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domenica 18 febbraio 2024

2023, quello che ci siamo persi in diretta, piccolo riassunto in ritardo.

Stiamo strenuamente tentando di difenderci dall'irresistibile tentazione di non mantenere le promesse e dunque riproviamoci, a tenere il blog aggiornato: anche se ormai è primavera, ci sono rimasti nello scantinato quattro dischi 2023 di cui vorremmo parlarvi in breve, ancorché in sommo ritardo. L'idea sarebbe stata quella di scrivere pezzi singoli per ogni disco, ma nel frattempo le novità si stanno affastellando sulla scrivania e dunque bando alle ciance, essendo comunque la scusa classica sempre disponibile pronto uso: la musica non ha tempo, vabbè.

Cupid's Carnival "Rainbow Child"

Terzo disco per la band inglese dedita alla restaurazione filologica dell'epopea dei Fab Four. I Cupid's Carnival negli anni sono diventati beniamini tra gli appassionati di sixties pop, e a buona ragione. Addirittura pubblicati dalla Sony in Giappone, dove sono delle star minori, con tanto di colonnina dedicata nelle Fnac dei maggiori centri cittadini. "Rainbow Child" è un'opera scritta da appassionati per appassionati, e se già i precedenti "Everything Is Love" e "Color-Blind" rivelavano una certa competenza nell'approccio all'intero spettro musicale beatlesiano, le canzoni che popolano il nuovo album sono addirittura meglio riuscite, qualunque aspetto della british invasion prendano come spunto direzionale. Tanto quello d'estetica hippie e caleidoscopica della lennoniana Flower-Power Revolution, quanto quello dell'era "Help!"- "Rubber Soul" di cui sono certamente debitrici la ballata You're So Cool, l'acustica Thinking About You Girl e la splendidamente melodica Every Single Day. Miss You So Much, imporporata da sitar e slide guitar, aggiunge il necessario quid George Harrison al lotto, mentre Everything You Do è imperniata sul miglior jangle post-sixties rintracciabile su piazza. Chitarre Gretsch e Rickenbacker, basso Hofner, tamburi Ludwig. Sapete a cosa andate incontro. Sony Music Japan | Kool Kat

Angel Face "Angel Face"

Cambiamo decisamente registro, mantenendo decisamente alto il livello di entusiasmo. Angel Face è la nuova band messa insieme da Fink dei leggendari Teengenerate (ma anche di Raydios e Firestarter), in compagnia di Toyozo (Fadeaways), della signora Rayco e di tal Hercules, cantante dallo pseudonimo opinabile ma abrasivo il giusto al microfono. L'omonimo disco di debutto è decisamente imperniato su schiette sonorità punk settantasettine, per la verità non prive di una commendevole vena melodica per quanto sempre deviante verso il rauco. Dieci rapidi brani per una ventina di minuti scarsi d'ascolto e un irrefrenabile concentrato di power pop '79 suonato con ferocia punk un po' ovunque; Dictators in speed nelle entusiasmanti Bad Feeling e Big City; Stiv Bators con i pezzi del periodo caschetto e Rickenbacker suonati però all'epoca dei Dead Boys; ferraglia arrugginita eppure, o forse proprio per questo, irrimediabilmente irresistibile (un ascolto a Bring Me Back, conviene) e persino una spruzzata di doo wop al cianuro nell'esilarante I Can't Stop. Amore incondizionato. Slovenly Recordings | Bandcamp

The James Clark Institute "Under The Lampshade"

Da Toronto, Ontario, un album di quelli di una volta, come recita il press kit a più riprese replicato da agenzie di stampa e recensori vari: "Un disco fatto seguendo i comandamenti. Registrato in studio, con una band che suona dopo aver provato per mesi i pezzi. Con un ingegnere del suono di qualità e un grafico che sa il fatto suo. Taglio da tot papabili canzoni alle dieci elette che finiranno sui canonici 150 grammi di plastica nera. Copertina gatefold. Decine e decine di date per promuovere il tutto". Un lavoro laborioso e raffinato, che merita il secondo, il terzo e il quarto ascolto. Non così immediato, "Under The Lampshade" è un disco che "cresce addosso", se mi è consentito mutuare il tragico gergo dei giornalisti musicali. Tra numeri sixties pop guidati da inattaccabili organetti, ballate che tradiscono antichi dottorati in materia e momenti sinceramente trascinanti come la splendida e meravigliosamente intitolata Waiting On The Waitress, James Clark all'istituto fa la figura del secchione. Certi arrangiamenti vocali di stampo un po' soul sparsi in un paio di curve non sono per tutti ma tutti dovrebbero dar loro una chance. Altrimenti, assaporata una coltre di archi qua, un'indomita farfisa là, si può tornare alla casa madre, quella di Tom Petty e dei REM di "Fables Of The Reconstruction", che poi è la casa di tutti. Il nome scritto sul citofono è Black Licorice, Red Lips, stella di un disco che ha ottenuto tutta l'attenzione che meritava dai suoi stessi autori. Non vedo perché non dovremmo accordargliela anche noi. Official Website | Bandcamp

