Power Pop e dintorni.

giovedì 20 novembre 2014

Steve da podio, naturalmente

Urge ricordare che l'anno 2014 ha visto, insieme a molte altre eccellenti uscite, la pubblicazione dell'omonimo album dei Fauna Flora, chiacchieratissimo progetto-monstre dietro al cui enigmatico nome si celano due assoluti giganti del pop americano quali Steve Ward e Joe Pisapia. Il primo, in particolare, ha fatto sadicamente attendere noi fans, in pieno craving da sue nuove canzoni, per ben undici anni, tanti ne sono passati dall'uscita di See and Be Seen, il secondo album solista dell'ex capitano degli amati Cherry Twister. Adesso che Fauna Flora è finalmente nei nostri stereo, non resta che tributargli tutti gli ascolti che merita. Steve da podio? Domanda retorica.

CD Baby | Bandcamp
 

martedì 18 novembre 2014

Disco del Giorno 18-11-2014: The Mayflowers - Ship of Theseus


In Giappone, nei megastores, i centri commerciali della musica, insomma, si possono trovare comunemente reparti riservati esclusivamente al powerpop. E' l'unico paese al mondo dove accade una cosa del genere. Il perché di una situazione così gradevolmente assurda ha provato a spiegarlo James Broad, cuore e mente dei Silver Sun, eterni eroi da queste parti, che in estremo oriente e solo in estremo oriente coltivarono per un periodo lo strampalato sogno di diventare stelle planetarie, quantunque nel resto del mondo i loro dischi, ahiloro, non andassero certo a ruba: "i giapponesi hanno gusti bizzarri, possono commuoversi per degli sfigati che suonano cose alla Chaep Trick con l'estetica di Ian Brown". Bizzarri o no, nel paese del sol levante hanno sempre coltivato una scena rigogliosa, e benché la crisi dell'industria discografica abbia mietuto anche lì vittime illustri (come ci manca, la Wyzzard in Vinyl), la platea powerpop è sempre nutritissima, e i gruppi autoctoni non mancano di certo. Tra i più noti vi sono ovviamente i Mayflowers, giunti zitti zitti al quinto album di studio. Stavolta come non mai, i ragazzi dedicano la maggior parte del loro lavoro alla grande madre Inghilterra, nel senso più rotondo possibile, anche nei rarissimi casi in cui paiono far l'occhiolino alla costa occidentale, quella costa occidentale, di tanti anni fa. La  marcetta iniziale intitolata, appunto, March Of The Mayflowers apre le danze per subito lasciar spazio a Detroit Highway, singolare momento d'eccezione vagamente hard, ed in effetti il titolo dice tanto, prima che la palla venga finalmente passata a Flying Birds, vistoso omaggio ai Jam di Sound Affects. Il modernismo in parziale levare di Continental Grip ben s'accompagna alle psychedelicatessen di Inside Outside, così come il powerpop fanclubesco di Love Potion #5 sembra fatto apposta per abitare la stessa casa di That'd Be Nice, che richiama i Pugwash di Jollity, irlandesi, intenti ad importare da New York il sunshine barocco dei Left Banke. Tutto sommato un disco molto interessante, se gli amorevoli tributi anche un pò strambi al brit rock sono il vostro pane.

Kool Kat | Amazon


domenica 16 novembre 2014

Disco del giorno 16-11-2014: The Legal Matters (omonimo)


Non sempre dalla somma di tre grandi autori risulta un grande album. Fortunatamente, però, l'operazione funziona nel caso di Chris Richards (Chris Richards and the Subtractions), Keith Klingensmith (Phenomenal Cats) ed Andy Reed (American Underdog), riunitisi da qualche parte nel Michigan per passare in modo produttivo il rigido inverno scorso, ed uscendone con un album, omonimo, destinato a scaldare le grige giornate già all'orizzonte. Pop chitarristico d'ottima competenza e d'armonie di platino, che indifferentemente traspaiono sia dai numeri più chetamente pensosi come Mary Ann che da quelli più solari quali l'introduttiva Rite Of Spring e Before We Get It Right. Che signori del genere la sappiano lunga in termini di jangle non sorprende, Have You Changed Your Mind è lì a dimostrarlo, ma il pezzo migliore lo regala Andy Reed, antica conoscenza di questo blog con due frequentazioni in top 10, e la sua Legend Of Walter Wright funge da simbolo di un disco tra i migliori esempi di modern sixties usciti negli ultimi due o tre anni.

