The Slingsby Hornets - Borrowed and Blue (2012; Expedition HotDog Recordings) Jon Paul Allen, nel tipico stile
Slingsby, offre anche questa volta un gradito plateau di sapienti covers ben
scelte e ben reindirizzate, abbinate ad una piccola ed accurata selezione di
brani autografi. Il tutto, come d’uso, viene interpretato da Jon alla luce
della propria concezione glammistica della materia. Al solito, ma valga la pena
ripeterlo nel caso eventuali novizi avessero la compiacenza di leggere questo blog,
confrontare le versioni proposte dagli Slingsby Hornets alle canzoni originali
è esercizio fuorviante, perché il trattamento loro riservato le sconvolge
talvolta al punto da renderle irriconoscibili. Specificando che l’ultima
considerazione non può che essere vista come un enorme complimento all’interprete,
sottolineiamo come imperdibili l’energizzata cover di un classico Carpenters
quale Yesterday Once More; l’ennesima ma in questo caso meritevole
interpretazione della mini hit di David Essex Rock On e un tributo a Chris De
Berg, che negli 80’s spopolava in modulazione di frequenza con una canzoncina
chiamata Lady In Red. Tra gli originals, suggerirei di non perdere la
saltellante Love Love e le riuscite ballate It’s Gonna Rain e Growin’ Old
Disgracefully. Ciliegina sulla torta, un packaging geniale che ricalca il “vestito”
dei cd import giapponesi. Per collezionisti dotati di orecchie per intendere. (Official website | CD Baby)
giovedì 6 settembre 2012
Gente di famiglia.
The Slingsby Hornets - Borrowed and Blue (2012; Expedition HotDog Recordings) Jon Paul Allen, nel tipico stile
Slingsby, offre anche questa volta un gradito plateau di sapienti covers ben
scelte e ben reindirizzate, abbinate ad una piccola ed accurata selezione di
brani autografi. Il tutto, come d’uso, viene interpretato da Jon alla luce
della propria concezione glammistica della materia. Al solito, ma valga la pena
ripeterlo nel caso eventuali novizi avessero la compiacenza di leggere questo blog,
confrontare le versioni proposte dagli Slingsby Hornets alle canzoni originali
è esercizio fuorviante, perché il trattamento loro riservato le sconvolge
talvolta al punto da renderle irriconoscibili. Specificando che l’ultima
considerazione non può che essere vista come un enorme complimento all’interprete,
sottolineiamo come imperdibili l’energizzata cover di un classico Carpenters
quale Yesterday Once More; l’ennesima ma in questo caso meritevole
interpretazione della mini hit di David Essex Rock On e un tributo a Chris De
Berg, che negli 80’s spopolava in modulazione di frequenza con una canzoncina
chiamata Lady In Red. Tra gli originals, suggerirei di non perdere la
saltellante Love Love e le riuscite ballate It’s Gonna Rain e Growin’ Old
Disgracefully. Ciliegina sulla torta, un packaging geniale che ricalca il “vestito”
dei cd import giapponesi. Per collezionisti dotati di orecchie per intendere. (Official website | CD Baby)
lunedì 5 luglio 2010
Pulizie d'inizio estate.
