venerdì 20 gennaio 2012

Disco del Giorno 20-01-12: Jay Gonzalez - Mess Of Happiness (2012; Middlebrow)

Certo che trovare un potenziale top 10 per il 2012 già a metà gennaio è un discreto colpo di fortuna. Inaspettato, per di più. Apparentemente opera d'autore ignoto, Mess Of Happiness, esordio da solista per Jay Gonzalez, è il disco di un artista di Athens che di lavoro vero fa il tastierista per i celebri Drive By Truckers, piccole leggende neanche troppo sotterranee dell'alt.country targato deep south. Una volta scoperte le generalità del protagonista, non ci si aspetterebbe necessariamente dal suo album ciò che l'album medesimo in realtà offre. Musica rurale americana? nient'affatto, qui siamo di fronte ad un disco pop, un signor disco pop, tra i migliori dischi pop ascoltati negli ultimi mesi.

Mess Of Happiness è una centrifuga di sottogeneri che l'alchimista Gonzalez rifinisce a piacimento, riuscendo infine a dare strabiliante coesione ad una collezione di brani che una volta, nel famoso mondo migliore, sarebbero passati alla radio comportandosi da singoli. Ed è proprio il presunto ed unico vero singolo, Punch Of Love, ad aprire la collezione, esibendo un corpulento powerpop di area Superdrag / Harvey Danger contaminato da una delicata coda lisergica che inizia a far capire che l'autore di scontato mostrerà pochino. La magnifica ballata dedicata a tale Luisa prosegue la dimostrazione evitando come in uno slalom i pericolosi paletti del luogo comune, mentre inattaccabili brani quali Turning Me On, Baby Tusk e Skinny Little Fingers riporteranno i pensieri di molti all'epoca d'oro dell'AM Rock, quando per passare in modulazione bisognava saper scrivere e leggere la musica per davvero e il diabolico Autotune era a circa un'era geologica dall'essere inventato.

Basterebbe quanto detto per indurvi all'acquisto di Mess Of Happiness, immagino, eppure nemmeno abbiamo citato le canzoni migliori del disco, e anche se vi sembrerà incredibile, le cose stanno proprio così. Dalla traccia otto alla traccia dieci, una sequenza da brividi: I Urge You è il lasciapassare che l'autore userà per entrare dalla porta principale nell'olimpo dei grandi cantautori pop degli ultimi anni, usando il cesello per rifinire dinamiche armoniche davvero creative laddove altri, per ottenere la forgia massima, ancora usano il cianuro. E se il geniale posizionamento delle liriche sul tappeto sonoro della clamorosa Short Leash scomoda addirittura i Cotton Mather acustici, la brevissima e schizofrenica Tension è uno spaccato di caos melodico fuori controllo che farebbe sobbalzare Pollard.

Ogni tanto Jay Gonzalez si accomoda sul sofà e si diletta con svagate digressioni acustiche. Il primo esempio in tal senso è scolpito in Phil's 'Fro; il seondo nella conclusiva Dios Te Benediga, titolo che volentieri dedichiamo all'autore per aver idealmente prolungato le nostre vacanze con questo favoloso regalo natalizio ritardato.

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