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venerdì 30 aprile 2021

Un venerdì da single: aprile 2021


Sandy McKnight with Fernando Perdomo "San Fernando Blitz"

Continua la proficua collaborazione tra lo storico bassista da Albany Sandy McKnight e il losangelino Fernando Perdomo: dopo l'ottimo "San Fernando Beat" uscito lo scorso anno ecco il quasi omonimo, e di molto migliore, "San Fernando Blitz", già candidato alle posizioni calde nella classifica di categoria 2021. Sei pezzi, lanciati da un uno-due iniziale destinato a rimanere impresso a fuoco nelle menti di molti: Living On The West Side è talmente coinvolgente a livello lirico da sostenere quello che pare un unico, esteso ritornello di due minuti e venti secondi pensato da Nick Lowe, e la successiva C'Mon C'Mon, esaltata dal grande lavoro chitarristico di Perdomo, vanta un pressing armonico volendo anche costelliano persino anomalo. Gli altri brani, anche quando il ritmo si attenua, concorrono a formare un dischetto che sareste folli a lasciarvi scappare, se è vero com'è vero che seguite queste pagine.

Kai Danzberg "Only You"

Il prolifico polistrumentista tedesco ha fatto sapere che quest'anno non ci dobbiamo aspettare un nuovo album, e vista l'abbondantissima produzione degli ultimi tempi un po' di riposo se lo è meritato. Ma quale riposo? Con le mani in mano Kai non sa sa stare, figuriamoci in confinamento, e allora un singolo digitale concedeteglielo, per far passare i mesi bui. Poco avvezzo a farsi inquadrare in un recinto di genere - "uno spreco, con tutte le cose belle che si possono suonare" - Kai stavolta ha optato per un giro sulla giostra bossanova: Only You è un brano improntato su scelte stilistiche azzardate ma nondimeno convincenti, anche perché la potenza canora, e l'intuito melodico, il solito, anche in questo caso imbottiscono il brano a livelli esponenziali.

The Foreign Films "The Fortune Teller (Pretty In The City)"

Il genietto Bill Majoros da Hamilton, Ontario, regista da ormai tre lustri e più dietro la cinepresa dei Foreign Films, sta guadando un periodo di creatività travolgente. Tra il primo disco, quel "Distant Star" che tanto follemente amammo nel 2007 e il successivo "The Record Collector", Majoros ha lasciato passare un tempo talmente lungo da annebbiare quasi il ricordo della pellicola. Poi gli argini si sono rotti: "Record Collector", appunto, nel 2018, "Ocean Moon" nel 2020 e ora questo singolo, non altro che un antipasto per iniziare ad assaporare "Starlight Serenade", quarto disco di studio in uscita il prossimo ventisette agosto. "Una traccia per portare in viaggio chi ascolta - ha detto Bill -, per illuminare l'anima. Per infondere un po' di bellezza e magia in un mondo dal cuore spezzato". Fortune Teller è una gemma, le premesse al prossimo passo lungo sono perlomeno discrete: ricchezza, eleganza e qualche vezzo dal sapore ELO in quattro minuti di pop d'autore miscelato a puntino.

Jim Trainor "Truth"

Truth è un gran pezzo, ma soprattutto un grande annuncio: "Staring Down The Sun", il tanto atteso lavoro lungo di Jim Trainor, ormai un habitué da queste parti, sta finalmente per uscire. La data da segnare in rosso sul calendario è quella di lunedì 3 maggio, l'attesa è stata lunga ma quasi esaurita. Nel corso dello scorso anno abbiamo potuto tessere lodi sperticate al singolo Sometimes e al grandioso EP "Half Glass Full", e Truth è un apripista che non delude le aspettative. Power pop al suo ispiratissimo meglio, fondato su una strofa di filologica ricerca Taxman pronta a esplodere in un ritornello di pura potenza melodica. Se gli standard dell'opera prossima saranno questi, e perché dovemmo dubitarne, la classifica sul meglio dell'anno avrà un inquilino pregiato alquanto.