No Tears "Heart Shaped Eyes"

Uno degli highlight del mio 2023 è stato senza ombra di dubbio il concerto dei Velvet Crush a cui ho avuto l'onore di assistere nel corso dello straconsigliato Caravaca powerpop festival. Il leggendario gruppo di Paul Chastain e Rick Mench nell'occasione del breve tour in Spagna festeggiava i trent'anni del capolavoro "Teenage Symphonies To God", recentemente ristampato. Quest'introduzione per dire cosa? Che Christoffer Karlsson, nome di battesimo del tizio che in solitaria si cela dietro lo pseudonimo No Tears, ha scritto un disco che definiremmo "teenage rock'n'roll to God". O forse sarebbe meglio dire "teenage glam-pop to God". Fate voi. Ma non solo per questo, no. Strepitose perle di entusiasmo para-teenageriale come I Wanna Be With You (Tonight) - titolo sintomatico, capirete - e Broken Mirror, splendidamente arrangiate con tastierine Casio appropriate ancorché fuori tempo, ricordano molto da vicino le rare e geniali pubblicazioni dei Choo Choo Train, guarda caso la band che Chastain e Mench misero in piedi negli anni '80 prima di traslocare da Chicago al Rhode Island. Dreaming, Get Away e il potenziale, irresistibile singolo On 45 sono irrinunciabili spaccati garage pop non distanti nell'approccio dai lavori degli amati e misconosciuti Blips e persino - almeno nei momenti più melodici, e si prenda l'affermazione con le pinze - degli eroi nostrani Bee Bee Sea, se il loro retroterra culturale, nettamente punk, fosse contaminato da lunghe settimane passate ad ascoltare Quick, Milk'n'Cookies e Nick Gilder. Il disco, uscito lo scorso anno solo in formato digitale, è stato appena stampato in vinile, e in un certo senso potrebbe essere considerato eleggibile per le classifiche del 2024. Facezie burocratiche a parte, Christoffer Karlsson è uno degli "hot childs in the city", sperando apprezziate la citazione. Luftslott Records | Bandcamp


giovedì 24 giugno 2021

Costretti a una brevissima pausa.


Mese particolarmente impegnativo, mentre guardiamo impotenti i dischi arretrati accatastarsi sulla nostra scrivania. Tenteremo di sbrigare le molte pratiche lavorative in questi ultimi giorni di giugno, per riprendere in mano con la libertà necessaria le questioni riguardanti questo blog a luglio. Da uomini di buona volontà promettiamo di recuperare in qualche modo il tempo perduto, anche se le promesse, quando c'è UTTT di mezzo, sono sempre pericolosamente a rischio di non essere mantenute.

sabato 31 ottobre 2020

Addio James Broad. Ci hai lasciato con un altro grande album


Il dramma di quest'incommentabile duemilaventi non accenna ad attenuarsi, e la pugnalata stavolta è inferta da un male incurabile. James Broad ha perso la sua battaglia impari con un cancro terminale all'intestino, e ha detto addio martedì scorso in un letto dell'ospedale in cui si stava sottoponendo a sfiancanti sessioni di chemioterapia. James ha formato i Silver Sun a Camden Town nel 1995, diventando l'autore e il cantante di una delle band più importanti degli ultimi trent'anni per quanto riguarda il nostro mondo, la nostra musica. Due album major, pubblicati da Polydor, etichetta in quel momento assestata di band vendibili nell'allora auspicabile seconda ondata britpop, peraltro presto arenatasi. Si separarono con poche cerimonie, alla fine di un rapporto lacerato dai problemi economici dell'etichetta e dallo scarso successo di pubblico raccolto dai due capolavori della band, il disco omonimo del 1997 e il supremo "Neo Wave", uscito l'anno dopo.

Qualche show, lo scioglimento, l'esperienza individuale di James Broad celata sotto lo pseudonimo Bullets e poi una fila di album indipendenti: "Disappear Here", "Dad's Weird Dream", "A Lick and A Promise". Sporadici e solisti, tutto suonato, cantato e prodotto da James, nonostante l'utilizzo dell'antico moniker. Fino all'ultimo "Switzerland", svelato lo scorso aprile, per ora disponibile solo in formato digitale anche se avrebbe meritato come poche altre produzioni coeve l'alloggio in un formato fisico. James era già malato, ancora non lo sapevo. Ci ha lasciato con un altro grande disco, forse il migliore dai tempi di "Disappear Here", colmo di classico Silver-Sun-sound ("Silver Sound", mi permettevo di dire, cercando di definire il suono di gruppi che negli anni hanno provato a ispirarsi alla scrittura di James Broad) ad altissimo contenuto chitarristico, in cui le inarrivabili e imperiture armonie vocali sono l'ombrellino nel cocktail di cui siamo diventati irrimediabilmente dipendenti. Brani sfacciati dai riff post glam come Earth Girls Are Easy; tipici esempi di speed bubblegum come Fireworks, God Room, Original Girl; lenti spaccacuore come Photograph.