Bandcamp

venerdì 14 novembre 2014

Annata molto interessante.


Grande anno, di grasse uscite discografiche: potrei persino decidere di riattivare il blog. O di crearne un altro. Vedremo.

martedì 4 febbraio 2014

Disco del Giorno 04-02-14: The Autumn Defense - Fifth (Yep Rock)


Diciamolo a bassa voce, eh, che Jeff Tweedy passa per tipo permalosetto. Ma a me gli ultimi dischi, ehm, diciamo gli ultimi anni dei Wilco... insomma, è grossomodo da Yankee Hotel Foxtrot che li reggo più per status che per piacere. Perché sennò poi salta sempre fuori quello che "ma come, non ti piacciono i Wilco?". Quindi meglio dir di sì, farseli andar bene in pubblico, portare quel rispetto istituzionale, che tanto nessuno tra i sedicenti fans verrà a casa per controllare l'effettiva presenza di Sky Blue Sky nel muro adibito alla vostra discografia casalinga. Epperò, visto che siamo tra di noi, che non ci sente nessuno, John Stirratt e Pat Sansone, che si saranno anche un pò stufati dei lunghi tour con il buon Jeff, tra un ritaglio di tempo e l'altro sono anni che, sotto il nome Autumn Defense, realizzano album belli, bellissimi, oggettivamente migliori degli album dei Wilco. L'ho detto? Si, e lo confermo pure. Fifth esce a quattro anni di distanza dal precedente, lussuoso Once Around, e per non stranire il sempre più nutrito gruppo di adepti, continua a pascolare in territori settanteschi, quelli bonificati da un  signor soft rock vagamente westcoastiano. None Of This Will Matter, traccia d'apertura dell'album, finirà nella vostra playlist di fine anno per decreto ingiuntivo. Under the Wheel e The Light In Your Eye, invece, in un ipotetico best of dell'ultimo McCartney. Così per dire.

Sito ufficiale | iTunes

lunedì 25 febbraio 2013

Un periodo di sosta necessario. Ma torneremo, prima o poi.

La caratteristica principale di un blog basato sulle recensioni delle novità discografiche è la continuità. Continuità che, per motivi sostanzialmente addebitabili alla crescente mancanza di tempo, è purtroppo andata scemando di anno in anno. Senza aggiornamenti costanti, Under the tangerine Tree perde una fetta del senso proprio per cui, più di cinque anni fa, è stato creato. Senza ulteriori premesse, dunque, comunico che tenterò di riorganizzarmi, ma per il 2013 andrò in letargo, sperando di tornare per le immancabili classifiche di fine anno e con la certezza che, in ogni caso, il meglio del meglio del pop chitarristico continuerà a migliorare i nostri mesi. Come sempre, grazie per l'inesausto supporto e per la comprensione.

Con graitudine

Emmanuel

lunedì 31 dicembre 2012

I migliori 10 dischi del 2012 secondo Under The Tangerine Tree!

