venerdì 18 febbraio 2011

I migliori LPs del 2010! (La top 5!)

05. Gavin Guss - Mercury Mine. Qualcuno tra voi, magari, si ricorderà di una grande band di Seattle attiva verso la metà degli anni '90. Loro si chiamavano Tubetop ed incisero un album, Three Minute Hercules, che era una bomba meritevole di maggiori attenzioni. Gavin Guss, insieme a Brian Naubert, capeggiava una formazione che alla sezione ritmica prevedeva, nientemeno, i Posies Mike Musburger e Dave Fox. Gavin, nel corso degli anni, ha saputo ritagliarsi un ruolo di primo piano nella scena pop americana, e dopo aver collaborato con Nada Surf e Fountains of Wayne si presenta all'esordio da solista con una meraviglia di nome Mercury Mine. Dicevamo dell'ottimo stato di salute del powerpop d'autore, ebbene Gavin aumenta esponenzialmente questa convinzione. Prendete Macca, Matthew Sweet, Chris Von Sneidern (soprattutto) e Michael Carpenter. Spruzzate un pò di genio anarchico alla Harry Nilsson e riponete il tutto su una base da ballata dinamica e clamorosamente originale: avrete capito che durante Mercury Mine non si scherza.

04. Oranjuly - st. Brian E. King, da Boston, si è limitato ad unire in un'unica parola il suo colore preferito ed il suo mese di nascita, per fabbricarsi il nome d'arte. Semplice, no? Esatto. Tutto il resto, invece, complicatissimo. Di solito parliamo di one man tour de force quando un uomo solo al comando pensa, compone, arrangia, incide. Questo è il caso. Dieci brani registrati durante un periodo infinito che inizia nel 2005, ed un lavoro uscito tardi perchè DOVEVA essere perfetto. Permettetemi, obbiettivo centrato. Da queste parti siamo enormi fans di tutto quello che è vistoso e sopra le righe, se legato al pop di base e scritto con gusto e genio. In una parola, siamo drogati di pop barocco ed i Jellyfish rappresentano una stella polare, da interpellare nei momenti difficili. Del resto, ricordate chi ha vinto la classifica sui migliori dischi del 2009, vero? Non credo servano ulteriori delucidazioni. Armonie vocali allucinanti, repentini cambi di atmosfera, ritornelli indelebili. Un brano vale l'altro, a questi livelli, ma ascoltate If I Could Break Your Heart per credere.

03. Secret Powers - Lies and Fairy Tales. Nella capanna dello zio Schmed si lavora come forsennati. Eggià, sembra ieri, come si dice, eppure siamo a tre album in tre anni. Il penultimo, Secret Powers and the Electric Family Choir, lo conoscete bene, in quanto UTTT lo scelse come ottavo classificato nella graduatoria concernente i migliori dischi del 2009. Troppi artisti quando producono tanto riflettono poco, a scapito della qualità. Vista la posizione in classifica, sembra superfluo sottolineare che ciò non avviene, quando si ha a che fare con Schmed Maynes e soci. Ancora una volta scritto, prodotto ed arrangiato nella pseudo-comune di Missoula, Montana; ancora una volta un classico. Ancora una volta, inutile dirlo, tredici tracce piene di gioioso, abbondante, glorioso pop concepito da una mente sovradimensionata ed incline allo spettacolo puro. Gli anglosassoni direbbero delightful, noi semplicemente delizioso. Se avete amato il predecessore, questo è ancora più bello. Se non lo conoscete, pensate ad una versione moderna e riaggiornata della miglior Electric Light Orchestra. Sconvolgente.

02. Hans Rotenberry & Brad Jones - Mountain Jack. Quando poi, sulla copertina di un album, vedi scritti i nomi di due tuoi eroi personali, non c'è molto da fare. La tentazione di dare loro un voto alto c'è, perchè negli ultimi quindici anni hanno fatto troppo per te, se lo meritano, non puoi stroncarli. Poi, quasi impaurito, ascolti effettivamente il disco. E scopri che è una bomba, chiaro come il sole. Hans Rotenberry è stato il leader degli Shazam, la band sospettata di aver inaugurato l'intera, peraltro fiorentissima, scena powerpop di Nashville. Brad Jones è tra i più importanti, geniali, talentuosi produttori di guitar pop degli ultimi vent'anni, non si può certo dire di no. Oddio, anche in qualità di autore qualche merito sul campo se l'è preso, ed il suo Gift Flake, album datato 1995, è uno dei dischi pop più belli e sottovalutati degli anni 90. La fusione, dunque. Risultati? Incendiari, dicevamo. Forse, tra qualche anno parleremo di Mountain Jack come si parla di un classico. Nell'immediato, godiamoci una serie di purissime perle in qualche modo a loro agio tra il pop britannico di respiro sessantista firmato Jones e la scrittura occasionalmente - e meravigliosamente - country/folk di Rotenberry. Ed un capolavoro assoluto di nome A Likely Lad.

01. Farrah - st . Ho la vaga sensazione da tempo, ed ora credo sia arrivato il momento di esternarla: i Farrah sono il miglior gruppo powerpop europeo in attività. Non lo dico a caso, questo è certo. Quarto album di studio, quarto capolavoro di genere. Jez Ashurst ha le chiavi di uno scrigno in cui è custodita la formula per la golden line perfetta, e non esagero. I tre predecessori di questo omonimo, favoloso disco erano grandi opere prettamente powerpop, e soprattutto l'esordio Moustache dovrebbe far parte di qualsiasi rispettabile collezione musicale, perlomeno della collezione musicale di un lettore medio di UTTT, ma ho il sospetto che quest'ultimo lavoro sia addirittura meglio. Powerpop? Hai voglia. Ma c'è di più. Jez e soci questa volta esplorano varie sfaccettature della musica popalare, mantenendo quel feeling generale ed arrotondando il tutto in un album vario ma coeso, immediato ma assolutamente sorprendente. Ci sono i classici Farrah di Stereotypes e You Missed the Boat e ci sono quelli evoluti, impegnati in un Jellyfishing tra i più redditizzi degli ultimi anni del singolo Swing & Roundabouts e della clamorosa If You Were Mine. C'è l'indie folk di Best of Me e c'è pure Scarborough, semplicemente il pezzo alt. country migliore dell'anno. Capolavoro.

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