Un album inattaccabile, oggettivamente degno di un posto almeno nella top ten di fine anno; un lascito da conservare gelosamente, sperando di meritarcelo. Sono persino troppo triste per scrivere un necrologio. Meglio un'apologia dell'ultimo disco scritto da James Broad. Sei mesi dopo Adam Schlesinger ci ha lasciato un altro dei grandissimi.



martedì 13 ottobre 2020

Too Little Time (aggiornamento d'inizio autunno)


Poco, pochissimo tempo tra lavoro e ferie quasi meritate. Scaffali al solito pieni da riordinare, e allora approfittiamone per mettere a posto la cantina con una rapida carrellata di (sublimi) arretrati. Ho lasciato in attesa due tra le mie nuove etichette preferite degli ultimi tempi, la Subjangle di Darrin Lee e la Paisley Shirt di Kevin Linn, che da qualche tempo mi fanno l'enorme onore di appoggiarsi al mio blog per divulgare le rispettive uscite. Dopo aver rilasciato nel solo 2020 i già discussi dischi di Late Pioneers, Super 8 e Night Heron, l'etichetta guida per quanto riguarda l'universo retro-jangle ci delizia con due nuove pubblicazioni di notevole rilievo, quelle di Crystal Furs e Alpine Subs.

Le Crystal Furs sono un queer-indie-trio al femminile proveniente dall'area di Portland giunto al terzo album, il primo per una "vera" casa discografica. Il loro pop d'assalto guitarcentrico è l'intrigante tappeto sonico per coltissimi testi che ragionano sull'ansia di stare al mondo, sull'architettura, sulle complicazioni amorose. Queercore, alt. rock, punk e pop sessantesco sono le basi utili a trattare le complicate resistenze sociali alle diverse scelte sociali, ai diritti LGBT, a chiunque decida di non seguire un percorso di vita ritenuto conforme. Ma conforme a cosa? "Beautiful and True" è un grande album. Sempre da casa Subjangle escono gli Alpine Subs, sestetto da Chicago al secondo disco di studio trapunto di chitarre jangle e da tiepide sensazioni tardo-estive. Le tacche del rilevatore di qualità si colorano di rosso, e "Sweetheaven" minaccia di occupare un posto di riguardo nella classifica di fine anno. Definiti come un sinuoso incrocio tra i Pink Flyd dei medi anni settanta e i primissimi Stone Roses, gli Alpine Subs nuotano tra chitarre cristalline, tenui percussioni sixties e favolose armonie vocali tripartite, con qualche spruzzata di americana a confezionare un vera gemma!

 

Indirizziamo il navigatore satellitare sulla California, area in cui si sta imponendo la Paisley Shirt, un nome, una citazione dall'antolgia Dan Treacey, una garanzia. Specializzata in produzioni lo-fi bedroom pop su cassetta, la label ha da poco licenziato il disco lungo dei Tony Jay, combo da San Francisco che ben rappresenta l'etica e l'estetica dell'etichetta. "A Wave In The Dark" parla di film horror, videogiochi e della vita dell'elusivo e simbolico Tony Jay, "tizio dai lunghi capelli neri, dal pallido viso ornato da spesso eyeliner sugli occhi, sempre con una giacchetta di pelle nera e delle Nike bianche indosso". Melodie soffuse, delicate, beneficate da una produzione gracchiante; talmente leggere che per poco non decollano. Un disco che provoca lacrime facili e i cui proventi verranno in parte devoluti alla TGI, Transgender Gender-variant and Intersex Justice Project Mission. Non bastasse la splendida musica, possiamo destinare qualche dollaro a una nobilissima causa.

 

Mike Ramos dei Tony Jay guida insieme alla sodale Karina Gill il progetto Flowertown, all'esordio con il mini album "Theresa Street" appena dato alle stampe. Anche in questo caso la scala cromatica s'inquadra su colori tenui: i duetti lui/lei tra Ramos e Gill rappresentano ampia parte della cifra stilistica che connota sei canzoni scritte molto bene e in punta di fioretto, tra dream pop e slowcore, se capite ciò che stiamo intendendo. La fedeltà è sempre bassa, of course. Meravigliosamente bassa, in casi come questo.

