mercoledì 8 ottobre 2008

I migliori 5 dischi powerpop di tutti i tempi!

Come molti appassionati di powerpop sapranno, qualche mese fa John Borack, uno dei più illuminati giornalisti musicali americani, ha dato alle stampe Shake Some Action, The Ultimate Powerpop Guide, consigliatissimo libro in cui l'autore stila la propria personale classifica dei migliori 200 dischi powerpop di tutti i tempi. Ora, come si sa, quando si tratta di stilare classifiche tutti hanno le proprie idee e difficilmente ci si trova completamente d'accordo. Io stesso, leggendo il libro di Borack, sebbene concordassi con l'autore in più di un'occasione, avrei posizionato in modo differente alcuni dischi nella top 20 e non mi capacitavo di come alcuni lavori fossero stati esclusi dai 200. Avrei inoltre preferito altri dischi di alcuni autori presenti in classifica. Opinioni personali, ovvio. Che però, oggi, abbiamo la possibilità di esprimere e far valere. Infatti, Angelo del supremo blog Powerpop Criminals ha indetto un sondaggio per stilare la classifica "alternativa" dei migliori dischi powerpop di tutti i tempi. E' semplice. Cliccando sul link si raggiunge una pagina web in cui potrete votare i VOSTRI cinque dischi preferiti. I seggi sono aperti fino al 31 di questo mese, perciò avete anche qualche giorno per rifletterci su!

Dopo due giorni di acuminate riflessioni, ecco cosa ho votato:

o1. Big Star "#1 Record / Radio City". L'unico album della mia top 5 uscito prima del 1990. Non che non ami tantissimi dischi usciti negli anni Settanta ed Ottanta, anzi, però ho finito per optare per album usciti mentre crescevo e che hanno cementato la mia infinita passione per il genere. In ogni caso, i primi due lavori della premiata ditta Chilton/Bell rappresentano le autentiche pietre miliari del powerpop, e non sapendo decidermi su quale dei due dischi inserire, ho scelto di includere la nota ristampa che li comprende entrambi. Back Of A Car, The Ballad Of El Goodo, In The Street e Life Is White sono la storia, né più né meno. Poi c'è September Gurls, la ballata per antonomasia, brano che ha fatto dire a Borack "probabilmente non è la più grande canzone pop di tutti i tempi, ma durante i tre minuti della sua durata sarete perdonati se pensate che lo sia".

02. Cotton Mather "Kontiki". Dicevamo che è difficile essere d'accordo su questioni tanto personali, eppure i miei due dischi preferiti sono gli stessi di Steve Ferra, "proprietario" del magnifico blog Absolute Powerpop. Kontiki è uno di quei dischi che metterei subito in valigia nel caso dovessi affrontare il proverbiale viaggio su un'isola deserta. Steve ha ragione quando afferma che Robert Harrison, il deus ex machina dei Cotton Mather, ha scritto il disco più vicino ai Beatles che la storia ricordi. Non tanto in termini di sound (ci sono tante altre bands che lo fanno bene) ma quanto in termini di etica e qualità delle canzoni. Quattordici autentici capolavori sospesi tra powerpop e psichedelia prodotti magistralmente da Brad Jones. Uno brano meglio dell'altro, dalla chiassosa e iniziale Camp Hill Rail Operator alle dolci e trasognate Homefront Cameo, Spin My Wheels e Autumn Birds. Dal caos devastante di Church Of Wilson ai capolavori da tramandare ai posteri come My Before And After (uno dei più grandi brani powerpop di tutti gli anni '90), Vegetable Raw e la sensazionale ballata jangle She's Only Cool. Harrison rifinisce con una voce destinata più di ogni altra a raccogliere l'eredità di Lennon e con testi poetici, pensosi e immaginifici. Persino Noel e Liam Gallagher, di certo non due famosi leccaculo, ai tempi dell'uscita di Kontiki affermavano: "vorremmo averlo scritto noi, lo ascoltiamo tutto il giorno a casa!". In una parola, impressionante.

03. Teenage Fanclub "Grand Prix". Norman Blake, Raymond McGinley e Gerard Love. Tre musicisti e cantanti sublimi per un terzetto di compositori tra i più importanti e sottovalutati del pop moderno. Secondo Alan McGee, che ai tempi dell'altro capolavoro Bandwagonesque li vantava nella scuderia Creation, era solo colpa loro poichè - così diceva l'uomo che resuscitò il brit rock - "era un gruppo che si accontentava di vendere 150.000 copie". E vabbè. Folgorati sulla via di Alex Chilton, i Fannies assorbivano le istanze del powerpop originale per poi rigurgitarle in un mare di chitarre e di suoni sporchi e poderosi, certe volte ai limiti del caos controllato. Grand Prix è uno dei dischi più strettamente pop del combo Scozzese, e nell'eterno dibattito se sia meglio di Bandwagonesque, per me vince facile. Perchè ci sono alcuni tra i miei brani preferiti di sempre. Sparky's Dream, tanto per citare il più famoso, in un mondo migliore sarebbe stato singolo dell'anno e il contorno, anche se di contorno è difficile e forse improprio parlare, avrebbe fatto la fortuna di centinaia di gruppi. Esempi? Neil Jung, I'll Make It Clear, About You e potrei citarli tutti. Qualche soddisfazione se la sono tolta, essendo fonte di ispirazione per una moltitudine di artisti adoranti e visto che qualche migliaia di persone al mondo letteralmente li venera. Io per primo.