Brad Marino "What Do You Know?"

Altro nuovo album in rampa di lancio per un altro amico di famiglia di UTTT. Altro nuovo singolo apripista, anche, e che singolo! Co-leader insieme al ben noto Geoff Palmer di quella fucina di talenti dal New Hampshire chiamata Connection, Brad è forse addirittura più prolifico dell'esimio socio. "False Alarm" è finito sul podio dedicato ai migliori singoli ed EP del 2020, anno in cui Mr.Marino ha pure contribuito alla saga dei rifacimenti ramonesiani, interpretando con successo un album insidioso come "Subterranean Jungle", ma adesso è già tempo di guardare avanti. Il punk rock stonesiano al solito alto voltaggio proposto da What Do You Know è stato scelto come primo estratto del nuovo lavoro di studio "Looking For Trouble", in uscita proprio oggi e già caldo sulle piastre per allietare le prime feste etiliche post-lockdown.

The Bishop's Daredevil Stunt Club "Tremor Control II"

Io faccio fatica a star dietro alla discografia in continuo aggiornamento del terzetto di Chicago, non so voi come ci riusciate. Tremor Control II è già il secondo singolo rilasciato dalla band nel 2021, per fortuna arrivano buone notizie. I Bishop's Daredevil Stunt Club sono stati definiti un generatore automatico di power pop da qualche parte sospeso tra Cars e Sloan: l'ultimo nato dà ulteriori conferme alla definizione, ma aggiunge una bella cucchiaiata di gradita epica Queen in salsa glam. Non crediamo di dover attendere troppo la prossima portata.

The Weeklings "April's Fool"

Il pezzo è stato naturalmente scritto per celebrare la dubbia festività del primo aprile e noi siamo in ritardo nel parlarne, ma il "Venerdì da Single" è organizzato così, cosa volete farci. In ogni caso, sembrava sgarbato non parlare del nuovo singolino della retro-band dal New Jersey, che a meno di un anno dall'uscita dell'acclamato "3" stempera l'attesa per il nuovo album con un'altra canzoncina abilissima a dimostrare, qualora fosse ancora necessario, l'assoluta abilità del quartetto nel maneggiare con tatto, credibilità e stile la miglior beatlemania d'annata. Completo e cravatta, conveniamo, raccomandando però scarpe morbide: si potrebbe dover ballare.

Fuzzed Out "Sitting With My Back On The Wall / My Own Worst Enemy"

Impossibilitati a girare per palchi, gli Sloan stanno sfruttando il tempo libero per dar sfogo alle molte canzoni accumulate negli anni e rimaste senza album, vista la sovrabbondanza di scrittori (e scritture) che bazzicano la banda di Halifax. Abbiamo ascoltato di recente il nuovo, ottimo disco dei Tuns di Chris Murphy, magari ne parleremo più diffusamente: per la stessa etichetta, la Murdercords, esce ora il singolo digitale a due tracce di Patrick Pentland, su coordinate leggermente diverse perché più rumorose. "Di solito abbiamo tre pezzi a testa sugli album degli Sloan - ha fatto sapere Pentland -, ma io tra un disco e l'altro ne scrivo almeno il quintuplo, quindi Fuzzed Out è un buon modo per far vedere loro la luce". Le melodie ci sono ancora eccome, ma la rotella dell'amplificatore è stata girata non di poco in senso orario. Suona tutto Patrick, eccezion fatta per la batteria, affidata a Dean Bantley. Più Sloan anche in assenza di Sloan, sicuramente un'altra buona novella.

martedì 27 aprile 2021

Disco del Giorno: The Sails "Bang! The Best Of The Sails" (2021 - Kool Kat)


