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venerdì 23 aprile 2010

I migliori LPs del 2009!!! (terza parte)

Finalmente la prima parte della top 10!

06. The Reigning Sound - Love & Curses. Superbo quarto lavoro di studio per il leggendario Greg Cartwright, uno che quando decide di realizzare un disco, raramente sbaglia. A cinque anni di distanza da Too Much Guitar (uno dei dischi più importanti del decennio) e con il completo cambio di line-up dovuto al trasferimento della famiglia di Greg ad Asheville, North Carolina, i Reigning Sound centrano di nuovo il bersaglio grosso. Probabilmente Love and Curses non raggiunge i picchi di urgenza devastante che caratterizzavano il suo predecessore, ma l'album è maturo, sentito e passionale come poche altre cose in giro. Il solito precipitato di garage, r&b sudista e soul cantato da uno spirito che, in fondo, resta assolutamente punk. Un album dove c'è tutto Greg Cartwright e, di conseguenza, ci sono grandi canzoni. Ascoltare If I Can't Come Back, The Bells e soprattutto Debris per credere. Come al solito, spaventoso.

07. The Campbell Stokes Sunshine Recorder - Makes Your Hears Smile. Andy Morten è stato per anni il batterista ed il principale compositore dei Bronco Bullfrog, uno dei migliori gruppi pop britannici degli ultimi anni. Purtroppo i Broncos non esistono più, ma Andy non ha certo smesso di scrivere canzoni. Makes Your Ears Smile è una raccolta di brani scritti da Morten tra il 2006 ed il 2007 e registrati solo l'anno scorso. La qualità è eccelsa: sunshine pop al suo massimo potenziale, powerpop ante-litteram ed echi di toytown, il tutto cantato ed arrangiato con la perizia che Andy ha dimostrato in tutti questi anni. Pezzi preferiti? Difficile sceglierli. Ma con un coltello alla gola direi Tony Hazzard (fantastica!), Olivia Plaything e She Looks Good in the Sun, un brano che starebbe a pennello su un disco dei Lovin' Spoonful. Lo abbiamo detto in sede di recensione e ribadiamo: siamo pronti a risarcire chi non sarà soddisfatto dall'acquisto di quest'album.

08. Secret Powers and the Electric Family Choir - St. Lo zio Schmed Maynes è un personaggio bizzarro e misterioso. Uno che ha collaborato con Sky Saxon e poi ha lasciato il caos di Los Angeles per ritirarsi con una strana comunità di individui nelle tranquille campagne del Montana, dove risiede, gestisce il suo studio personale, fa uscire un disco all'anno e parodizza culti psichedelici. Cosa sto dicendo? Non ha importanza. Quello che conta, è quello che si ascolta. L'album omonimo di Secret Powers and the Electric Family Choir è, come facilmente intuibile, un'oasi psichedelica sui generis, un concentrato di idee innovative e fuori di testa applicate alla semplicità di alcune tra le melodie pop più incantevoli dell'anno. Tre brani su tutti: Orange Trees è un folk psichedelico d'eccezione; Lazy Men sarebbe un brano da chart progressive-pop, se mai ne dovesse esistere una, mentre Something About the Girl suona come uno dei pezzi powerpop definitivi del 2009. E perchè non dovremmo citare il commovente girotondo di Treat Your Mother Nice?. Originale, ben scritto ma soprattutto ben pensato. Ed una personalità difficile da trovare, ai giorni nostri.

09. Dan Bryk - Pop Psychology. Quest'autore originario di Toronto, benchè non sempre presente (eufemismo) nelle cronache della comunità powerpop, è in giro da diversi anni e da diversi anni allieta le nostre ore con alcuni album assolutamente godibili. Pop Psychology, che se non ho fatto male i conti dovrebbe essere il terzo della serie, già dai primi ascolti è sembrato il migliore di tutti, ed il suo posto nella top ten è più che meritato. Dan è uno autore che scrive musica semplicemente godibile, ma lo fa con una raffinatezza ed un puntiglio non da tutti. La penna del signor Bryk riesce ad essere tagliente quando sferzante commenta il music business, e non cade nella facile banalità quando si parla d'amore, cosa che prima o poi deve capitare. Il sound è riconducibile a quel piano-pop in pieno stile Ben Folds periodo Rockin' the Suburbs di cui da queste parti siamo grandi, grandissimi fans, e Dan lo interpreta pugnace come un Costello e con la fantasia di un Jon Brion. Dateglielo, un ascolto. Giuro che non ve ne pentirete.