 

"Timing is everything, come dicono quelli che la sanno lunga". Turnista, musicista, songwriter "gregario" in giro per il mondo a praticare il mestiere da più di venticinque anni, Christopher Peifer ha pubblicato il suo primissimo disco da solista proprio nel bel mezzo della pandemia, ma non si è scoraggiato. Influenzato dai capolavori "che hanno superato con margine il test del tempo come "Taking Liberties" di Elvis Costello", il signor Peifer da New York ha messo insieme una gradevole raccolta di canzoni da due minuti e mezzo di media, da cui grondano influenze perlopiù confesse: parliamo di Bash & Pop, Bob Mould, Nick Lowe, Big Star, Sloan... e forse di un goccetto di tequila. Il superalcolico ne ha sottese alcune, esibite altre, ma insomma dovrebbe essere tutto chiaro. L'album si chiama "Suicide Mission", titolo un pizzico cupo e non necessariamente rivelatore. Ma due ascolti li merita senza dubbi.

 

Si chiuda il pastone, il mio vecchio caporedattore chiamava così pezzi di questa foggia, tornando in California, per esaltare com'è giusto il nuovo disco di Marshall Holland, giunto a sei anni di distanza da quello prima, prelibato, firmato insieme agli Exceteras. Se l'uomo non crea il disco, il disco si crea da solo, e la miccia ancora una volta l'ha innescata la pandemia: "Mi sono trovato in lockdown, triste per me e per la tragica fase che stava attraversando l'umanità, e sono stato travolto da un impulso creativo". Che impulso, signore e signori. "Paper Airplane", pubblicato dalla Mystery Lawn del professor Allen Clapp (Orange Peels), ci accompagna in un viaggio che lambisce i territori soft pop in cui regnavano Left Banke e Association nei tardi anni sessanta, dominati da un suono profondamente melodico qui ringiovanito da spunti power pop e - l'iniziale Our Fate insegna - disegni new wave dalla forte carica espressiva. Alcune superbe iniziative cantautorali e altri schizzi che paiono usciti da un libercolo toytown fanno da contorno a un altro disco utilissimo a rendere meno angosciante il tetro duemilaventi fortunatamente in via di conclusione.

lunedì 20 luglio 2020

RIP Emitt Rhodes, the one man Beatles


La conferma è arrivata da Cosimo Messeri, il regista che nel 2010 ideò e diresse "One Man Beatles", lo splendido documentario dedicato alla figura del grande Emitt Rhodes: nella notte tra il 18 e il 19 luglio si è spento nel sonno il leggendario cantautore nato il 25 aprile di settant'anni fa a Decatur, Illinois. Polistrumentista e grande architetto della canzone pop, Rhodes esordì dietro ai tamburi dei Palace Guard nei tardi anni sessanta, prima di deflagrare nei celebri Merry-Go-Round. 


La storia della nostra musica conserverà per sempre tra i propri ricordi più cari il suo primo, omonimo album da solista pubblicato da ABC/Dunhill, un concentrato di classe ispirata, soffice e genialoide al punto da fomentare continui e presto inalienabili paragoni con la scrittura del miglior McCartney, di cui è considerato dai veri gourmet della materia il degno contraltare sul lato occidentale dell'Atlantico. Registrato su un quattro tracce nello studio di casa e contenente imperituri capolavori quali With My Face on the Floor e Fresh as a Daisy, l'LP solista del 1970, esattamente come i successivi "Mirror" (1971) e "Farewell To Paradise" (1973), contiene tracce interamente cantate, suonate e registrate dal solitario Emitt.

A lungo sfuggito alle luci della moderata ribalta, il signor Rhodes ha rilasciato nel duemilasedici un ultimo album intitolato "Rainbow Ends", titolo che non assomigliava a un'apologia dell'ottimismo ma una raccolta di canzoni di livello ancora una volta altissimo e ancora una volta, oltre quarant'anni dopo i capolavori che ne definirono per sempre la posizione negli annali della musica pop, madido di frammenti melanconicamente romantici, perché ogni ispirazione artistica, o quasi, "ha origine da un cuore spezzato", come egli stesso ebbe a dire.

"Emitt Rhodes", pluricitato disco di cui qui sopra ci onoriamo di riproporre la copertina, si è piazzato al trentunesimo posto nella classica lista stilata da John Borack nel 2007 comprendente i duecento migliori dischi power pop della storia.

mercoledì 1 aprile 2020

Radio Tangerine #1


Primo volume della trimestrale raccolta con le migliori chicche scovate negli ultimi novanta giorni. Magari, almeno stavolta, non aggiungiamo ulteriori chiacchiere.

domenica 8 marzo 2020

Una playlist per la Festa della Donna.


8 marzo, festa della donna. Una playlist per celebrare una tra le più significative giornate dell'anno. 25 pezzi assolutamente fantastici, 25 nomi di splendide ragazze nei titoli.

Godetevela.

giovedì 27 febbraio 2020

Addio David Roback, sei stato tra quelli grandi per davvero.



