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sabato 8 agosto 2020

Radio Tangerine #3

 

Come da recente tradizione, ecco pronta la playlist con il meglio del meglio offerto dal rock'n'roll melodico indipendente negli ultimi due mesi. Godetevela! 

venerdì 31 luglio 2020

Un venerdì da single #5

 
Portable Radio EP

Da Manchester con il retrovisore indirizzato ai sixties, senza aver paura di mascherarlo e del resto cosa dovrebbero temere. Sei pezzi dolci e melodici, che potrebbero benissimo essere cover di Osmonds, Cyrkle o dei mid-Hollies, con una tenera filastrocca come Push the Boat a tener banco e una gran ballata mccartiana quale Canadian Tuxedo a chiudere il cerchio. Come lo yoghurt alle ciliege o le all-star basse e nere: gusti che non stancano mai.

Bryan Estepa "Weight In Gold"

Il ragazzo è prolifico, perdonerete l'eufemismo temerario. Otto album di studio, l'ultimo, ottimo, solo lo scorso anno. Eppure l'ispirazione tracimante lo costringe alla registrazione anche quando è confinato in lockdown, e anzi forse a maggior ragione: quale occasione migliore per pubblicare due stupende canzoni devolvendo per giunta i ricavati a Oxfam Australia? Un singolo lato A/lato B, anche se solo digitale: Weight in Gold è raffinato episodio ispirato dal Bacharach songbook; Subject to Change è più movimentata e maggiormente somiglia alle produzioni classiche di un grande autore power pop. Chi? Bryan Estepa, of course.

Mitch Linker "I'll Take My Chances"

Ogni tanto, nel corso degli anni, mi sono chiesto che fine avesse fatto l'autore di uno dei miei album preferiti del 2005. In effetti, dopo un EP rilasciato nel 2007, egli si è preso un discreto iato dalla musica lungo quasi tre lustri, e sono parecchio felice di constatarne il ritorno. Sulla copertina di "I'll Take My Chances" Mitch ha piazzato un pianoforte, tanto per rendere l'idea. E guidate dal piano le quattro tracce del mini in questione ci riconsegnano un artista raffinato come lo conoscevamo, ma persino più sussurrato e contemplativo. Il blend tra Elton John e il Tom Petty della prima metà dei 90's è ancora qui, ma stavolta il delicato muro del suono, nonché le liriche estremamente confessionali, sono maggiormente ammantate di cantautorato intimista e meno strettamente pop, se capite cosa intendo. Canzoni che hanno bisogno di essere riascoltate per entrare nel cuore: datagli qualche chance e non ve ne pentirete.

Brad Marino "False Alarm"

Quando gente come Brad Marino torna nei negozi è sempre una buona notizia. Insieme al grande Geoff Palmer a capo di quella sensazionale cantera di musicisti dal New Hampshire che sono i Connection (a quando un nuovo disco, se non addirittura un nuovo tour?), Brad torna con un incendiario 7" rock'n'roll targato Rum Bar Records: due garanzie al prezzo di una. Oltre alla title-track e all'ottima At Night, il singolo chiarisce le cose con l'ottima cover del classico Hoodoo Gurus What's My Scene, mentre la versione cd, a questo punto quasi un mini-album, aggiunge altre cinque, golose tracce che chiamano cori e dito alzato.

Shoes "The Joke's On You"

Le presentazioni in questo caso sono inutili, perché i tizi da Zion, Illinois, sono stati, sono e resteranno sempre non solo una delle più grandi band power pop della storia, ma una delle poche ad aver definito il genere. Dopo diciassette anni di silenzio, i fratelli Murphy e Gary Klebe tornarono nel 2012 con un nuovo, splendido album chiamato "Ignition", purtroppo destinato a essere molto meno apprezzato di quanto avrebbe meritato. Due dei brani che ne facevano parte - Wrong Idea insieme al lato A The Joke's On You - finiscono su questo singolino per collezionisti pervicaci edito dalla benemerita label spagnola You Are The Cosmos. Cos'altro dire? Quando in vetrina ci sono gli Shoes, si compra.

Corin Ashley & Kay Hanley "Dead in the Water"

"The Isolation Jams è un collettivo musicale in regime di distanziamento sociale." Ce ne sono stati molti in questo pazzo 2020 e questo è uno tra i più interessanti. Ho conosciuto Corin Ashley grazie al meraviglioso album "New Lion Terraces", uno dei migliori dischi pubblicati nel 2013. L'autore di Boston qui è in compagnia di Kay Hanley, assurta a relativa fama con le Letters To Cleo, e Dead in The Water è una bella canzone jangly che ancora una volta ci ricorda come l'unica cosa positiva del confinamento sia stata, insieme alla chance di non vedere chi non volevamo vedere senza sentirci in colpa, la clamorosa epidemia d'ispirazione artistica che ha colto molti grandi artisti.