10. Coconut Records - Davy. "...and i was the drummer in a band that you've heard of...". A parlare è Jason Schwartzman durante Drummer, la seconda traccia di Davy, il secondo album dei Coconut Records. Un brano autobiografico che scandisce gli anni della sua adolescenza, e la band di cui avete sentito parlare sono i Phantom Planet. Si, quelli di California, il tormentone universale che ha finito per ucciderli. La band si è sciolta un paio di anni fa dopo un paio di dischi indecorosi, ma Jason se ne era andato già nel 2003 per intraprendere una proficua carriera da attore. Il richiamo della musica è però tornato prepotente, cosi mr. Schwartzman ha fondato i Coconut Records, che alla fine sono un progetto personale votato ad un pop acustico di matrice sessantista fatto da dio. Ma per davvero. Che si tratti della rilassatezza di Microphone o dei fantastici mid-tempo di Drummer e Any Fun, durante Davy troviamo piccole gemme pop istantaneamente orecchiabili, che come niente vi troverete a cantare sotto la doccia. E beccatevi gli echi Beatlesiani di St. Jerome!

sabato 10 aprile 2010

I migliori LPs del 2009!!! (seconda parte)

11. Plasticsoul - Peacock Swagger

12. John Lefler - Better By Design

13. Young Fresh Fellows - I Think This Is

14. The Telepathic Butterflies - Wow and Flutter

15. American Suitcase - Pillowsky

16. Bobby Emmett - Learn How to Love

17. The Humbugs - On the Up Side

18. Latvian Radio - Seven Layers of Self-Defense

19. Corner Laughers - Ultraviolet Garden

20. The Tomorrows - Jupiter Optimus Maximus

21. Anne Soldaat - In Another Life

22. Deleted Waveform Gatherings - Ghost, She Said

23. Wiretree - Luck

24. The Tangerines - In Season

25. The Dipsomaniacs - Social Crutch

26. Modern Skirts - All of Us in Our Night

27. David Mead - Almost and Always

28. The Madd - The Madd are Pretty Quick

29. Two Hours Traffic - Territory

30. Bleu - A Watched Pot

31. Jason Falkner - All Quiet on the Noise Floor

32. Fastball - Little White Lies

33. Reno Bo - Happenings and Other Things

34. Valley Lodge - Semester at Sea

35. High Child - Yesterday Today

36. The Shazam - Meteor

37. Justin Levinson - Predetermined Fire

38. Calico Brothers - Tell It to the Sun

39. The Minus 5 - Killingsworth

40. Cheap Trick - The Latest

41. The Moore Brothers - Aptos

42. The Kavanaghs - St

43. Strangefinger - Into the Blue

44. Chris Richards and the Subtractions - Sad Sounds of the Summer

45. Throwback Suburbia - St

46. The Tripwires - House to House

47. Roger Klug - More Help from Your Nerves

48. The Beat Seekers - Dead Air Radio

49. The Handsome Family - Honey Moon

50. Rhett Miller - St

51. Marc Carroll - Dust of Rumour

52. The Fate Lions - Good Enough for You

53. Additional Moog - Endless Air

54. Bob Evans - Goodnight Bull Creek

55. The Damnwells - One Last Century

giovedì 8 aprile 2010

I migliori LPs del 2009!!! (prima parte)

Finalmente, a primavera ormai inoltrata, ecco a voi la classifica sui 100 migliori LPs del 2009 secondo UTTT. Che faticaccia ordinare tutto, l'anno prossimo al massimo posterò una top ten!

NB: La classifica sarà divisa in quattro separati post: 100/56, 55/11, 10/5 ed infine la top 5. Come da tradizione, le prime dieci posizioni saranno accompagnate da un breve commento. Spero, come al solito, che tutto ciò possa esservi utile a scoprire qualche bel disco sfuggitovi durante l'anno.