Se n'è andato giovane, a soli sessantuno anni, ucciso dal cancro. David Roback è stato uno dei figli prediletti dei Nuggets, padri a loro volta di quella che con orgoglio noi nipoti possiamo chiamare "la nostra musica". Era nato a Los Angeles il 4 aprile del 1958, e i primi vagiti li espresse insieme al fratello bassista Steven e a Susanna Hoffs - sì, quella Susanna Hoffs - negli Unconscious. Di lì a poco diede vita con Matt Piucci ai grandi Rain Parade, band cardine del variopinto movimento passato alla storia come paislay underground di cui incarnavano la componente più psichedelica.



Roback mollò il gruppo subito dopo il leggendario disco d'esordio "Emergency Third Rail Power Trip" e insieme a tutte le autorità della scena, rappresentanti di Dream Syndicate, Three O'Clock, Bangles, Green On Red, costruì il progetto Rainy Day, durato un disco e nove cover, per poi buttarsi insieme a Kendra Smith nell'avventura Opal.

I Mazzy Star, forse il suo outlet più famoso, nacquero quando Kendrà lasciò, sostituita da Hope Sandoval nel 1988. Per la coppia tre album tra il '90 e il '96 e uno iato di anni diciassette prima dell'ultimo vagito del 2013, il tutto segnato dalle chitarre lisergiche di Roback, dalla voce eterea e melodiosa di Sandoval e dal timido successo, peraltro non richiesto, del singolo Fade Into You tratto dal secondo album di studio "So Tonight that i Might See".

"Non cerchiamo da nessuna parte il successo, perché il nostro obiettivo è essere completamente liberi", questo il Roback-pensiero rispondendo a una domanda sulle prospettive di vendita dei Mazzy Star. Parafrasando Susanna Hoffs, "ci mancherai eternamente".



lunedì 24 febbraio 2020

Too Little Time Podcast!


Tra le altre cose, ultimamente insieme ad antico sodale s'è dato vita a un Podcast dove grossomodo si chiacchiera di musica. Anche di power pop, ovviamente. Le uscite saranno più o meno a cadenza settimanale, dategli un ascolto!

Ascolta "Too Little Time - Ep. 1" su Spreaker.

giovedì 30 gennaio 2020

Radio Tangerine: 30 ottimi pezzi cuciti nel 2019


Questi sono trenta brani pubblicati nel 2019 che ci permettiamo di suggerire per compilare un' edificante playlist. Non necessariamente i migliori dell'anno, anche perché alcune cosucce che avremmo volentieri inserito non hanno trovato asilo su Spotify. Trenta ottimi frammenti pop, in ogni caso, per segnalare ancora una volta l'ottimo momento vissuto dalla "nostra" musica nell'indifferenza generale.

Il link Spotify alla playlist!

mercoledì 31 dicembre 2014

Tempo di classifiche.

La classifica riguardante i migliori dischi pop del 2014 inaugura POP CRAVING, il mio nuovo blog, ed è stata pubblicata oggi. Andate a leggerla qui! Buon anno a tutti!

martedì 23 dicembre 2014

Riposa in pace, Chris White.

Oggi se n'è andato l'autore di uno dei dischi a cui sono più affezionato in assoluto. Chris White, solo omonimo del bassista degli Zombies, diede alla luce il sublime Mouth Music nel 1976 per la Charisma, regalando all'umanita, che non seppe apprezzare dimenticandolo troppo presto, uno dei più fulgidi saggi di ispirazione beachboysiana mai pubblicati. Riposa in pace, Chris.


giovedì 20 novembre 2014

Steve da podio, naturalmente

Urge ricordare che l'anno 2014 ha visto, insieme a molte altre eccellenti uscite, la pubblicazione dell'omonimo album dei Fauna Flora, chiacchieratissimo progetto-monstre dietro al cui enigmatico nome si celano due assoluti giganti del pop americano quali Steve Ward e Joe Pisapia. Il primo, in particolare, ha fatto sadicamente attendere noi fans, in pieno craving da sue nuove canzoni, per ben undici anni, tanti ne sono passati dall'uscita di See and Be Seen, il secondo album solista dell'ex capitano degli amati Cherry Twister. Adesso che Fauna Flora è finalmente nei nostri stereo, non resta che tributargli tutti gli ascolti che merita. Steve da podio? Domanda retorica.

CD Baby | Bandcamp
 

venerdì 14 novembre 2014

Annata molto interessante.


Grande anno, di grasse uscite discografiche: potrei persino decidere di riattivare il blog. O di crearne un altro. Vedremo.

giovedì 27 settembre 2012

Poptopia!