The Amplifier Heads "The Boy With the Sun For a Head"

Veterani della scena di Boston, gli Amplifier Heads guidati da Sal Baglio tornano con un ep di tre pezzi che è un sublime omaggio agli XTC periodo Skylarking-Oranges and Lemons. La traccia che dà il titolo al dischetto e la successiva SodiPop sembrano davvero uscite da una sessione di scrittura tra Partridge e Moulding a Swindon nel 1988, e il gusto compositivo di Baglio e soci rende l'operazione molto più che credibile. Avete detto classifica sui migliori extended play dell'anno?

martedì 28 luglio 2020

Disco del Giorno: Night Heron "I Heard You Dreaming" (2020 - Subjangle)



Mi piace, ne parlavamo anche in una delle ultime puntate del podcast, fidelizzarmi a un'etichetta discografica. Mi piace scorgerne il simbolo sul retro-copertina e acquistare il disco marchiato a scatola chiusa. Mi piaceva scovare il magico simbolo in uno stipato negozio vent'anni fa e mi piace, un po' meno, ma i tempi signora mia cambiano, ricevere in rete l'avviso di una nuova pubblicazione. La Subjangle è entrata nel novero, con applausi scroscianti per Darrin Lee, un tizio che oltre a incoraggiare tramite la label decine di artisti molto più che meritevoli dirige l'indispensabile blog Jangle Pop Hub, classico go-to-site per tutti gli amanti di Roger McGuinn, chitarre scampananti, dodici corde e psichedelia leggera.

 

Tra gli ultimi gioielli messi in vetrina risulta particolarmente degno di nota questo Michael Telles, un insegnante dal Massachussets ormai da molto tempo impegnato a scrivere, celandosi dietro allo pseudonimo Night Heron, emozionanti frammenti di folk-pop trasognato che tradisce notti insonni passate ad ascoltare Nick Drake, Elliott Smith e Joe Pernice. A volte bucolico e pastorale, altre etereo e spaziale, Telles dipinge di concetti dream pop, normalmente non il nostro genere guida ma le eccezioni sono fatte per confermare le regole, delicatissimi estratti onirici da backyard meditativo subito ben rappresentati dall'iniziale Only In The Summer, la cui estate è presa di sera, al tramonto, quando l'afa della giornata si mescola al fresco del primo buio.

 

Tra molti spunti acustici - You're So Right sarebbe potuta uscire dalla penna dei Kings Of Convenience trapiantati negli eighties e negli Stati Uniti - e altrettante gemme pastorali come Witch City, le diciotto tracce di "I Heard You Dreaming" sono legate da un comune denominatore dreamy e dall'amore sconfinato per Either/Or e Figure 8. Già, diciotto tracce: sulla falsariga dell'operazione Late Pioneers, trattata su questo blog qualche mese fa, la Subjangle ha optato ancora per una meta-compialtion: cinque tracce di nuovo conio in partenza, accompagnate da altre tredici pescate dall'estesissimo catalogo dell'autore, tra le quali spiccano, sempre e comunque timidamente, la drakiana So Unlike Me e la smithsiana In The Blue (For Amber).

 

Incantato, leggero, fragile, come i numi tutelari citati. Aggiungete un (bel) po' di Byrds e Zombies dilatati più nei suoni che nei tempi e avrete il kit di base per capire Night Heron. Che tra l'altro è uscito in questi giorni con un vero disco nuovo chiamato "Forever Ending", di cui vi daremo conto nelle prossime settimane.

Listen on Bandcamp 



venerdì 24 luglio 2020

Disco del Giorno: The Lickerish Quartet "Threesome EP Vol.1" (Label Logic, 2020)


Un EP dovrebbe finire nel noto contenitore "Un Venerdì da Single", ci eravamo dati buona norma e altrettanto giusta regola non molto tempo fa. Me le regole si rafforzano a suon di eccezioni e questo è un dischetto che per storia e pedigree degli autori merita di restare... single. Non perché ci sia da aspettarsi un diluvio di parole, o meglio, di ragionamenti se ne potrebbero fare, ma il tempo di questi tempi è poco e dunque less talk, more rock, come dicevano dei ragazzotti punk di Winnipeg più di vent'anni fa. 