I Sails sono la creatura di Michael Gagliano. Michael Gagliano, celandosi dietro lo pseudonimo Sails, era stato parecchio attivo nella seconda metà degli anni zero del terzo millennio. Due dischi sulla mitologica e compianta Rainbow Quartz di New York, più un import giapponese niente male. Poi una pausa, perché Galiano aveva altro da fare: interpretare John Lennon nel celebre musical itinerante "Let It Be", nello specifico, con tappe nei teatri dove i favolosi quattro avevano suonato per davvero. Nell'ultimo anno e mezzo Michael ha ripreso in mano il giocattolo e pubblicato addirittura due dischi, "Hot Mess" (2019) e "Dr. Michael's Medicine Bag" (2020). In pandemia il flusso creativo è aumentato esponenzialmente di portata, e sono arrivati altri singoli digitali, perfetti per risvegliare, soprattutto in Albione, la brama di Sails.

 

A quanto pare dovremmo attenderci qualcosa di nuovo entro la fine di quest'anno, massimo all'inizio del prossimo: intanto Ray Gianchetti ha deciso che sarebbe stato opportuno rinverdire i fasti degli antichi album fuori stampa, e ha pubblicato Bang!, il meglio dei Sails in più di quindici anni di onoratissima, ancorché saltuaria, carriera. La copertina dell'antologia dice abbastanza, anche se non proprio tutto. Caschetto, giacca e cravatta e frecce adornanti il nome sono la quintessenza della percezione che l'uomo della strada ha dell'estetica mod, e se parlare di mod revival quando ci si riferisce a una certa maniera del suono ha ancora - se l'ha mai avuta - una qualche rilevanza, essa s'incontra subito, nei paraggi di The Slow Down. Figlie di simili padri, ma percorrenti strade diverse, risultano essere anche la notevolissima title track, pervasa però d'influenze mersey soprattutto nel comparto armonico, In My Head, erede legittima di alcuni Small Faces proto-jangle, nonché The Losers, debitrice consapevole dei patriarchi Who. 

 

Le meticolose armonizzazioni di numeri più teneri quali Best Day e She's All That Matters lustrano la cornice del salotto dove troneggiano Everly Brothers e i primissimi Hollies, anche se i due brani preferiti sono in qualche modo posizionati sui versanti opposti della raccolta: I'm Only Bleeding, già miglior pezzo dell'anno 2010 per l'Underground Garage di Little Steven, è una tirata psichedelica incitata da un gran drumming keithmoonesco; Peter Shilton, dedicata a chi sapete bene, è una gemma jangle come se ne trovano poche, pure in un periodo fiorito per il genere come quello che stiamo attraversando. Una collezione essenziale per i lettori che ai tempi belli mancarono i Sails, in attesa discretamente trepida del promesso nuovo album.

lunedì 19 aprile 2021

Disco del Giorno: 3 A.M. Again "Come Back From The Sun" (2021 - Subjangle)


Probabilmente non avrete mai sentito parlare di 3 A.M. Again, ma di sicuro avete già letto di Michael Telles, nome apparso su queste pagine in passato, se avete prestato attenzione. L'insegnante del Massachussets fino alla scorsa estate si celava dietro lo pseudonimo Night Heron, e proprio dieci mesi fa non ci è stato difficile tessere le lodi di "I Heard You Dreaming", raffinatissima compilazione raccogliente l'opera omnia della vecchia versione di Telles. Cambiato nomignolo causa imperscrutabili questioni legali, l'autore ha invece tenuti ben fissati al proprio credo i criteri artistici che avevano definito la sua opera precedente, stile grafico compreso, come si può facilmente notare.

La benemerita Subjangle, etichetta di genere al momento faro della scena, con "Come Back From The Summer" ha replicato l'operazione "I Heard You Dreaming": un'altra antologia tesa a fare ordine e a facilitare la divulgazione discografica, stavolta racchiudente l'album "Forever Ending" e l'EP "Razed In Retreat", entrambi editi nel 2020, oltre a una generosa manciata di inediti. Da Michael Telles ormai sappiamo cosa aspettarci, e lui non delude: anche in quest'occasione l'ascoltatore sarà beneficato da una sequenza di brani acustici e tiepidi, tra etereo folk cantautorale, dream pop riservato e tenue psichedelia da contemplazione serale estiva. 

