
mercoledì 9 novembre 2011
Disco del Giorno 09-11-2011: An American Underdog - Always On The Run (2011; Pop Factory)

giovedì 29 settembre 2011
Disco del Giorno 29-09-11: The Red Button - As Far As Yesterday Goes (2011; Grimble)

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giovedì 23 giugno 2011
Disco del Giorno 23-06-11: Supraluxe - The Super Sounds Of Supraluxe (2011; autoprodotto)
The Super Sounds Of Supraluxe, evidentemente una delle migliori pubblicazioni di questo 2011, è la terza opera di studio per il terzetto proveniente da St. Paul, Minnesota. Una band, quella composta da Jim Risser, Bob Burns e Rich Paerson, nota alle cronache sia per il loro notevole "back catalogue", sia per un fatto curioso: il loro omonimo debutto fu indirettamente la causa che portò alla creazione dell'ormai celeberrimo blog Absolute Powerpop (non è il caso che mi dilunghi sul racconto della storia, ma se interessa leggete qui). Con delle credenziali simili era lecito attendersi molto da questa nuova uscita, e fortunatamente i ragazzi, incuranti della pressione, sono riusciti a centrare nuovamente il bersaglio grosso.martedì 3 maggio 2011
Disco del Giorno 03-05-11: Title Tracks - In Blank (2011; Ernest Jenning)

venerdì 8 aprile 2011
Disco del Giorno 08-04-11: Love Boat - Love Is Gone (2011; Alien Snatch)
Qualche anno fa pareva una boutade. Una cosa impossibile, un progetto senza senso. Dettato più dall’orgoglio che dalla ragione. Oggi no, oggi si può. Avessi tempo e soprattutto soldi a disposizione, il primo volume della serie Italian Pop Overthrow andrebbe in porto con una tracklist di livello mondiale. Non sono mai stato particolarmente nazionalista e di certo non lo diventerò ora, ma ancora una volta devo convenire su un fatto: la scena pop italiana gode di inspiegabile ed entusiasmante salute. A dare ulteriore linfa a questa convinzione ci pensa un manipolo di sardi tarantolati, che dall’Isola esportano uno dei più frizzanti, eccentrici, esaltanti esempi di beat pop che mi sia capitato di ascoltare negli ultimi cinque anni.
Loro si chiamano Love Boat, e questo Love Is Gone è il secondo album di studio dopo il notevole esordio Imaginary Beatings of Love, disco che aveva prepotentemente portato sulle mappe del pop europeo questo terzetto di ex garagers cagliaritani. Si preme il tasto play e si finisce in un beach party nel bel mezzo della scalmanatissima ora dell’aperitivo, in un tourbillon di sabbia trasportata dalla brezza marina, di sudore e di alcool. Ma soprattutto di grande rock’n’roll. Love Is Gone è un disco beat pop, questo lo abbiamo detto. Un beat pop tutto giocato sugli originali dialoghi tra chitarre acustiche ed elettriche, sparato in faccia senza i fronzoli di produzione che in contesti simili di solito infastidiscono non poco. Volete chiamarlo lo-fi? Non siamo troppo lontani. Diciamo che si tratta di rock’n’roll melodico alla Alien Snatch, che non a caso è l’etichetta discografica della band. Amiamo cose del genere.
My Cousin’s Place, spettacolo puro, apre le danze, connotando immediatamente tutto quello che c’è da scoprire. La voce melodiosa e la tonalità impossibile di Andrea; gli arrangiamenti sontuosi che tengono in ordine un disco sempre sospeso tra lo stupore di intuizioni melodiche geniali ed il caos controllato più assoluto. E si balla, con l’incontrollabile Cannonball e con le tremende sbandate di american r’n’r che fanno di Pleased To Be Gray una delle pietre preziose del disco. Il climax western continua a tirare le fila di Wooden Spoon, mentre Modern Ties abbassa i toni sembrando quasi riflettere, prima che le conclusive quattro canzoni spettinino definitivamente l’ascoltatore. Tra queste ultime un sentito plauso lo merita Telling Jokes, una bomba ad orologeria dove emerge in tutta la sua nitidezza il talento di questi folli ragazzi per la letteratura rock’n’roll. Il passaggio strofa-ritornello, la regola più antica della musica popolare, è gestito con tanto e tale genio da lasciare a bocca aperta e perché no, da spedire i Love Boat nella classifica che riguarderà i migliori dischi del 2011.
Nove pezzi, zero riempitivi, una dose di divertimento sufficiente a passare tutta l’estate con un sorriso idiota stampato in faccia. Il rock’n’roll, che vi piaccia o meno, è questo. Spettinatevi il ciuffo ogni tanto, posers. E fatevele due risate.
martedì 15 marzo 2011
Disco del Giorno 15-02-11: The Secret Powers - What Every Rose-Grower Should Know (2011; autoprodotto)