56. El Pino and the Volunteers - The Long Lost Art of Becoming Invisible

57. The Naomi Star - Through the Eyes

58. Michael Behm - Saving America

59. Das Pop - St

60. Parallax Project - I Hate Girls

61. Jeff Larson - Heart of the Valley

62. Johan - 4

63. Brendan Benson - My Old, Familiar Friend

64. Tony Cox - Unpublished

65. Kyle Vincent - Where You Are

66. The Spongetones - Scrambled Eggs

67. Lane Steinberg - Passion & Faith

68. The Riffbackers - The Courtain Shop and Alterations

69. Headwater - Lay You Down

70. Broken Promise Keeper - Ice Cold Pop

71. The Cute Lepers - Smart Accessories

72. This Modern Station - All We Leave

73. Outrageous Cherry - Universal Malcontent

74. David Brookings - Glass Half Full

75. Bad Love Experience - Rainy Days

76. Grand Atlantic - How We Survive

77. Additional Moog - Endless Air

78. The Leftovers - Eager to Please

79. Evan Hillhouse - Transition

80. Tody Castillo - Windhorse

81. The Beat Rats - A Cellar Full of Rats

82. Pete Yorn - Back & Fourth

83. Cheap Star - Speaking Like an Elephant

84. Flea Market Poets - Dirty Days

85. Kevin McAdams - It's My Time to Lose My Mind

86. Bill Callahan - Sometimes I Wish We Were an Eagle

87. The Anydays - Beat Songs

88. El Goodo - Coyote

89. Jim Camacho - Beachfront Defeat

90. Tinted Windows - St

91. Chris McKay & the Critical Darlings - Satisfactionista

92. The Gourds - Heymaker

93. Benjamin R - The Other Side of Nowhere

94. Codaphonic - Edison's Rival

95. Marianas Trench - Masterpiece Theatre

96. Your Gracious Host - Easy Red

97. Daisy - Daydream

98. Research Turtles - St

99. The Bishops - For Now

100. Doug Gillard - Call From Restricted

giovedì 1 aprile 2010

I migliori eps del 2009!!!

Non staremo nemmeno a giustificarci spiegando il perché e il percome. Il tempo è ridotto all'osso e le classifiche escono adesso. Punto. Come tradizione vuole, partiamo dunque con la top ten degli ep 2009!

01. Bryan Scary & the Shredding Tears - Mad Valentines Le due precedenti uscite del bizzarro, istrionico e talentuosissimo artista newyorkese avevano diviso la community pop come poche altre opere recentemente. Che il genio, piccolo o grande, fosse nascosto da qualche parte si era capito al volo. Tuttavia, la critica è sempre stata una, e più o meno recitava così: "canzoni splendide e grandi melodie, Bryan, però vacci piano con orpelli, frizzi e lazzi". Il ragazzo sembra aver capito. Mad Valentines naviga sempre nel barocco e nell'eccesso, mentre Mr. Scary è sempre truccato, circense e primadonna, come un Mika in grado di scrivere canzoni pop enormi. La misura tra lo spettacolo e la forma canzone però ora è quella giusta, così brani sensazionali come The Garden Eleanore, Maria St. Clare e Andromeda's Eyes sono alcuni tra i migliori esempi di Jellyfishing estremo da cinque anni a questa parte.

02. Greg Pope - Pete Il sospetto si sta trasformando in favolosa realtà: Greg Pope è uno dei migliori autori powerpop dei giorni nostri. L'ex leader degli Edmund's Crown aveva fatto breccia nella classifica degli album 2008 grazie a Popmonster, che con un gioco di parole un pò triste, convengo, avevamo definito uno dei dischi d'esordio più mostruosamente belli degli ultimi anni. Greg conferma e rilancia, con un ep che prende il meglio di quell'album e lo convoglia in sette brani uno più spettacolare dell'altro. Il sound è quello: gli Who più chiassosi in overdose di saccarina che affidano la produzione a Robert Pollard. Oppure, prendendola da un altro verso, Steve Eggers dei Nines che fronteggia i Guided By Voices. How Do You Do It? è la perfezione del pop, mentre le chitarre sporche e sature - in quello che ormai potremmo definire pure-Pope-style - dell'iniziale Fall Into Your Arms incontrano un cantato alla James Broad da perdere la testa, per una delle migliori "partenze" dell'anno. Greg Pope? Massima affidabilità!