 

"Quiet Is The New Loud", la calma piatta come espressione massima di caos vivissimo, fu la locuzione erta a manifesto del movimento acustico d'inizio millennio; movimento in cui Telles si sarebbe trovato a casa. Magari, dopo aver bussato, avrebbe potuto esibire a mo' di biglietto da visita I Can Always Tell The Difference, non sappiamo quanto loud, sicuramente cosuccia quieta ai massimi livelli con un po' di jangle a fare da guarnizione. Rispetto ai più famosi alfieri di quel consorzio, Telles è più vago, più ondivago: Subjects And Objects e Here Comes The Rain sono nuvole stracciate perse nell'iperspazio esattamente come Not Willing, in cui fa capolino persino una rara, per quanto tenue, distorsione.

 

Driving Into Town e soprattutto Every Move valgono come classici esempi del peculiare dream pop acustico marchio di fabbrica della casa, mentre Painted From A Moving Train, No Help When You Were Young e la meravigliosa Hear It Ring sono altre gemme intarsiate di delicatissimo folk acustico. Un pizzico di pacata psichedelia è offerta da Bring Me Out; la tipica spolverata di strumentale bucolica da Frank And Mary e Bound To Sink. La perfetta ciliegina ha il suono di I'll Go Where I'm Needed e Does It Help?, binomio consacrato alla sei corde acustica che avrebbe fatto la sua bella figura incastonato in un sampler del 2001 tra Turin Brakes e I Am Kloot. "Come Back From The Summer" è disco da meditazione, buono per guardare i bambini giocare in una serata di tarda primavera. E un'altra operazione lodevolissima per la benemerita Subjangle di Darrin Lee.

Bandcamp | Jangle Pop Hub

lunedì 5 aprile 2021

Radio Tangerine #6


Il meglio del rock'n'roll melodico indipendente pubblicato nelle ultime settimane è Radio Tangerine!

martedì 30 marzo 2021

Disco del Giorno: Dolph Chaney "This Is Dolph Chaney" (2021 - Big Stir)


La veste grafica ricorda in pieno quella del classico best of, con i titoli delle canzoni messi in bella mostra sulla copertina frontale, eppure "This Is Dolph Chaney" è un disco vero e proprio, o forse no. Lodato dalla critica per l'ultimo album di studio "Permanent Rebuild" pubblicato proprio da Big Stir lo scorso anno, Dolph Chaney si è deciso a riprendere in mano qualche tonnellata di brani accatastati in magazzino nelle ultime tre decadi da scrittore. Li ha risuonati, selezionati, e i prescelti sono stati sottoposti a un vero restyling, a nuovi arrangiamenti, prima di essere affidati alle cure di un produttore vero, che nell'occasione, come in molte altre nell'ultimo periodo, ha le sembianze di prezzemolino-Nick Bertling, qui impegnato anche come polistrumentista. Il risultato è la raccolta di cui abbiamo il piacere di parlarvi oggi, che visti tutti gli annessi e connessi della vicenda risulta in tutto e per tutto essere un album nuovo di zecca.

 

L'etica fai da te che volente o nolente Chaney ha adottato negli ultimi trenta e più anni per molti versi continua a caratterizzarne le opere, nonostante il trattamento di bellezza loro somministrato. "Quando ho un'ispirazione scendo subito nello studio in taverna - ha avuto modo di dichiarare l'autore -, e cerco di catturarne l'essenza immediatamente, per preservarne la purezza, non importa se lo studio di registrazione e gli strumenti non sono di pregio assoluto". Il risultato di tale deontologia è sotto gli occhi di tutti, apprezzabile anzichenò: "This Is Dolph Chaney", in effetti una bella panoramica su gran parte della vita dell'artista, è una sequenza di canzoni raffinate, ben studiate e ben composte, che dicono molto sulle scelte dell'uomo, non solo a livello musicale. Un disco per adulti, avrebbero detto in altri tempi: adult oriented rock, per la precisione, rifinito, pensoso, riflessivo, anche quando si alzano i volumi delle chitarre. E bisogna dire che la varietà nella proposta non manca, anzi.