Non mi leggete da quasi un mese, e un pò mi vergogno di questa lunga assenza. Purtroppo al solito lavoro si è aggiunto un tragico trasloco, ergo le possibilità di scrivere di pop sono ridotte al lumicino. In attesa di tornare al comunque pigro andazzo del vostro blog preferito, segnalo con viva gioia e sincera commozione che il giorno è finalmente (quasi) arrivato. Come molti di voi sapranno, infatti, sabato 29 Settembre a Torino si terrà la prima edizione di Poptopia! Cos'è Poptopia? Semplicemente, il primo festival powerpop in Italia. Chi se lo sarebbe aspettato solo un paio di anni fa? Nessuno, né voi né tantomeno io, ma mi piace bearmi nella convinzione di aver contribuito in minima parte ad aver attirato un pizzico d'interesse sul genere di cui bene o male da cinque (!) anni si parla su Under The Tangerine Tree.

Dalle sette di sera, quindi, vi spettiamo al Blah Blah per l'aperitivo powerpop, con presentazione dell'evento e dj set a cura di Luca Re (Sick Rose) e Luca Frazzi. Dalle 21 tutti allo Spazio 211 per un paio d'ore di dj set a cura del sottoscritto, Luca Frazzi e Carlo Bordone di Rumore prima del main event, ossia i live di tre gruppi pop tra i migliori della penisola. Sul palco si succederanno Sick Rose, Radio Days e Cirrone, per una scarica di armonie e saccarina che travolgerà tutto! Inoltre, sono previsti filmati e banchetti tematici, per vivere una serata di esperienza powerpoppistica a tutto tondo.

Cos'altro dire per indurvi a non mancare?

mercoledì 3 agosto 2011

Graditi ritorni (a.k.a. Let the summer begin!)

Due graditi ritorni per tutti i drogati di powerpop e questioni similari.

Bruce Brodeen, quanto vi manca? Molto, moltissimo, anche a me. Chiusa la leggendaria esperienza chiamata Not Lame, il vecchio Bruce, uno che quando parla di powerpop è cassazione, non si è di certo dissolto nel nulla. Girano vari progetti, soprattutto in rete. Il più interessante è in fase di definizione e si chiama Pop Geek Heaven, dovrebbe essere attivo entro l'estate e dovrebbe trattarsi di una sorta di comunità online powerpop. Che significa, vi starete chiedendo? Al momento non ne ho idea. Nondimeno, non vedo l'ora di scoprirlo. Nell'attesa, il signor Brodeen ha pubblicato il primo volume della serie Powerpop Prime, raccolta che dovrebbe essere composta da otto libri. Partendo curiosamente dal volume 7, Bruce si propone di raccogliere il meglio di sedici anni di recensioni pubblicate settimanalmente sul sito della Not Lame tra il 1995 (anno della nascita) al 2010 (triste anno della sua chiusura). La prima uscita, recentissima, si occupa del biennio 2007/2008, e non so perché Bruce abbia deciso di non seguire un preciso ordine temporale. Ora, mi sembra superfluo disquisire sull'importanza storica di un lavoro come questo, mentre giova ricordare la necessità di fiondarcisi immediatamente. Il libro, infatti, è stato stampato in una limitatissima tiratura di 998 copie e non dovrebbe essere disponibile a lungo. Se ciò non bastasse ad indurvi subito all'acquisto, aggiungiamo che in allegato, ovviamente, troverete una compilation comprendente svariate chicche del periodo oggetto della trattazione (pezzi di Brad Brooks, Favorita, Vibeke e Three Hour Tour, tra gli altri) e che la raccolta, tra qualche anno, potrebbe diventare un pregiatissimo articolo e-bay.
L'altra grande notizia, peraltro largamente anticipata, è rappresentata dal ritorno sulle scene dei Fountains Of Wayne, che da queste parti sono considerati veri e propri campioni. A quattro anni di distanza dal deboluccio Traffic & Weather, la band del New Jersey decide di smentire con decisione le voci che li davano, oramai, poveretti, in fase irrimediabilmente discendente. Il nuovo lavoro, Sky Full Of Holes, da quanto ho potuto pre-ascoltare, sembra davvero vincente e potrebbe posizionarsi, nella classifica della discografia firmata Collingwood/Schlesinger, subito alle spalle dei capolavori Utopia Parkway (1997) e Welcome Interstate Managers (2003).


(Non è un vero e proprio video, solo il file audio con un'immagine fissa di sfondo, ma potete gustarvi la sontuosa Someone's Gonna Break Your Heart, tratta dal nuovo album, qui)

lunedì 28 marzo 2011

Un aiuto subito per Robert.

