mercoledì 6 agosto 2008

Disco del Giorno 06-08-08: Doug Derek & The Hoax - Who The Hell Is Doug Derek? (2008; Kool Kat Musik)

Una storia uguale a tante altre. Quella di un manipolo di ragazzini Americani di vent'anni o poco più che decidono di formare una band sul finire dell'estate del 1980. Qualche live, dieci tracce registrate in studio, più altre undici nella cantina del cantante Doug Riccio. Un anno di vita, fine della storia. Nessuno, se non qualche parente o amico stretto, saprà di Doug Derek & The Hoax, quattro fanatici di powerpop emarginati dalla scena punk fichetta e new wave di New Haven, che furono autori di "alcune tra le più oscure e memorabili canzoni mai registrate in uno studio del Connecticut". Ventuno pezzi che, come millioni di altri, erano destinati a perire dimenticati su qualche nastro disperso e nella memoria dei membri della band. Fortunatamente, grazie alla passione del chitarrista e membro fondatore Michael Brochin, quei nastri sono stati riportati alla luce, e l'impagabile Ray Gianchetti, titolare dell'insuperabile Kool Kat Musik, non ha fatto mancare il suo fondamentale appoggio per stampare su cd "l'album che non fu mai tale", a ventisette anni di distanza dall'epoca in cui i brani vennero originariamente incisi.

I dodici pezzi che compongono Who The Hell Is Doug Derek? sono il commovente parto di quattro giovani musicisti folgorati da Raspberries, Beat e Plimsouls che Doug Riccio (voce e basso), Michael Brochin (voce e chitarra), Bob Cedro (chitarra solista) e Rich D'Albis (batteria) incominciarono a registrare nell'autunno 1980. Nel frattempo, cambi di formazione (Bob Cedro, costretto a trasferirsi a Boston, diventa il tema della favolosa Bobby's Gotta Get Back To Boston) e scarso interesse della comunità musicale di New Haven minano l'esistenza stessa della band. Che però prosegue con il nuovo chitarrista Ted "Bullet" Pulit, registra un'altra manciata di tracce in studio e prosegue nella sua saltuaria attività live, dando un piccolo ma importante contributo alla scena pop del New England dell'epoca.

Il disco si apre con la meravigliosa (e già citata) Bobby's Gotta Get Back To Boston, una chicca che bene rende l'idea circa il sound e le influenze della band. Trattasi di powerpop classico, condito da melodie supreme e da una tensione emotiva micidiale, rifinita alla perfezione negli arrangiamenti armonici ma dal sound caldo, grezzo e viscerale. Se i Raspberries non avessero avuto una migliore produzione alla spalle, sarebbero stati il paragone perfetto (non che non lo siano ugualmente, intendiamoci). I Don't Really Like It Here si assesta sulle coordinate più misteriose e introspettive di Doug Riccio (mentre Brochin è sempre stato il powerpopper del gruppo), per una canzone dalle forti tinte new wave ed un'atmosfera di fondo meno diretta e più scura e turbata. L'antemica Airwaves rappresenta il lato "pure pop" del gruppo, sostenuta da melodie semplici e da un sentimento melanconico che nei pezzi degli Hoax sembra essere sempre presente. Il brano, che potrebbe fungere da manifesto per migliaia di bands, racconta del contrasto tra il sogno di diventare un "vero" musicista considerato dal mondo "perchè sento che è l'unica cosa che potrei fare" e la dura realtà di emarginato dall'ambiente, tanto che "sto pensando che potrei uccidermi oggi".

Melodie eccezionali e malinconia senza soluzione di continuità sono il marchio di fabbrica del disco, sia nei pezzi power pop classici (eccellente in questo senso è I Can Remember, ancora una volta dalle forti tinte Raspberries), sia nei brani più rock'n'roll come I Need Your Love (Let Me Take You Into The Night). Non è inoltre da sottovalutare la versatilità della band: Show Your Love è macchiata da sonorità reggae, mentre la grandiosa Flight 102 è una canzone power pop legata ad istinti tardo-punk che nel complesso mi ricorda i Buzzcocks più melodici e Message In Your Eyes è una fantastica canzone d'amore urlata al mondo da un teenager. Il disco si chiude con le primordiali (e più grezze) versioni di Bobby's Gotta Get Back To Boston e I Don't Like It Here, registrate agli albori della band, a completamento di un album eccezionale colpevolmente lasciato a marcire fino ad oggi dal sempre più incomprensibile e nefasto music biz.

Nell'ultimo mese di vita (era il Maggio del 1981), Doug Derek & The Hoax incisero, in una sola giornata, undici nuovi brani nella cantina dei genitori di Doug Riccio. Quelle sessions, note come "The John Tapes", contengono ulteriori gemme di powerpop melodico, romantico e istintivo come Livin' Without You, She's Just A Fanasy, Standing On The Edge Of Time e Light My Flame, brani registrati in presa diretta ed evidentemente molto grezzi che non furono mai incisi in un vero e proprio studio, anche perchè pochi giorni dopo la band si sciolse diventando - come scritto nella biografia ufficiale - "l'ennesimo esempio di gruppo nato nel posto sbagliato al momento sbagliato". In ogni caso, le John Tapes, ora ribattezate Live In The Basement, arriveranno a casa vostra sottoforma di bonus disc se - come consiglio - deciderete di acquistare l'album direttamente dalla Kool Kat .

Le etichette indipendenti sono state create per sopperire alle mancanze ed alla scarsa lungimiranza delle major. E le canzoni di cui vi ho parlato sono appunto state riportate in vita da una indie-label per dare a tutti noi la possibilità di riscoprire una storia minore che non deve essere dimenticata. Non lasciate morire la musica. Comprate Who The Hell Is Doug Derek? e mettetelo a tutto volume nel vostro stereo.

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