giovedì 28 aprile 2011

Disco del Giorno 28-04-11: Mmoss - i (2011; Wild Honey)

L'esaltazione della tarda adolescenza, della prima età musicalmente cosciente, rivive nei solchi di i, primo album di studio dei Mmoss. Bizzarro il nome del gruppo, minimale ed insondabile il titolo dell'album. Conosciuta invece, hai voglia, l'etichetta discografica: trattasi di prodotto Wild Honey, label nostrana non nuova ad uscite particolarmente brillanti. I Mmoss provengono dal New England e mi riportano agli heydays della moderna psichedelia, in tutti i sensi. Ai Bipolaroid, agli Zinedines, ai Murmurs of Irma. A tutto quel sottobosco, ma sottobosco per davvero, che tra il 2003 ed il 2006 sembrava sul punto di esplodere e poi, come sempre, non è successo niente. Neo-psychedelia, che grande amore. Neo, certo, ma con i piedi belli piantati nel passato.

i non è un disco, è una raccolta di emozioni. Un tour sensorio con il batticuore, e se la band proviene da quel lembo di terra schiaffeggiata dall'Atlantico del nord compresa tra North Boston ed il New Hampshire (il New England, appunto) un motivo ci sarà. Nel senso che l'album di americano denota veramente pochino, risultando invece un ottimo e competente estratto di tarda british invasion. Dico tarda perchè il periodo di riferimento difficilmente precede l'estate del '68, ed ora vediamo perchè. Tutto sommato, non sembra esagerato asserire che frammenti quali As Above e Kitty Sorrow flirtano con il prog primordiale: il sapiente uso di flauti e simili sta li a dimostrarlo, del resto. Un prog, per essere chiari, ancora assolutamente psichedelico nel senso e nella sostanza, ma si sente che i ragazzi stanno cercando il limite e forse non lo trovano.

Meglio così, anche perchè per trovare il top nell'album bisogna spostare il calendario qualche mese addietro, aggiornandolo alle settimane d'uscita di singoli come "Tell Me a Story" di Kippington Lodge, "I See The Morning" dei Penny Peeps e "My Clown" dei July, anche se l'interpretazione dei Mmoss risulta essere leggermente più scura ed introspettiva. Non proprio sempre, se vogliamo essere onesti, perchè la sublime marcetta chiamata Molly Molasses mette il buon umore. Ma non caratterizza il disco. Perchè il disco, dicevamo, è principalmente fatto di viaggi, anche lunghi e strumentali (And I Do Set My Bow In The Clouds, Epistle to Shon), e di strane nenie fuori dal tempo come Woolgathering, che sembra uscita da SF Sorrow, e come Maryanne Rising, il brano del disco preferito da chi scrive, che non può non intenerire chi tuttora venera i Floyd di Barrett ed odia tutta la loro produzione successiva. A livello di psychedelic rock, oggi ed in America, difficile trovare di meglio.

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