Robert Harrison dei Cotton Mather, l'uomo che scrisse il mio disco preferito di tutti gli anni '90, ha bisogno di aiuto. Nell'intento di divulgare il più possibile Kontiki, il capolavoro del 1998 fuori stampa ormai da diversi anni, Robert ha deciso di pubblicarne una versione deluxe. Nei suoi sogni il risultato dovrebbe essere un doppio cd: in aggiunta all'album originale, infatti, ci sarà un secondo disco colmo di versioni alternative dei brani e di outtakes. Per riuscire nell'intento - e sembra incredibile che nessuna casa discografica si prostri per ristampare una simile opera di genio - il signor Harrison necessita di un contributo di circa 12000 dollari da raccogliere entro la fine di Maggio. Cliccando su questo link troverete tutte le informazioni necessarie. Inutile dire che con un risibile esborso economico (l'offerta minima è di 25 dollari) entrerete a far parte della storia di quella che io amo definire la NOSTRA musica. E non ci vuole neanche tanto. Dei miei lettori mi fido, non possono fare finta di niente.

lunedì 20 dicembre 2010

Appunti prenatalizi.

Periodaccio, sissignori. Lavoro dodici ore al giorno e, soprattutto, il governo è ancora in piedi, accidenti. Poco tempo, tanti dischi: tutto secondo copione. Mi salvo elargendo una manciata di dritte che, se ancora non li avete fatti, potrebbero essere buone idee in funzione regali di Natale.

David Leonard - The Quickening (2010; Another Whirled Record). L'abito, almeno nel mondo della musica, non sempre fa il monaco. E menomale. Passato l'impatto con la coperina, orrenda, scopriamo l'album di David Leonard, che non dispiace affatto. Come al solito, ci si starà chiedendo : David chi? Me lo sono chiesto anch'io. Mr. Leonard è un veterano della scena newyorkese, che nelle ultime tre decadi ha abitato nelle vesti di musicista/turnista collaborando con artisti del calibro di James Cotton, Cindy Lauper (?) e Chuck Berry, nientemeno, anche se i musicofili gli riconoscono merito soprattutto per essere uno storico membro della touring band di Richard Lloyd. The Quickening è il secondo lavoro tutto suo (il primo è datato addirittura 1984), anche se durante le sessions si è avvalso della collaborazione di volti piuttosto noti a Nuova York, tra cui Chris Spedding e Rick Derringer. Dieci tracce, di cui sette originali, oscillanti tra potenti pop rockers da top fourty e ballatone sentimentali e corpulente. L'accostamento, molto pericoloso e avaro di soddisfazioni nella maggior parte dei casi, qui riesce per l'esperienza dell'autore, a cui la situazione non sfugge mai di mano evitando pertanto derive nell'epica magniloquente. La trascinante ballata The Ship Has Sailed ed il poderoso rock melodico dell'upbeat ed iniziale True Tonight risultano essere gli episodi migliori di un lavoro completato dalle cover di She's A Woman dei Beatles, rimodellata in versione ultraestesa, del classico Dylan di My Back Pages e di una versione acustica di I Had to Tell You, originariamente pensata e scritta da Roky Erickson. Tra l'altro, David risulta essere stato il primo chitarrista dei nostri adorati Brilliant Mistakes (il loro album è stato secondo nella classifica dei migliori dischi del 2008) e questo ce lo rende ancor più simpatico. Un ascolto dateglielo senza paura. (www.cdbaby.com/cd/dleonard)

Chris Murphy - Look at This/Remember That (2010; Big Radio). Spesso, quando si parla di pop australiano, da qualche parte c'è lo zampino di Michael Carpenter. Autore di spessore mondiale, produttore extraordinaire, turnista ricercatissimo. E, ultimamente, proprietario di etichetta indipendente. Due uscite, appunto, per la Big Radio records, e sembra superfluo dirlo, ma fossi in voi approfitterei del pretesto natalizio per mettervele subito in casa senza stare a pensarci su troppo. La prima è chiamata Look at This/Remember That ed accreditata a Chris Murphy, uno che, tanto per rendere l'idea, da anni se ne va in giro accompagnato dalla nomea di "miglior vocalist dell'area di Perth". Il disco è precisamente una sorta di compilation, dove alcuni nuovi brani sono accostati con maestria a vecchie canzoni, a loro volta ri-arrangiate e smaltate di nuova produzione da Michael Carpenter medesimo. Per quanto riguarda i contenuti, siamo al cospetto di una collezione di brani ispirati al più classico vocal rock radiofonico, con proprietà così attrattive e popolari da poter essere apprezzato in egual misura dal rocker e dalla massaia. Trattasi di complimento, questo è chiaro. L'approccio può essere smaccatamente pop (Your Pretty Little Head), più chitarristico (l'iniziale Here She Comes), o addirittura filo-blues (Come and Get Me), ma l'anima, il soul, è sempre in primo piano (The Bigger They Are). Se in Australia è considerato un grandissimo, un motivo ci sarà. Come detto, buono per grandi e piccini. (www.myspace.com/chrismurphy)