04. Cherry Twister "At Home With Cherry Twister". Certo, ognuno di noi ha nella propria classifica il disco oscuro, che per qualche motivo finisce per diventare un capolavoro "privato". At Home With Cherry Twister non è esattamente privato, visto che parecchi cultori della materia lo hanno sempre considerato un disco immenso. Sinceramente, l'album in questione è stato uno dei motivi di più aspra critica nei confronti del libro di Borack, dal momento che sono convinto meriti ben di più dell'82° posto riservatogli in Shake Some Action. Steve Ward, leader del gruppo, ha dimostrato anche nei successivi (e molto più intimisti) lavori da solista di essere un autore di primissimo piano, e At Home With Cherry Twister è li a dimostrare perchè. Powerpop puro, divertimento, classe, voce da sogno, produzione essenziale e soprattutto una capacità innata di scrivere ritornelli impagabili. I primi quattro pezzi costituiscono una delle migliori partenze che si ricordino e Sparkle, benchè non lo sia mai stato, è un singolo da capogiro.

05. Jason Falkner "Author Unknown". Il geniale autore che fece parte di Jellyfish, Three O'Clock, Grays e che lanciò Brendan Benson, nel 1996 si mise in proprio e fece uscire uno dei più scintillanti e (ancora una volta) sottovalutati dischi di pop puro che la storia, recente e non, ricordi. Quando dico "si mise in proprio" intendo in tutti i sensi. Suona, produce e canta tutto lui, per un vero e proprio pop-tour-de-force. Non tutti lo hanno capito, e hanno fatto male. Una confidenza nei propri mezzi simile, io la ricordo a fatica. Jason era e rimane uno dei grandissimi autori del pop degli ultimi vent'anni, un singer-songwriter d'eccezione che di certo non nasce tutti i giorni, e chissà quanto dovremo aspettarlo un altro così. Uno capace di confonderci, tipo "ma questo è McCartney?" dopo pochi secondi dell'iniziale I Live. Di farci saltellare per casa con il pop-punk di Miracle Medicine e Miss Understanding. Di scrivere lenti memorabili (e i lenti, si sa, sono la cosa più difficile da scrivere) con arrangiamenti di archi favolosi in She Goes To Bed. E poi, Don't Show Me Heaven e soprattutto Afraid Himself To Be sono intrisi di raro e pregiatissimo nettare Beatlesiano. E c'è I Go Astray, uno dei miei brani preferiti in assoluto. Non una semplice canzone, ma piuttosto un musical pop raccolto in tre minuti circa. Se questo non è genio puro allora spiegatemi voi cosa vuol dire "geniale". Vi avverto che non sarà facile farmi cambiare idea.

Chiaramente, lo ripeterò fino alla nausea, la mia classifica è quanto di più opinabile ci sia sulla faccia della terra. Devo aggiungere che fino all'ultimo sono stato indeciso circa l'assegnazione dell'ultima "piazza" disponibile ma poi, al fotofinish, Jason Falkner ha superato Utopia Parkway, fantastico secondo album dei Fountains Of Wayne. In ogni caso, sospetto che io stesso tra qualche mese avrò cambiato idea sul quarto e quinto posto (i primi tre credo rimarranno intoccabili per anni) ma tant'è. Certe cose, per loro stessa natura, sono destinate a mutare perennemente...

5 commenti:

pibio ha detto...

...per me Bandwagonesque invece è insuperabile!
comunque i gusti non si discutono.
:-)

Soundserif ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Soundserif ha detto...

E' vero Emmanuel, Kontiki è impressionante. Tuttavia anche gli altri due dischi dei C.M. non scherzano mica, specialmente il primo ;-)

Fabrizio

P.S. sono un fan del powerpop e soprattutto ho una band di (anche)powerpop. Come posso contattarti, commenti a parte? Grazie :-)

Emmanuel ha detto...

Bandwagonesque è un capolavoro assoluto, concordo in pieno, però sono sempre stato piu'affezionato a Grand Prix, non so perchè. Entrambi dischi epocali, in ogni caso...

Fabrizio, mi puoi inviare una mail. L'indirizzo è: e.marian@hotmail.it

steak ha detto...

ciao tutti.

io sogno spagnolo so excuse i don't write in your language.

the 5 albums that u post are amazing but i remember i.e albums like gigolo aunt's flippin' out or redd kross phasesshifter that i consider are on the same level that the ones u posted.

greetings to all :)