Innanzitutto i Lickerish Quartet non sono un quartetto, tanto per iniziare ad assaporare la bizzarria del contesto. Lickerish Quartet è un soft porno anni settanta diretto da Radley Metzger con Frank Wolff protagonista, mentre i tre componenti della band omonima e tributante sono i Jellyfish senza Andy Sturmer. Davvero. Per gioco, amicizia, o non si sa cosa, Roger Manning, Eric Dover e Tim Smith si sono ritrovati per delle sessioni di scrittura non agonistiche e ne sono usciti con una dozzina di canzoni: le prime quattro compaiono nel "Threesome EP Volume 1", giusto per proseguire sul filone dell'erotico leggero, mentre le altre otto saranno suddivise in due ulteriori dischetti attesi entro l'autunno del 2021.

 

Il livello, manco a dirlo, è stellare. Foododdle, da tempo immemore già tra i demo immagazzinati nell'ampio archivio di Manning, è un pastiche di spiltmilkiana memoria con l'aggiunta di un bel po' di glitter, e le liriche a cura del sorprendente Dover - "un bell'esempio del mio umorismo da bambino di sei anni quando si tratta di questioni da adulti" - infiocchettano un brano che vi sta già facendo muovere i piedi anche se ancora non l'avete ascoltato. La libidinosa Bluebird's Blues, per sonorità, produzione e coerenza cromatica richiama fortemente il Mr Blue Sky di Jeff Lynne e l'Electric Light Orchestra dei medi settanta, laddove la successiva There Is A Magic Number odora di folk e grande cantautorato. Chiude la strepitosa e ambiziosetta Lighthouse Spaceship, una suite di pop progressivo nel senso positivo del termine in cui la zucca genialoide di Manning tracima d'idee libere e seducenti, con un motivetto che richiama il miglior barocco della casa qua e un cenno grato ai Beatles '68 là.

 

Il "Threesome EP Volume 1" si completa in diciannove minuti di puro godimento estetizzante e conferma l'imperitura forma di Manning e soci, fomentando notevolmente l'attesa per le canzoni già scritte che ancora giacciono ignote.

lunedì 20 luglio 2020

RIP Emitt Rhodes, the one man Beatles


La conferma è arrivata da Cosimo Messeri, il regista che nel 2010 ideò e diresse "One Man Beatles", lo splendido documentario dedicato alla figura del grande Emitt Rhodes: nella notte tra il 18 e il 19 luglio si è spento nel sonno il leggendario cantautore nato il 25 aprile di settant'anni fa a Decatur, Illinois. Polistrumentista e grande architetto della canzone pop, Rhodes esordì dietro ai tamburi dei Palace Guard nei tardi anni sessanta, prima di deflagrare nei celebri Merry-Go-Round. 


La storia della nostra musica conserverà per sempre tra i propri ricordi più cari il suo primo, omonimo album da solista pubblicato da ABC/Dunhill, un concentrato di classe ispirata, soffice e genialoide al punto da fomentare continui e presto inalienabili paragoni con la scrittura del miglior McCartney, di cui è considerato dai veri gourmet della materia il degno contraltare sul lato occidentale dell'Atlantico. Registrato su un quattro tracce nello studio di casa e contenente imperituri capolavori quali With My Face on the Floor e Fresh as a Daisy, l'LP solista del 1970, esattamente come i successivi "Mirror" (1971) e "Farewell To Paradise" (1973), contiene tracce interamente cantate, suonate e registrate dal solitario Emitt.

A lungo sfuggito alle luci della moderata ribalta, il signor Rhodes ha rilasciato nel duemilasedici un ultimo album intitolato "Rainbow Ends", titolo che non assomigliava a un'apologia dell'ottimismo ma una raccolta di canzoni di livello ancora una volta altissimo e ancora una volta, oltre quarant'anni dopo i capolavori che ne definirono per sempre la posizione negli annali della musica pop, madido di frammenti melanconicamente romantici, perché ogni ispirazione artistica, o quasi, "ha origine da un cuore spezzato", come egli stesso ebbe a dire.