03. The Bradburys - Don't Pump the Swingset Sono stati gli attori dell'ultima recensione pre-classifiche, e al rush finale hanno conquistato un meritato podio. Come ricorderete, in sede di commento abbiamo descritto il sound dei Bradburys come un estratto molto coinvolgente del lato più rock'n'roll del powerpop, che si pone a metà strada tra le fasi prodromiche del genere (Searchers, Liverpool 5, Knickerbockers) e il più consapevole periodo d'oro d'inizio Ottanta (Shoes, Smithereens). Ovviamente confermiamo quanto detto. Produce Jeff Murphy, e si sente. Divertimento e disimpegno a cascata ed una gemma, Mary Goes Around, tra i brani più ballabili dell'anno.

04. Michael Gross and the Statuettes - Daylight & Dust






giovedì 25 marzo 2010

e.p. del Giorno 25-03-10: The Bradburys - Don't Pump the Swingset (2009; Vandalay)

Sempre peggio. Chiedo scusa a tutti, mi rendo conto di aggiornare il blog ancora meno spesso dell'anno scorso ma gli impegni sono decisamente troppi! Inoltre, vi starete chiedendo che fine abbia fatto la classica e strombazzatissima classifica sui migliori 1oo album dell'anno scorso. Ebbene, stava sinceramente per naufragare. Tuttavia, ho deciso di darmi la sveglia e di fissare ad oggi la deadline. Quello dei Bradburys sarà l'ultimo disco recensito prima di passare alle varie hit-parade riguardanti i dischi dello scorso anno. Di conseguenza, tutto quello di cui si parlerà da domani in avanti sarà preso in considerazione per le top lists di quest'anno, se sopravviveremo fino alla fine del 2010...

Il dischetto oggetto dell'ultima recensione prima degli Under the Tangerine Tree Awards andrà ad inserirsi di prepotenza sul podio degli e.p., questo è certo. Perchè i Bradburys, formazione di Chicago attiva già da una decina d'anni, hanno realizzato una delle collezioni powerpop'n'roll più fresche e divertenti di tutto l'anno passato.

I Bradburys sono un quartetto formato da Jake Blake (basso e voce), Dan Pavelich (voce e chitarra ritmica), John Goodman (batteria e voce) e Johnny Scholvin (voce e chitarra solista). Dunque, salta subito all'occhio una cosa: nella band cantano tutti, e come si sente ascoltando le loro melodie esplosive! Pure, li davamo per dispersi. Attivi da dieci anni, abbiamo detto. Si, ma spariti sin dai tempi del loro album d'esordio, immatricolato nel 1999. Qualcuno si ricorda di Introducing the Bradburys? Su, non siate timidi, alzate la mano. Un gran bel disco, ad essere onesti. Ed è bello sapere che l'entusiasmo, la vivacità, l'allegra brezza che permeava quell'album non è andata dispersa, ma è anzi presente in gran quantità negli otto brani (cinque inediti per l'e.p. più tre bonus tracks) che compongono Don't Pump the Swingset.

Ci si diverte da subito con Shout It, brano danzereccio che insieme alla successiva (ed esplosiva) Mary Goes Around, incarna alla perfezione il lato più rock'n'roll del powerpop, come se una carovana con a bordo Gerry & the Pacemakers, Liverpool 5 e Searchers fosse stata trasportata nei primi anni '80, quelli abitati da Spongetones e dagli Shoes di Jeff Murphy, che non a caso ha prodotto il disco. La band, in ogni caso, è in grado di adattarsi anche ad habitat differenti come dimostra la protopsichedelia di Perfume Counter Girl, prima che i tratti dominanti dei Bradburys tornino effettivamente a dominare. Con She's From Liverpool, naturalmente legata a suoni e colori propri del Merseyside e con My Big Hello, che riporta la band al suo classico midwestern powerpop che tanto ci fa gioire.

Per concludere, una segnalazione. Dan Pavelich, oltre che un musicista, è anche un editore, e con la sua etichetta Vandalay records ha tra l'altro realizzato due volumi della serie Hi-Fi Christmas Party, dove svariate bands tra le migliori d' America coverizzano in chiave powerpop alcuni classici natalizi. Dan è stato tanto gentile da inviarmene una copia ed io non posso far altro che raccomandarne l'acquisto. Ok, ok, avete ragione, siamo fuori periodo. Diciamo che lo terrete presente come regalo per il prossimo Natale, allora.

giovedì 18 marzo 2010

Un altro eroe che se ne va, un altro vuoto incolmabile. Ciao Alex.