Shmed Maynes è ormai un resident sulle pagine di Under The Tangerne Tree e, cosa più importante, un habitué delle classifiche di fine stagione. Due top ten in tre anni sono tanta roba, e siccome non sono il solo a pensarla così (per credere, pregasi di visionare le analoghe classifiche di David Bash e di Powerpopaholic), possiamo ragionevolmente affermare questo: i Secret Powers sono una tra le realtà più importanti della scena pop d’inizio millennio, senza storie.
Ne ha fatta di strada, Shmed, in tutti i sensi. Da Los Angeles, dove sulla carta d’identità, alla voce “occupazione o lavoro”, compariva la nota “chitarrista turnista per la band di Sky Saxon, quello dei Seeds”, a Missoula, Montana, in un cheto ambiente agreste dove pensare e registrare in proprio musica popolare contaminata da elementi di puro genio.
“Tutto quello che un coltivatore di rose dovrebbe sapere”. Questo l’enigmatico titolo del quarto album di studio dei Secret Powers, che senza sorpresa scopriamo essere combriccola di pollici verdi. Un album dove però, per essere chiari, le evidenze superano di gran lunga gli enigmi. Solito discorso: pop progressivo all’ennesima potenza, dove un genietto che nel testamento di Jeff Lynne la farà da padrone, piazza un'altra raccolta di gioielli che verosimilmente troverà spazio tra i primi dieci, una volta che l’anno 2011 sarà terminato. L’inizio, come di consueto quando a prendere la parola è Maynes, è di quelli che inchiodano alla sedia. Godetevi la struttura di Generation Ship, e ditemi se non vi vengono in mente i grandi momenti musicati dall’Orchestra della Corrente Elettrica. E se gli ELO, o meglio, se la storia di Lynne è la guida da consultare nei momenti difficili, provate a sostenere che Shmed Maynes sia una persona monotona. Tarantula, traccia numero due, vero e proprio inno nazionale per gli aracnofobici come il sottoscritto, potrebbe far pensare, con un piccolo azzardo e un po’ d’immaginazione, ad un brano retroattivo firmato Nielsen/Zender ed interpretato dai Move.
La prima parte del disco è miracolosa, e la title track, con un testo preso pari pari da un libro di botanica, è il paradigma del pop progressivo (verrebbe da dire “progressista”) del terzo millennio. Candy, altra succosa prelibatezza, è un dolce e swingheggiante sunshine pop in battere, mentre I’ll Be Home è un piccolo omaggio, peraltro commovente, alla cultura western. La seconda parte dell’album, con cui comunque il 90% dei gruppi camperebbe per decenni, non è esattamente all’altezza della prima ma non mi lamenterei, sarebbe stato troppo. Detto questo, la parte debole di What Every Rose-Grower Should Know ospita quella che a parere di chi scrive è la migliore canzone dell’intero album. Queen Of Bizzarre è tutto quello che una pop song rivoluzionaria può essere. Di incarnazione in incarnazione, c’è tutto: hard pop extravaganza, certo, però con una linea melodica da canticchiare sotto la doccia dopo il primo ascolto.
Niente, difficile concludere, ma permettetemi: Se Maynes e soci non sbagliano un colpo, un motivo ci sarà. Oggi, i Secret Powers sono tra i tre/quattro gruppi apparteneti alla vera scena pop degli scantinati americani che siamo sicuri di tramandare ai posteri, quando una futura Not Lame si riferirà ad una band del 2025 dicendo “questi mi ricordano Shmed. Shmed Maynes”. Enciclopedici.