 

Status Unknown apre la trafila tra dissolvenze acustiche e lontani echi ipnotici, introducendo l'ascoltatore ai molti tumulti interiori che si incontreranno strada facendo. I Wanted You, sulla quale cadrebbe la nostra scelta dovessimo indicare un potenziale singolo, è un atto d'accusa, e una presa di coscienza, laddove il nemico da sconfiggere è la relazione tossica, dalla quale sarebbe meglio fuggire anche quando si fa di tutto per non scappare. Il brano è un eccezionale esempio di quanto Dolph sappia maneggiar bene sei corde e ritmi sostenuti, e ci ricorda le grandi pubblicazioni di Nick Piunti nonché i migliori momenti del Bob Mould solista, eroe confesso dell'autore.

 

Su simili coordinate chitarristiche muovono anche le lodevoli My Good Twin e Scales, con l'ultima abile a richiamare anche il Michael Stipe più rauco nell'esecuzione vocale, ma Chaney sa ampiamente il fatto suo anche (soprattutto?) quando si tratta di decelerare, come dimostrato dai toni tenui, sensibili e meditativi di Beat It, Meaningless e Under The Overpass, tutte a trazione acustica. Now I Am A Man, consuntivo esistenziale e timbro sull'avvenuta maturità non troppo inseguita, ma piuttosto imposta dalla dura realtà - "I had my firstprostate exam" - aggiunge un' introduzione jangle a un brano da modulazione di frequenza anni '80; Worship Song alza di nuovo il cursore dell'amplificatore per ricordare l'ultimo Mathhew Sweet; Cuddle Party è una frazione new wave adornata da linee di synth tanto sublimi nella loro semplicità. E come non citare la rimbalzante Pleasant Under Glass, dall'irresistibile incedere country per giunta adornato da cori a cura dei grandi Vapour Trails? Chiude i conti un'altra gemma pacata e psicologica come Graveyard Shift, perfetta chiosa di un disco piuttosto cerebrale, ponderato, cogitabondo, anche se le domande, alla fine del percorso, continuano a essere molto più numerose delle risposte. 

venerdì 26 marzo 2021

Un venerdì da single: marzo 2021


Puntuale, come ogni ultimo venerdì del mese, arriva il nostro contenitore dedicato a 7", singoli digitali, mini, Ep, anticipazioni di album futuri e insomma, lo sapete: tutte le pubblicazioni che vantano meno di sette tracce trovano asilo in "Un Venerdì da single". Si ringrazia la modella Vicky per essersi prestata allo shooting per la foto di copertina.

The Easy Button "Waiting Room"

Torna la band di Tampa, Florida, a un anno di distanza dal gradevolissimo lavoro lungo "Some Bands Have All The Fun", che ha finito per occupare una posizione ragguardevole nel nostro best of 2020. Di quel disco Waiting Room avrebbe potuto tranquillamente far parte, e gli Easy Button con il nuovo singolo proseguono decisi sulla strada tracciata: pop/rock d'impasto collegiale, caratterizzato da chitarre sostanziose e da melodie a tratti angolari sempre sul punto di esplodere in ritornelli memorabili, pronte a entrare nelle grazie dei numerosi lettori ossessionati da Weezer, Ultimate Fakebook, Snug e da tutto quel sottobosco pre-emo che raggiunse il proprio periodo di massima fertilità nella seconda metà degli anni '90.

Peaces "Heathens Of Love"

Leggendo il nome Peaces abbiamo avuto un sussulto: non saranno per caso riapparsi i tre newyorchesi che nel lontano 2006 se ne uscirono con il mastodontico "Is/Are Was/Were" scomparendo nel nulla un secondo dopo? Purtroppo no, questi Peaces sono tedeschi, ma i quattro brani che compongono "Heathens Of Love" consolano non poco. Pop chitarristico dalle marcate influenze jangle e almeno un pezzo - la tite track - abile a imporre ai nostri recettori uno stato di fame incontrollabile: quattro pezzi sono troppo pochi, speriamo l'EP sia prodromico a un piatto più ricco da divorare a breve.