Non credo servano parole. C'è solo una grande, immensa, profonda tristezza. Alex Chilton è stato e sarà sempre uno dei miei artisti preferiti in assoluto. E la sua band, i Big Star, uno dei gruppi più seminali e decisivi per la cultura pop in assoluto. Non vorrei sembrare patetico ma chissà, forse senza di loro questo blog non esisterebbe. In ogni caso, posso dirlo con certezza, Alex Chilton appartiene a quella ristretta cerchia di esseri umani a cui devo l'ispirazione per fare quello che faccio, senza storie. Riposa in pace, anche tu, insieme a Doug Fieger. Che brutto periodo, amici.

martedì 16 marzo 2010

Disco del Giorno 16-03-10: The Tangerines - In Season (2009; autoprodotto)

La Svezia, parlando di cultura musicale e non solo, è da sempre un paradiso terrestre. Mettendo in rapporto il numero degli abitanti con i musicisti attivi, e poi questi ultimi con i grandi gruppi esistenti sul territorio, si nota come la media sia di molto superiore a quella mondiale. Il paese scandinavo, da tempi immemori, vanta una scena hardcore di primissimo ordine, una scena metal devastante, una scena indie tra le più "in" al mondo e, ciò che in questa sede più importa, una scena pop e powerpop tra le più strabilianti mai esistite nella storia. Vi ricordate gli anni '90? Se siete lettori abituali di questo blog, sarà per voi naturale associare il Regno di Svezia ad un periodo sfolgorante per la musica che tutti noi amiamo. E mentre altrove imperversavano il grunge prima ed il britpop poi, lassù bands come Merrymakers, Beagle, Brainpool, Happydeadmen e chi più ne ha più ne metta, lasciavano ai posteri dischi memorabili e, soprattutto, un'eredità che nonostante il trascorrere del tempo non è affatto andata perduta. Le tradizioni sono le tradizioni, ed oggi la scena guitarpop svedese è fiorente come nei gloriosi anni grazie a tantissimi gruppi e ad artisti di sommo calibro come Dorian Gray, Mop Tops, Tor Guides, Rhinos e come i Tangerines, il combo di Stoccolma di cui parliamo oggi.

The Tangerines è il progetto di Per Tolgraven e Hakan Eriksson, giunti al secondo album di studio dopo l'esaltante ed omonimo debutto uscito nel 2006. Il duo, sulle scene già dagli anni '80 sotto il vecchio pseudonimo Rain Refrain, sciorina un fantastico jangle pop, dove il supremo esercizio nell'uso e nella teoria delle Rickenbacker è compiuto con massima competenza e profonda devozione. Credo basti questa sintetica definizione per far capire chiaramente di cosa stiamo trattando: swede-styled-jangle-powerpop eseguito alla grandissima, già vedo i sorrisi sulle vostre facce compiaciute. Le armonie e gli impasti vocali costruiti da Per ed Hakan sono sublimi, senza tempo e, non vorrei sbagliarmi, ma leggo delle influenze che rimandano a Dwight Twilley, uno che insieme a Phil Seymour ha semplicemente insegnato canto sin dalla prima adolescenza. Il sound invece è quello, c'è poco da aggiungere: i Byrds degli albori, preferibilmente con Gene Clarke in formazione, presi e passati attraverso la macchina del tempo ed infine piantati nel presente, dopo aver assorbito ed elaborato la lezione del paisley e dei Teenage Fanclub.

In Season, questo il nome dell'album, propone sedici canzoni una attaccata all'altra. Qualcuno potrebbe pensare che sia un pò troppo. Certo, del resto lo pensavo anch'io. Ma al cospetto di piccoli e brevi gioielli come You'd Better Stop, Rock'n'Roll Girl (dove titolo e ritmica sono un palese tributo all'inno di Paul Collins), Girl of My Dreams, Rainy Day ed alla favolosa e beatlesiana (ma toh!) Hey Hey Michelle, bisogna dire che tre quarti d'ora passano in un baleno.

Agli appassionati di pop scandinavo posso tranquillmante dare un consiglio: gettatevi su uno dei migliori dischi di jangle-pop dello scorso anno. Poi ovvio, noi di UTTT li sponsorizziamo volentieri, essendo quasi loro omonimi. Viva i mandarini!