"Emitt Rhodes", pluricitato disco di cui qui sopra ci onoriamo di riproporre la copertina, si è piazzato al trentunesimo posto nella classica lista stilata da John Borack nel 2007 comprendente i duecento migliori dischi power pop della storia.

martedì 30 giugno 2020

Disco del Giorno: 2nd Grade "Hit To Hit" (2020 - Double Double Whammy)



Peter Gill da Philly, ex Free Cake For Everyone, è uomo da spizzichi e bocconi come denuncia la copertina di "Hit To Hit", il secondo album dei 2nd Grade: non è per nulla detto che sia un male. Ventiquattro canzoni, quarantuno minuti, un barile tracimante di idee e idee che a tratti sembrano schizzi incompleti. Eppure, il loro secondo album trasuda charme con pochi paragoni nel panorama pop del duemilaventi. Sono piccoli frammenti di musica melodica e meravigliosamente lo-fi, abbozzi, quasi demo, governati da un'idea di ritorno ai semplici anni della fanciullezza - 2nd Grade, per l'appunto - che per contrasto in negativo richiamano le complicazioni posticce dell'età adulta, ben rappresentate nell'apertura affidata alla clamorosa W-2, tornado melodico di americana a bassa fedeltà dedicata al burocraticissimo modulo per la compilazione delle tasse.

 

Un percorso lungo più nell'immagine che nella sostanza, popolato da bozzetti come Dennis Hopper In Easy Rider, Over And Over e When You Were My Sharona (titolo geniale anzichenò) che potrebbero essere usciti dalla raccolta di outtakes di un ipotetico Robert Pollard in versione ultra-twee, con il singolo Velodrome a rappresentare il contingente al meglio.

              

Provvisto di attrezzatura vocale docile e garbata, Peter Gill ha altresì caricato il bagagliaio di molte ballate perlopiù struggenti e situazioniste: la sfida consiste nell'evitare che il vostro cuoricino si frantumi in mille pezzi durante l'ascolto di My Bike, You're So Cool e Maybe I. La strepitosa Trigger Finger sembra una demo buttata giù da Brendan Benson, intendo il grande Brendan Benson, non l'ultimo del mestissimo "Dear Life", nella preparazione di "One Mississippi", e Boys In Heat, forse per attinenza territoriale, richiama il power pop docile docile dei mai dimenticati concittadini Bigger Lovers. 

 

Pezzi brevissimi, spunti incontenibili e frammenti melodici irresistibili, romantici e proposti senza soluzione di continuità. Dite che Gill avrebbe potuto sintetizzare le molte ottime idee per creare un lavoro più compiuto? Non siamo d'accordo: proprio per le sue singolari caratteristiche, oltre che per le molte grandi intuizioni presenti, "Hit To Hit" è uno dei dischi più affascinanti della prima metà dell'anno.


venerdì 26 giugno 2020

Un Venerdì da single #4



Vegas With Randolph "N.S.A." 


John Ratts ed Eric Kern non stanno mai troppo tempo senza farsi sentire. Nei dintorni di Washington DC, anche se i confini territoriali li collocano ancora nella Virginia settentrionale, i Vegas With Randolph continuano a produrre ottimo power pop, già a suo tempo definito "musica da festa per gente illuminata." Dal 2008 sono arrivati quattro album in dieci anni: l'ultimo, l'ottimo "Legs and Luggage", l'abbiamo ascoltato per la prima volta due anni fa. In attesa di sapere se il tempo medio tra le uscite verrà rispettato, la band ci rassicura con un bellissimo singolo digitale segnato dall'acronimo N.S.A., "No Strings Attached", in slang, quelle azioni che non richiedono nulla in cambio, specie in ambito amoroso. Nessun coinvolgimento sentimentale, insomma: accontentatevi della loro ultima pubblicazione.

Coast Red "Yes Man"

Due singoli e un EP in meno di un anno per il duo californiano, anche se l'esordio sul supporto fisico ancora non è arrivato. Nick Noble e Jacob Sloan continuano a scrivere imperterriti in attesa che qualcuno provveda alla necessità, rimanendo ben ancorati a quegli anni d'inizio millennio in cui canzoni come Yes Man riempivano le chicchissime sale di ogni discoteca indie-rock rispettabile. Detto che il genere nel corso degli anni ha perso molta della freschezza originaria - i nuovi dischi di Strokes, Fratellis e Drums sono le più recenti dimostrazioni in questo senso - l'operazione Coast Red assume notevoli meriti per il riuscito tentativo di rivitalizzarlo. 

Dungeon Of Skeletons "Valencia" 

"La vita è strana, la musica di più. Le nostre influenze cambiano in continuazione: tra quelle del momento sicuramente i Beach Boys, Halloween, il caffé e i dolori articolari cronici." Justin Kline è stato già ospitato su queste pagine una vita fa, per ben tre volte, grazie a un album e a due meravigliosi EP che da quasi dieci anni, di tanto in tanto, tornano a girare nei nostri impianti. Con molto piacere ospitiamo il nuovo progetto di Justin prodotto da Mike Purcell (Superdrag, Lees Of Memory), che l'autore suggerisce ai fanatici di Nada Surf, Teenage Fanclub e, appunto, Superdrag. Il pezzo qui esposto ha piuttosto le sembianze di una bellissima ballata semi-acustica, segnata dalla melodiosa e irresistibile voce del signor Kline che ci induce a sperare in qualcosa di più, possibilmente a breve.