Michael Carpenter & the Cuban Heels - The Incomplete Cuban Heels (2010; Big Radio). La seconda uscita targata Big Radio è invece quella dei Cuban Heels, il nuovo progetto di Carpenter, che dopo una manciata di EPs in edizione limitatissima ripropone finalmente quei brani in un unico lavoro "lungo" intitolato The Incomplete Cuban Heels. Incomplete nel senso che i brani provengono da tre recording sessions avvenute tra il 2008 ed il 2010, durante le quali vennero registrate, rigorosamente in presa diretta, venti tracce. Solo undici compaiono su questo lavoro, ma che qualità! Premesso che con Michael si va sempre sul sicuro, in questo caso ci troviamo di fronte ad un'opera alt.country di grandissimo valore, dove le migliori influenze che dal Dylan dei medi sixties attraversano tutto Tom Petty per arrivare ai Wilco di Yankee Hotel Foxtrot sono qui presenti in forze. Aggiungiamo che il tutto è cantato, alla grande come sempre, da Michael, fatto che conferisce quell'inimitabile tocco pop che tutti noi, nessuno escluso, abbiamo imparato ad amare. (www.myspace.com/michaelcarpenter)

Hans Rotenberry & Brad Jones - Mountain Jack (2010; autoprodotto). Infine, da Nashville giunge una notizia che definirei assolutamente esplosiva: Hans Rotenberry, noto alle cronache per essere stato il leader dei favolosi Shazam e il mitico produttore Brad Jones (tra le sue opere dischi di Cotton Mather, Imperial Drag, Matthew Sweet, Marshall Crenshaw) hanno unito i rispettivi, raffinatissimi cervelli e registrato un disco chiamato Mountain Jack. L'album per ora è disponibile esclusivamente in formato digitale e reperibile tramite i consueti retailer del settore. Scaricato immediatamente, ascoltato un paio di volte. Non basta per tentare una descrizione esaustiva, ma è più che sufficiente per dire, con ragionevole margine di approssimazione, che il "disco" sarà irrimediabilmente molto ben classificato, quando (e se) preparerò le classifiche di fine anno. Dovrò ascoltarlo ancora molte volte e lo farò con estremo piacere ma gente, sappiatelo, qui c'è puzza di bomba. (www.uh-guhmusic.blogspot.com)

mercoledì 17 novembre 2010

Brutte notizie, powerpoppers.

Bruce Brodeen ha fondato la Not Lame records sedici anni fa, nel 1994, con la precisa intenzione di diffondere il verbo powerpop, quando in pochissimi ne parlavano e - come dichiarato da Jordan Oakes, intervistato su queste pagine il mese scorso - quando chi ne parlava bene non ci faceva esattamente una bella figura. Bruce operava su due livelli: la Not Lame, infatti, è stata un'etichetta discografica, meravigliosa, con più di duecento uscite in catalogo comprendenti una sostanziosa parte della crema del pop chitarristico anni '90. Al contempo, la Not Lame era un mail order, che nel corso degli anni ha aiutato migliaia e migliaia di artisti indipendenti a "far vedere alla propria musica la luce del sole". Non sono mai stato bravo a quantificare, ma se dico che dalla Not Lame ho comprato centinaia di dischi dico il vero. Ricordi, tanti. In primis, l'attesa e l'eccitazione dei miei lunedì e venerdì sera, classiche vigilie settimanali dell'aggiornamento del sito. Ora è tutto finito. Bruce, con un video indirizzato ai suoi supporters, ha confermato che il 24 Novembre 2010, mercoledì prossimo, sarà l'ultimo giorno di vita per la leggendaria etichetta di Ft. Collins, Colorado. Le motivazioni alla base della dolorosa scelta sono molte, ma si intuisce che la crisi del settore discografico (che nel mondo delle piccole etichette sta mietendo vittime in serie) ha la responsabilità più elevata.

La notizia è una solenne mazzata per chi, come il sottoscritto, è stato un fedele ed ortodosso discepolo di Bruce. E non so che dire, se non grazie, di cuore, per aver contribuito in modo fondamentale alla mia crescita culturale, in ambito musicale e non solo. Senza la Not Lame, probabilmente Under the Tangerine Tree non sarebbe stato lo stesso blog.
Buona fortuna, Bruce, e grazie di tutto.

giovedì 18 marzo 2010

Un altro eroe che se ne va, un altro vuoto incolmabile. Ciao Alex.

Non credo servano parole. C'è solo una grande, immensa, profonda tristezza. Alex Chilton è stato e sarà sempre uno dei miei artisti preferiti in assoluto. E la sua band, i Big Star, uno dei gruppi più seminali e decisivi per la cultura pop in assoluto. Non vorrei sembrare patetico ma chissà, forse senza di loro questo blog non esisterebbe. In ogni caso, posso dirlo con certezza, Alex Chilton appartiene a quella ristretta cerchia di esseri umani a cui devo l'ispirazione per fare quello che faccio, senza storie. Riposa in pace, anche tu, insieme a Doug Fieger. Che brutto periodo, amici.