Paul Steel - Moon Rock (2008; EMI Japan). Giovane talento mostruoso residente a Brighton, Paul Steel ci perdonerà per aver intercettato Moon Rock, il suo primo album "lungo", con quasi due anni di ritardo. Paul è pazzo di Rundgren, Beach Boys ed antiquarioto pop, ed il suo disco potrebbe benissimo essere un nuovo lavoro di studio dei Wondermints, però più barocco. Avete apprezzato Bryan Scary e vi trastullate con vistosaggini assortite? Prego, c'è posto. Musica popolare dagli arrangiamenti ricercati e dalla sintassi magniloquente, senza che le righe vengano superate. Anche perchè i pezzi ci sono, eccome. Del resto, se Stephen Kalinich vuole collaborare con te un motivo ci sarà. Bisogna saper scrivere, si dice, e Paul sembra nato per questo: When I Kissed Her (I Felt Sick) è puro frullato Nick Walusko/Jeff Lynne, mentre In A Coma, il super singolo dell'album, è uno dei migliori brani early-Beach Boys-oriented che mi sia capitato di ascoltare negli ultimi anni. (www.myspace.com/paulsteel)
Slingsby Hornets - Something Old...Something New (2010; Expedition Hot Dog). Jon Paul Allen, un uomo, un party glam ambulate. Terza opera di studio per il prolifico autore di Stoke-On-Trent, terza collezione di oscuri classici inglesi anni '70 rivisitati e mixati ad alcune composizioni originali di gran livello, come al solito. Qui ad UTTT abbiamo imparato a conoscerlo bene, ad entusiasmarci ogni volta che un disco di Jon arriva nella nostra buca delle lettere e ad inserire rigorosamente nella valigetta i suoi cd ogni qual volta ci capiti di proporre un dj set. In questa occasione, Allen reinterpreta con personalissimo gusto e fervida immaginazione piccole gemme di seventies rock quali Gonna Make You a Star di David Essex e soprattutto Pinball di Brian Protheroe, mentre tra gli originali fanno un figurone il pop da gozzoviglio di She's the One e il brit pop da viaggio psichedelico di Getting Better. Se i 70's britannici sono la vostra passione, avrete imparato a fidarvi di Jon Paul Allen! (www.myspace.com/theslingsbyhornets)
Baby Scream - Identity Theft (2010; Recorded Recordings). Anche Juan Pablo Mazzola, il custode del progetto Baby Scream, sulle nostre pagine è di casa. L'anno scorso abbiamo parlato benone di Ups and Downs, il suo album d'esordio, ed oggi siamo "costretti" a dire meraviglie di Identity Theft, il suo nuovo extended play. Meno upbeat, meno solare; più acustico ed introspettivo. Canzoni stupende, tristi, minimali, cantate da grande. Un dischetto scritto in un periodo difficile, due anni fa, quando "sembrava che chiunque volesse portar via qualcosa dalla mia vita". Emozionante, come le sonorità sulle quali aleggia, sempre, l'ombra benevola di John Lennon, vero e proprio faro nella tormentata vita di Juan. Dead Woman Walking respira cantautorato westcoastiano alla Michael Penn, mentre Memories potrebbe essere un outtake di un demo di Harrison (si parla di George) così come Underground Blues ed il suo pop viscerale alla Cotton Mather (si parla, in questo caso, di Robert). Essendo Lennon il punto di riferimento indiscutibile, quale chiusura migliore di Mucho Mungo, oscuro brano che John incise assieme ad Harry Nilson ai tempi del progetto Pussycats? Ad oggi, Identity Theft, è l'ep dell'anno. (www.myspace.com/babyscream)sabato 20 dicembre 2008
Disco del Giorno 20-12-08: The Slingsby Hornets - Whatever Happened To... (2008; Expedition Hot Dog records)
Torna a meno di un anno dall'uscita dell'album d'esordio Frank E. Slingsby, all'anagrafe Jon Paul Allen. Il prolifico autore Britannico, con questo nuovissimo Whatever Happened To The Slingsby Hornets prosegue sulla strada tracciata dal suo predecessore, proponendo dieci canzoni equamente divise tra originali e covers reinterpretate con logica curiosa ed innovativa ed ottenendo infine un'altra collezione di brani basata esclusivamente sul divertimento immenso che Allen prova suonando la musica che ama. E l'album, infatti, sprizza passione e devozione da ogni singolo pezzo.
La traccia numero uno, Way Of The World, è un curioso ma nondimeno riuscito pastiche di pop sinfonico e hard progressivo di settantesca memoria. Tra gli altri "originals", tutti sotto diversi aspetti legati all'amore che Jon Paul Allen sembra nutrire per certo glam-pop, risaltano The Long Way Home, di animo più folky, il pop protopsichedelico di This Song e il rocker Black & White Movie. Tra i rifacimenti, invece, notevolissime sono le versioni di Rock'n'Roll Love Letter dei Bay City Rollers, di Picture Of Matchstick Man, il grande classico degli Status Quo e di Children Of The Revolution di Marc Bolan.