Mom "Tonight"

Quando associate la Svezia all'ampio genere chiamato power pop e lo fate davanti a noi, state sicuri che uno spazio in apertura lo troveremo senza dubbi. Donny Merkins, Luke Wharm e Frank Uptight sono un trio di Malmo meraviglioso nel raccogliere come meglio è difficile riuscire l'impegnativa eredità della grande cultura pop-chitarristica patria, immergendone le impareggiabili qualità in un barile colmo di denso glam'n'roll d'annata. Voci e chitarre studiate sui vecchi testi di Quick e Milk'n'Cookies, dunque, tenendo però sempre ben presente il lascito ereditato da "In Color", necessario ad accentuare una notevole propensione energetica comunque innata. Tonight e Track Of My Tears, almeno per il momento, compongono il singolino dell'anno in attesa dell'album lungo previsto per l'autunno.

Jim Trainor "Glass Half Full"

Avevamo parlato di Jim Trainor nella scorsa puntata e tessuto le lodi della splendida ballata Sometimes, che a quanto pare aveva servito da apripista a questo extended di brani sei, in attesa di un auspicabile album vero e proprio. L'autore dall'Idaho maneggia con estrema nonchalance il manuale melodico, e le canzoni in scaletta trasudano capacità scrittorie non comuni. The Only One, psichedelicamente movimentata da suadente sitar, apre le danze seguita da una pura gemma dedicata a tale Claire, saltellante mid-tempo genialoide benedetto dai capostipiti Roger Manning e Jeff Lynne. L'urgente saetta melodica Grace & Beauty alza i bpm aggiungendo un'altra freccia alla faretra di Trainor, mentre Mine to Take è un altro grande frammento di composizione colta e ispirazione lennoniana che starebbe a pennello tra le ultime produzioni dei Cotton Mather. Insomma ce n'è abbastanza per rendere Glass Half Full uno dei dischetti dell'anno, e mi chiedo cosa stiano combinando i grandi capi delle etichette discografiche se una splendida raccolta di canzoni come questa è disponibile solo in formato digitale.

Lolas "Louise Michel"

Dopo quasi tre lustri di silenzio dal 2006 di "Doctor Apache" allo scorso anno in molti pensavano che il grande Tim Boykin avesse messo la parola fine, e da tempo, ai Lolas. Improvvisamente, ritrovate volontà e ispirazione, il talento puro da Birmingham, Alabama, ha tolto le ragnatele al mitico gruppo che scrisse "Silver Dollar Sunday" presentando nel giro di pochi mesi non uno, ma due album nella seconda metà del 2019, e ora rilancia con il nuovo singolo Louise Michel che magari aprirà la parentesi a un nuovo capitolo della saga. Il compagno Boykin aveva chiuso l'ultimo disco intitolato "Bulletproof" addirittura con L'internationale, e riprende con un'ode all'indimenticata protagonista della rivolta anarchica francese ottocentesca: quando si dice l'importanza delle radici. Ah, poi ci sarebbe la musica: che volete che vi dica che già non si sappia? I Lolas confermano la loro iscrizione alla serie A del power pop d'inclinazione McGuinn/Davies per il ventiduesimo anno consecutivo. 

Wilson & the Catholics EP

Dalla sua casa di Joplin, Missouri, e in coerenza con l'impegnativo nome che si ritrova, Wilson Hernandez è solito spedire lettere d'amore beachboysiano approfittando dello pseudonimo Tennis Club, circostanza che basta e avanza per attirare l'attenzione di un addetto alla materia della pallina di feltro gialla come il sottoscritto. Lo scorso anno il trio ha fatto uscire per la somma Elephant Records il bellissimo mini-album "Pink", e scrutando i possibili sviluppi futuri Wilson si è poi dedicato a un'estemporanea avventura solista, votata a un bedroom pop d'influenze non dissimili da quelle attribuite alla sua band principale, ma di concetto più lo-fi e "indie" nel senso migliore di un termine ormai generalmente privato di significati positivi. Più che i Beach Boys, di conseguenza, le otto tracce che compongono l'omonimo EP di Wilson & the Catholics (uscito solo in cassetta per l'etichetta DIY giapponese Galaxy Train) sembrano delle demo di Mark Johnson & the Wild Alligators. E tanto basta a ospitarlo volentieri da queste parti.