Octubre "Epílogo"

Avevamo avuto la fortuna di scoprire gli Octubre, gruppo spagnolo di Murcia, assistendo alla loro brillante performance a Liverpool, nel corso dell'edizione 2015 dell'International Pop Overthrow: fu amore a prima vista. In quell'occasione acquistammo "Todo Se Lo Lleva El Viento", il loro terzo album di studio immatricolato nel 2014, che ci impressionò per la naturalezza con cui le melodie zuccherosissime pur ben distanti dallo stucchevole sgorgavano dalla penna del quartetto. Un ulteriore disco lungo, "Mouseland", fu rilasciato proprio nel 2015, poi un silenzio durato quasi sei anni. Questo nuovo EP non si discosta dalla tradizione del gruppo; quattro brani power pop d'infatuazione sessantesca laddove la componente pop è decisamente preponderante, tra i quali spicca La Huida, pezzo istantaneamente memorabile sorretto da un gran gusto nel lavorio delle nostre chitarre favorite. Auspicando solo che "Epilogo", il titolo del dischetto, non sia profetico.

Caper Clowns "I'd Be Me"

La band danese è pronta a pubblicare il terzo album di studio, che si chiamerà "Abdicate The Throne" e vedrà la luce il prossimo sette maggio. I ragazzi lo stanno lanciando in grande stile: quattro i singoli apripista, roba da major anni degli anni d'oro. L'ultimo, I'd Be Me, è stato rilasciato qualche giorno fa, ed è un'altra promessa per un disco definito dall'ufficio stampa "più ambizioso, ampio, audace dei precedenti due", che poi sarebbero "The Buca Bus" (2016) e "A Salty Taste To The Lake" (2018). A quanto pare nella nuova opera ascolteremo "rock, pop, country, musica classica e tutto quello che sta in mezzo": non nascondiamo una certa curiosità. Nel frattempo, I'd Be Me è un'altra gemma di raffinato pop vocale, cesellata a puntino per soddisfare i molti seguaci di Crowded House, Michael Penn e... John Lennon abituati a seguire questa pagina.

The Hard Way "New To You"

Gli Hard Way sono sostanzialmente Matt Wilczynski. Egli canta e suona chitarre, basso, pianoforte e batteria, invitando qua e là numerosi ospiti a tenergli compagnia. Un talento vistoso ed eccentrico, sia inteso l'aggettivo nell'accezione più positiva possibile. "New To You" è un ambiziosissimo EP di cinque pezzi, ognuno dei quali conserva una sua particolare indipendenza. Walls & Bridges è apertura di gran classe definita da una precisa chitarra slide e dalla voce tracimante sentimento di Wilczunski, non troppo dissimile da quella che ha reso un Dio sotterraneo Steve Eggers dei Nines, mentre il chorus affonda i piedi nel sostrato melodico dell'Album Bianco. Note To Self vanta una scrittura di primissimo livello, opportuni cori opacizzati e una linea di pianoforte memorabile. Open Cage rimane ancorata a una grande melodia che riesce a tener sotto controllo qualche azzardo epico, e la strumentale Wormtown Underground non disdegna arrangiamenti che sconfinano nei territori funky di basso e fiati. Sunshine, acustico finale, trasuda caloroso soul secondo la ricetta classica dei Doobie Brothers, chiudendo un dischetto elegante, studiato in ogni minimo dettaglio, pieno di cose belle, da maneggiare con cura. 

