su queste pagine con entrambi i dischetti da lui licenziati, è stato secondo nella classifica di categoria dell’anno di grazia 2008. Ergo, da queste parti siamo suoi grandi fans, e qualche attento lettore avrà imparato ad amare la propensione dell’autore di Nashville a scrivere pop cantautorale tra i più cristallini in circolazione. Aspettando con pazienza e fiducia un lavoro più lungo su cui già ora siamo disposti a mettere la mano sul fuoco, accontentiamoci di un altro extended play strepitoso. Francamente, è un bell’accontentarsi: trattasi del meglio del powerpop vocale in circolazione, scritto e cantato con una purezza astrale disarmante. Jeff Lynne, Manning ed i Jellyfish meno barocchi, un bel po’ di personalità e canzoni stupende. Questo è lo stile Kline, servitevi, che bello andare sul sicuro.
03. The Foreign Films - The Foreign Films ep. Anche Bill Majoros da queste parti è noto, avendo pubblicato il terzo miglior album del 2007 secondo la classifica di UTTT relativa a quell’anno. Il suo progetto, pressoché solitario, chiamato Foreign Films, torna a riaffacciarsi sulle scene con un delizioso dischetto omonimo di quattro brani che sa tanto di antipasto in vista del prossimo album lungo, che dovrebbe ormai essere alle porte. L’aperitivo si gusta in meno di venti minuti e lascia solo conferme: il pop psichedelico e maestoso che tanto ci aveva fatto amare lo strepitoso Distant Star più di tre anni fa è qui presente in forze. La traccia d’apertura, Fire From Spark, la dice lunga sul perché, ad oggi, pochi artisti possono competere con questo genietto canadese quando si tratta di impostare lezioni di letteratura popedelica. In trepidante attesa del nuovo album. 04. White Star Liners - You Can Do It, We Can Help
05. Palmdale - Get Wasted
06. What's Eating Gilbert - st
07. Old 97's - Mimeograph
08. The Heyday - Till We See The Sun
09. The 88 - No One Here
10. Dulcet Road - st





David Leonard - The Quickening (2010; Another Whirled Record). L'abito, almeno nel mondo della musica, non sempre fa il monaco. E menomale. Passato l'impatto con la coperina, orrenda, scopriamo l'album di David Leonard, che non dispiace affatto. Come al solito, ci si starà chiedendo : David chi? Me lo sono chiesto anch'io. Mr. Leonard è un veterano della scena newyorkese, che nelle ultime tre decadi ha abitato nelle vesti di musicista/turnista collaborando con artisti del calibro di James Cotton, Cindy Lauper (?) e Chuck Berry, nientemeno, anche se i musicofili gli riconoscono merito soprattutto per essere uno storico membro della touring band di Richard Lloyd. The Quickening è il secondo lavoro tutto suo (il primo è datato addirittura 1984), anche se durante le sessions si è avvalso della collaborazione di volti piuttosto noti a Nuova York, tra cui Chris Spedding e Rick Derringer. Dieci tracce, di cui sette originali, oscillanti tra potenti pop rockers da top fourty e ballatone sentimentali e corpulente. L'accostamento, molto pericoloso e avaro di soddisfazioni nella maggior parte dei casi, qui riesce per l'esperienza dell'autore, a cui la situazione non sfugge mai di mano evitando pertanto derive nell'epica magniloquente. La trascinante ballata The Ship Has Sailed ed il poderoso rock melodico dell'upbeat ed iniziale True Tonight risultano essere gli episodi migliori di un lavoro completato dalle cover di She's A Woman dei Beatles, rimodellata in versione ultraestesa, del classico Dylan di My Back Pages e di una versione acustica di I Had to Tell You, originariamente pensata e scritta da Roky Erickson. Tra l'altro, David risulta essere stato il primo chitarrista dei nostri adorati Brilliant Mistakes (il loro album è stato
Chris Murphy - Look at This/Remember That (2010; Big Radio). Spesso, quando si parla di pop australiano, da qualche parte c'è lo zampino di Michael Carpenter. Autore di spessore mondiale, produttore extraordinaire, turnista ricercatissimo. E, ultimamente, proprietario di etichetta indipendente. Due uscite, appunto, per la Big Radio records, e sembra superfluo dirlo, ma fossi in voi approfitterei del pretesto natalizio per mettervele subito in casa senza stare a pensarci su troppo. La prima è chiamata Look at This/Remember That ed accreditata a Chris Murphy, uno che, tanto per rendere l'idea, da anni se ne va in giro accompagnato dalla nomea di "miglior vocalist dell'area di Perth". Il disco è precisamente una sorta di compilation, dove alcuni nuovi brani sono accostati con maestria a vecchie canzoni, a loro volta ri-arrangiate e smaltate di nuova produzione da Michael Carpenter medesimo. Per quanto riguarda i contenuti, siamo al cospetto di una collezione di brani ispirati al più classico vocal rock radiofonico, con proprietà così attrattive e popolari da poter essere apprezzato in egual misura dal rocker e dalla massaia. Trattasi di complimento, questo è chiaro. L'approccio può essere smaccatamente pop (Your Pretty Little Head), più chitarristico (l'iniziale Here She Comes), o addirittura filo-blues (Come and Get Me), ma l'anima, il soul, è sempre in primo piano (The Bigger They Are). Se in Australia è considerato un grandissimo, un motivo ci sarà. Come detto, buono per grandi e piccini. (