Ecco i miei dischi preferiti per questo 2012... Speriamo che il 2013 sia all'altezza dell'illustre predecessore!
You’re into folk, and I’m still playing powerpop", declama Nate Reinauer nella strepitosa Hey Indie Girl, una delle vette di Emerald City Love Song, il secondo album per questo giovane autore di Seattle. Si, e che powerpop. Il migliore dell’anno. Non è stato semplice scegliere a chi assegnare la medaglia d’oro, vista la qualità elevatissima delle uscite discografiche 2012, ma infine ho optato per il disco di Sweet Diss And The Comebacks perché, semplicemente, è quello che ho ascoltato e cantato più volte in assoluto, urlandone a squarciagola i ritornelli guidando in autostrada. Can’t Stop Wooing You, Hey Indie Girl, la silversunesca Dear Small Town hanno la scrittura e le invenzioni melodiche che servono a rendere una canzone pop una grande canzone pop. E poi c’è Seattle Best, suite in sei episodi dedicata alla città d’origine, che è pura estasi per pop maniacs come noi ed il cui terzo capitolo, intitolato Subliminal Girl, rappresenta una delle vette assolute dell’intero anno musicale. Per tutte le ragioni elencate, ed anche per quelle impossibili da spiegare, Emerald City Love Song è il mio disco preferito del 2012.

02. David Myhr - Soundshine
Il genio guida dei leggendari powerpoppers svedesi Merrymakers finalmente regala notizie di se. E che notizie, amici ascoltatori. Erano passati quindici anni da Bubblegun e l’assenza cominciava davvero a pesare. Manco a dirlo, David è ricomparso con un capolavoro totale dall’inizio alla fine, diviso tra paradigmatici esempi jangle, qualche riuscita esagerazione da modulazione di frequenza e le due ballate più strepitose dell’anno.
Jared, ma da dove sei saltato fuori? Uno riceve un album, lo ascolta e si dice che non è possibile. Poi lo riascolta e invece salta fuori che si, Star Map è uno dei più grandi dischi posizionati nell’asse ereditario di Brian Wilson che abbia visto pubblicare negli ultimi cinque anni.

Ai piedi del podio ci sta Jay, uno che, come raccontavamo in sede di recensione, nella vita di tutti i giorni suona le tastiere per I Drive-By-Truckers. Nel suo Mess Of Happines niente country sudista, tuttavia, ma una crociera  tra variegati lidi pop da restarci male. Una spruzzata di powerpop alla Superdrag, gioielli acustici in serie, molto AM rock e addirittura un assaggio un po’ Pollard, un po’ Greg Pope. Sorpresona.

Jimi Evans, padrone di una delle voci più interessanti del circuito, capeggia un disco di pop altamente radiofonico; esempio classico di raccolta che, in un mondo migliore, starebbe in cima alle classifiche di vendita. Arrangiamenti cesellati, produzione-monstre ed ossessivi inviti a pigiare il tasto replay.

Tutte le volte entrano in sala di incisione e ne escono carichi di oro, incenso e mirra. L’ alternative country, architettato da loro, sembra un genere completamente diverso. Melodie melanconiche a continuo getto d’ispirazione ed una sapienza in sede di scrittura davvero emozionante.

Secondo album da solista e seconda top ten piena per il fenomeno già leader dei dimenticati Tubetop. In molti accomunano On High al contemporaneo genio di Mark Bacino. Più Lennon e meno Randy Newman, aggiungiamo noi, ma siamo li.

Aaron Hemmington lo ha fatto ancora e lo ha fato meglio. Il ragazzo da Northampton conosce a memoria la ricetta del pasticcio psyke-sunshine perfetto, e sparge segnalibri Boettcher  nell’enciclopedia Rubbles nel creare un album che risulterà indispensabile per tutti i cultori dei sessanta più colorati.

Necessita di qualche ascolto, ma poi ragazzi. L’album più grande dei leggendari indi rockers newyorkesi dai tempi di Let Go. Che altro volete che vi dica?

Dal Winsconsin con un album costruito attorno ad altissimi epicentri sonici mixati da Chris Stamey, uno che mette il naso solo quando la materia conta per davvero. Originali trovate sceniche in un contesto apparentemente standard fanno di Martha un album davvero sorprendente. Poi si, due pezzi come My Michelle e I've Never Felt As Good As I Do Now tendono a fare la loro parte.