
Kevin McAdams - It's My Time To Lose My Mind (2009; autoprodotto). I batteristi sono un pò come i portieri. Solitari, particolari, un pizzico fuori di testa. Kevin batterista lo è di professione, e presta da anni i propri servigi dietro ai tamburi presso svariati complessi di stanza a Nuova York, ma da qualche tempo ha deciso di fare il grande passo e di piazzarsi dietro ad un microfono e ad un taccuino, dove ha annotato i primi istinti di songwriter agli esordi. Passione e volontà gli hanno infine permesso di mettere insieme un lp chiamato It's My Time to Lose My Mind ed uscito verso la metà dello scorso anno. Il disco è, diciamolo, bizzarro ed ambiziosetto. Difficile da capire ai primi ascolti se si fa eccezione per l'introduttiva Start Over Again (azzardo: i Daryll-Ann in piena deriva modernista?), It's My Time to Lose My Mind difficilmente farà breccia entro i primi 5 ascolti, ma se avrete costanza sarete premiati. Il disco infatti è lodevole perchè - anche se McAdams probabilmente non ha ancora di preciso capito ciò che vuole - presenta una manciata di brani molto interessanti sospesi tra melodie rassicuranti ed ardite sperimentazioni. Nel girotondo si trovano brani elettropop e pianocentrici, profumi degli ELO anni '80 ed influenze neocantautorali classiche alla Falkner/Yorn completamente destrutturate. Personale, atipico e parecchio strano. Qualche ascolto ci vuole, ma non ve ne pentirete. (www.myspace.com/kevinmcadams)
Reno Bo - Happenings and Other Things (2009; Electric Western). E' proprio la giornata dei sidemen, delle seconde linee che sembrano essere - al giorno d'oggi - le vere anime melodiche di un sacco di formazioni indipendenti e non. E se John Lefler rappresenta la parte melodica dei Dashboard Confessional, Reno Bo è il suo equivalente nei Mooney Suzuky e soprattutto nella touring-band di Albert Hammond Jr. (si, quello degli Strokes). Proprio come Better By Design di Lefler, Happenings and Other Things è l'esordio da solista di Reno Bo, e volendo proseguire con i parallelismi dobbiamo dire che entrambi entrano di diritto nel novero delle più grandi sorprese del 2009. Quello del buon Reno è un grande disco di ampio respiro americano, e le ondivaghe influenze tratte dalla terra di provenienza si infiltrano anche in brani dal respiro britpop come l'apertura There's A Light. Per il resto, c'è un sacco di Tom Petty un pò dappertutto, ma i brani più importanti sono quelli dove Reno non pone freni inibitori alla melodia. In particolare, You Don't Know potrebbe essere un outtake del medio Matthew Sweet, mentre Here Right Now, la vera perla del disco, è un fenomenale spaccato di jangle-rock che pare estratto da Sonic Flower Groove, quando i Primal Scream pregavano all'altare dei Byrds. Altro disco inaspettato e molto gradito, grazie Reno! (www.myspace.com/renobo)
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