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venerdì 28 dicembre 2012

Natale in breve.

Ultimo post pre-classifiche di fine anno!

Ruby Free - Introducing Ruby Free (2012; Soda Star) 
Rick Hromadka, mente e cuore dei noti Maple Mars, si ritira momentaneamente a registrazione privata, costruendo insieme alla graziosa moglie Lisa Cavaliere il progetto Ruby Free. Non aspettatevi il power pop costa ovest cui Rick ci ha negli ani così ben abituati, ma piuttosto una versione parecchio depotenziata dello stesso, tra concessioni Nash ed un’etica generale che chiaramente rimanda a Sir Paul, all’allora signora Linda McCartney e a quell’immortale capolavoro di coppia chiamato RAM. La quiete è il simbolo nemmeno troppo occulto di un disco da meditazione tardo-pomeridiana, dove le docili armonie lui/lei si adagiano su un pavimento di soffice Pacifico californiano. Si parla di beat generation, nella clamorosa apertura affidata a Bongos And Bears, anche se l'argomento più gettonato nel resto del percorso sono le serene vicissitudini quotidiane della farm di famiglia. E mentre durante il gioiellino acustico Sonny And Cher si apprezzano le doti da storyteller dell’ottimo Rick, la signora Hromadka si isola al microfono per guidare la saltellante Tiny Stars con risultati eccellenti. La pura essenza dell’album, tuttavia, si percepisce ascoltando Good Company e Deep In The Valley, con la sensazione di avere a che fare con Macca immediatamente post 1970. Si, però in maniche di camicia a godersi quaranta minuti di placido sole losangelino. (Cd Baby | Soundcloud)

Justin Kline - Cabin Fever Songs (2012; autoprodotto).
Justin Kline, rieccolo. Finalmente un album completo dopo due ep grossomodo spaziali. L’abbiamo atteso a lungo, a lunghissimo, diciamo dai primi giorni dell’anno di grazia duemilaotto. Ed eccolo, finalmente. Bello, emozionante. Spiazzante, tremendamente spaziante. Avevamo indicato  Justin come capogruppo di quella schiera di cantautori poweropop dominata da Adrian Whitehead e Devlin Murphy. Ma Justin Kline non era dell’idea e, a seguito di devastanti tormenti umorali, si è chiuso in cameretta. Da solo. Con chitarra, microfono e poco altro. A sfogare tensioni sentimentali che non potevano restare represse, né tantomeno ospitate nel rutilante schema sonico del Triangle e.p. Cabin Fever Songs è un disco che non accetta compromessi. Un excursus sicuramente scuro, dove Kline fa nomi e cognomi, senza trascurare nessuna piaga in cui mettere il dito. Allison I’m Here, Resurrect With Me, Nighttime Girl sono canzoni bellissime e sofferte, cantate con la voce che ci ha fatto amare l’autore in tutti questi anni e che quindi, nonostante tutto, non dimentica di lasciar filtrare un pizzico di melodiosa luce in quello che forse è il disco “privato” più seducente dell’anno. (Cd Baby | Bandcamp)

venerdì 23 luglio 2010

Disco del Giorno 23-07-10: Maple Mars - Galaxyland (2010; Kool Kat)

A tre anni di distanza dal gustosissimo Beautiful Mess ritornano i Maple Mars, che poi in sostanza significa che a tornare è Rick Hromadka, originale autore losangelino che dei Maple Mars è in pratica la mente unica. Si parla dei quartieri pop della Città degli Angeli, ed avendo in mente le tinte pastello del precedente album di studio ci si potrebbe/dovrebbe aspettare il solito concentrato di "liquido sole californiano" che in quaranta e passa anni di storia ha deviato milioni di appassionati trascinandoli dai Byrds ai Cloud Eleven. L'apertura The Excursion semra un buon viatico in tal senso, forse meno soft di quanto ci si aspettasse, certo, ma pur sempre uno standard pop-psych di quelli che a Hromadka riescono sempre bene. Il fatto è che stavolta Rick ha voluto dare sfogo a tutta la propria creatività, senza limitarsi a sviluppare la parte di essa che molti di noi hanno imparato ad apprezzare nel corso degli anni (e degli album).

Galaxyland, sorta di album concettuale dedicato ad un'ipotetica città spaziale, migra infatti ovunque sia possibile cercare tracce di vita pop, senza disdegnare nulla e mantenendo in ogni caso una coesione di fondo che conferisce forza e credibilità all'intera collezione. Se le preferenze dell'autore sono naturalmente dirette alla psichedelia melodica della già citata traccia inaugurale, di New Day e di Trascendental Guidance, bisogna rendere omaggio ai tentativi di esplorazione anche floydiani di Prelude: New Day e ad altre divagazioni sul tema che alla vigilia non erano per nulla scontate. Parliamone. Starting Over (Again) aggiunge al pacchetto dosi supplementari chitarristiche che sconfinano nei territori occupati anni fa dai Cheap Trick. Nel frattempo, Borrowed Sunshine pare il titolo perfetto per un brano che sembra estratto da una chart britpop del '96, ed Head Turner dimostra quanto tatto abbia Rick nel trattare delicati frammenti acustici. Il bello arriva in fondo, però, perchè il brano migliore della raccolta, almeno per il sottoscritto, è senza dubbio Somewhere Back There, tormentone bubblegum dove sembra di assistere ad una performance dei Jellyfish fronteggiati da Matthew Smith.

In conclusione, Galaxyland è un album che mi sento di consigliare a varie categorie di appassionati e, chiaramente, a tutti quelli che oggigiorno, quando si parla di pop chitarristico, si possono definire onnivori. Rick Hromadka rimane uno dei maestri della scena di L.A. in fatto di pop psichedelico, ma in questo caso ha deciso di non accontentarsi e ha dimostrato di essere, passatemi la definizione cestistica, uno dei migliori all arounder della costa occidentale.