Mo Troper "The Perfect Song"

Abbiamo parlato di Mo Troper e del meraviglioso album "Natural Beauty" alla fine dello scorso inverno: il suo terzo lavoro lungo, debutto per la Tender Loving Empire, ci aveva impressionato alquanto. Nel frattempo il cantautore di Portland ha pubblicato un tributo integrale a Revolver e, proprio alla fine dello scorso anno - ci si perdoni il ritardo - questo commovente singolo digitale dedicato alla memoria di Adam Schlesinger, il leader degli inarrivabili Fountains Of Wayne ucciso dal Covid lo scorso aprile. "You wrote the perfect song / it gets stuck in my head all day long" canta Mo Troper idealmente inginocchiandosi al cospetto di uno tra i più grandi songwriters di tutti i tempi. The Perfect Song è una sentita, brillante, dolcissima canzone indie pop fai da te, registrata a casa di mamma. Un brano scritto da una penna sempre tra le più ispirate del momento, che non potrà non commuovere chiunque sia ancora provvisto di cuore e memoria.

giovedì 25 marzo 2021

Disco del Giorno: The Boys With The Perpetual Nervousness "Songs From Another Life (2021 - Bobo Integral/Kool Kat)


Torna a due anni di distanza dal fantastico "Dead Calm" la coppia formata dal popster scozzese Andrew Taylor (Dropkick) e dal basco Gonzalo Marcos (El Palacio de Linares), superbi protagonisti di un progetto in regime di distanziamento sociale ben prima che l'obbligo imposto dalla pandemia diventasse prassi planetaria. Sempre titolari  di uno tra i nomi più belli del panorama musicale, ovviamente preso in prestito dalla traccia inaugurale di "Crazy Rhythms" dei grandissimi Feelies, il duo ha da poco rilasciato un nuovo album che scalderà parecchio i cuori e le viscere dei molti appassionati di Rickenbacker-pop soliti a frequentare queste pagine. Taylor e Marcos sono due autentici campioni quando si tratta di maneggiare la materia jangle, e "Songs From Another Life" si candida con tranquillità al titolo che verrà assegnato al miglior disco tematico dell'anno.

 

I Boys With The Perpetual Nervousness suonano e scrivono come suonano e scrivono i britannici quando sono colti dall'uzzolo d'ispirarsi al lascito dei Byrds e dei figli illegittimi di questi ultimi, quelli che prosperavano, chi più chi meno, nel sud-est degli Stati Uniti negli anni ottanta: la ciurma di Mitch Easter, i Windbreakers e, naturalmente, i REM della prima decade. Tutti ingredienti di prima qualità, ma non basta avere il borsellino pieno e fare la spesa da Peck per servire un piatto gourmet: Taylor e Marcos ci riescono perché conoscono a menadito la materia e sanno scrivere, modestamente, da Dio. L'apertura, azzeccatissima, è affidata a I Don't Mind, sostanzialmente un unico ritornello lungo un minuto e quaranta secondi che svela gli altri sospettatissimi numi tutelari della band, i Teenage Fanclub. Play (On My Mind), il primo singolo estratto dal disco, è una perla byrdsiana di clamorosa precisione filologica ancor più della pur eccelsa How I Really Feel, che troviamo più avanti nel cammino.


Se Can't You See dà una vaga idea di quello che sarebbe potuto diventare John Davis avesse avuto una maggiore propensione acustica, e Waking Up In The Sunshine  è tiepida di Fannies melanconici periodo Songs From Northern Britain, i ragazzi perennemente nervosi, nome in ossimoro con la musica proposta se ce n'è uno, tirano fuori il jolly con Rose Tinted Glass, pop figlio di genitori vestiti di camicie a scacchi che ricorda le migliori cose tirate fuori negli anni (ma toh?) proprio dai Dropkick.


I riff di chitarra, una volta tanto più frizzanti, adornati da appropriatissimi synth in Summer e la conclusiva ballata britpop In Between sono altre due chicche abili a impreziosire un grande album d'incantato jangle pop, perfetto per passare le prossime sere d'estate. "Songs From Another Life" è forse troppo bello per essere così breve, sotto i trenta minuti di durata complessiva: vorrà dire che lo faremo girare molte volte in questi mesi.