A rendere più gustoso il tutto, se vi affretterete ad acquisire il disco, sappiate che un numero limitato di copie giungeranno a casa vostra in compagnia di un ep allegato, non casualmente chiamato Knee Deep In Glitter, dove sono reinterpretati altri cinque grandi classici, tra cui senza dubbio svettano le fantasiose covers di My Coo Ca Choo di Alvin Stardust, di Does Your Mother Know degli Abba e di Skweeze Me Pleeze Me, che se ve lo state chiedendo sappiate che si, è proprio il pezzo degli Slade.
Come avevo scritto parlando del precedente album di Frank E. Slingsby, Whatever Happened è un doppio concentrato di divertimento applicato a trent'anni di storia rock'n'roll. E, anche questa volta, il miglior utilizzo che ne possiate fare è metterlo nella valigetta ogni qualvolta vi sarà richiesto di fare il dj ad una festa seventies pop.
sabato 9 febbraio 2008
Disco del Giorno 09-02-08: The Slingsby Hornets - Introducing...The Slingsby Hornets
Sarà perchè iniziano ad intravedersi i primi, sporadici effetti della Primavera; o forse sarà perchè i gravosi impegni di questo periodo lo richiedono...Sia quel che sia, ho voglia di divertirmi nel tempo libero e i dischi che ho deciso di recensire questa settimana riflettono un pò il mio stato d'animo attuale. Dopo il powerpop frizzantino delle Corner Laughers, ho qui per voi un altro disco che, pur avendo coordinate soniche completamente diverse, è ispirato dalla sempreverde logica del fun fun fun.
Gli Slingsby Hornets sono nati quasi per gioco. Jon Paul Allen, da Stoke-On-Trent, Inghilterra, li guida praticamente in solitario, anche se pare si fregi dell'ausilio di un fantomatico musicista chiamato Frank E. Slingsby, la cui identità è tenuta misteriosamente celata e nemmeno si sa se esista. Dopo aver suonato per anni con la mini-sensazione dell'elettronica Inglese Molloy e con l'AOR band Dante Fox, Allen aveva quasi deciso di smettere con la musica intesa in senso "professionale", ma non aveva rinunciato a dilettarsi con gli amici suonando (e registrando) le cover dei brani che venticinque anni prima gli fecero amare la musica. Il divertimento è stato tale che scrivere alcuni brani originali si è rivelato naturale. E naturale è stato pure mettere il tutto insieme e pubblicare Introducing...The Slingsby Hornets!
L'album è composto da dieci tracce, equamente divise tra originali e cover, che si assestano sulle classiche sonorità new wave/powerpop tanto in voga tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli Ottanta. Le cover, dicevamo, cinque in tutto. Se forse si poteva evitare la scelta di My Sharona, re-interpretata in chiave più "caotica" con una lunga coda psichedelica in un esperimento non proprio riuscito, bisogna dire che gli altri quattro rifacimenti non sono niente male. Una particolare menzione merita Fire Brigade dei Move, grande scelta, grande esecuzione; ma ottime sono anche le versioni di Crazy Horses (The Osmonds), Love Will Keep Us Together (Captain & Tenille's) e Calling Occupants (Klaatu). Tuttavia, sono gli originali a "fare il disco". The Man From Yesterday è un potente powerpop che plana sui territori dei Teenage Fanclub curandosi di aggiungere sintetizzatori in abbondanza e melodie vocali che ricordano un pò i Jellyfish; I Love That Sound è un trascinante brano psichedelico alla maniera dei T-Rex; Stop The Rain è una graziosa parentesi di bucolico psych-folk; Lose My Mind ha grandiose armonie che rimandano ai Beatles passati attraverso ad una centrifuga glam, mentre Purple Roses (Fade Away), uno dei miei pezzi preferiti del disco, è classico psychedelic pop che ricorda un incrocio tra Cotton Mather e Mellow Drunk.
Introducing The Slingsby Hornets è un altro di quei dischi che forse non si sarebbero posizionati così in alto nelle varie classifiche annuali, ma che a livello di divertimento prodotto hanno poco da invidiare a chiunque. Dieci brani che, quando andate a fare un dj set, vi consiglio di avere con voi, chissà che non riescano a togliervi qualche castagna dal fuoco...
