martedì 18 novembre 2014

Disco del Giorno 18-11-2014: The Mayflowers - Ship of Theseus


In Giappone, nei megastores, i centri commerciali della musica, insomma, si possono trovare comunemente reparti riservati esclusivamente al powerpop. E' l'unico paese al mondo dove accade una cosa del genere. Il perché di una situazione così gradevolmente assurda ha provato a spiegarlo James Broad, cuore e mente dei Silver Sun, eterni eroi da queste parti, che in estremo oriente e solo in estremo oriente coltivarono per un periodo lo strampalato sogno di diventare stelle planetarie, quantunque nel resto del mondo i loro dischi, ahiloro, non andassero certo a ruba: "i giapponesi hanno gusti bizzarri, possono commuoversi per degli sfigati che suonano cose alla Chaep Trick con l'estetica di Ian Brown". Bizzarri o no, nel paese del sol levante hanno sempre coltivato una scena rigogliosa, e benché la crisi dell'industria discografica abbia mietuto anche lì vittime illustri (come ci manca, la Wyzzard in Vinyl), la platea powerpop è sempre nutritissima, e i gruppi autoctoni non mancano di certo. Tra i più noti vi sono ovviamente i Mayflowers, giunti zitti zitti al quinto album di studio. Stavolta come non mai, i ragazzi dedicano la maggior parte del loro lavoro alla grande madre Inghilterra, nel senso più rotondo possibile, anche nei rarissimi casi in cui paiono far l'occhiolino alla costa occidentale, quella costa occidentale, di tanti anni fa. La  marcetta iniziale intitolata, appunto, March Of The Mayflowers apre le danze per subito lasciar spazio a Detroit Highway, singolare momento d'eccezione vagamente hard, ed in effetti il titolo dice tanto, prima che la palla venga finalmente passata a Flying Birds, vistoso omaggio ai Jam di Sound Affects. Il modernismo in parziale levare di Continental Grip ben s'accompagna alle psychedelicatessen di Inside Outside, così come il powerpop fanclubesco di Love Potion #5 sembra fatto apposta per abitare la stessa casa di That'd Be Nice, che richiama i Pugwash di Jollity, irlandesi, intenti ad importare da New York il sunshine barocco dei Left Banke. Tutto sommato un disco molto interessante, se gli amorevoli tributi anche un pò strambi al brit rock sono il vostro pane.

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