martedì 22 maggio 2012

Disco del Giorno 22-05-12: The Lemon Clocks - Now Is The Time (2012; Jam)


Dove c'è Jeremy Morris, per gli amici semplicemente Jeremy, tendenzialmente c'è un disco che vale la pena di ascoltare. Si, ma quanti ne ha registrati? Tra lavori solisti e progetti paralleli, discografia molto più che chilometrica per uno dei leader indiscussi della scena powerpop mondiale; proprietario della seminale Jam Recordings e, dice chi lo conosce bene, uomo extraordinaire. Stavolta i nomi dei compagni d'avventura sono più o meno noti, e dietro allo psdeudonimo Lemon Clocks si celano Todd Borsch (esperienze per lui in Gilligans e Ringles) e Stefan Johansson (già azionista di maggioranza nella Proper Electronic Company), per un viaggio lungo tredici tracce dedicate anima e corpo alla memoria del quadriennio 65 / 69, senza che sia necessariamente un genere solo a prendere il sopravvento.

Now Is The Time è, in effetti, un tributo più al periodo che ad un univoco stile musicale. Certo, le Rickenbacker dominano e, per ovvia conseguenza, le nenie jangle la fanno da padrone. Younger Than Yesterday attitude, verrebbe da dire, ed in effetti il tema principale è quello, basti ascoltare le varie The Bright Side e Catch You When You Fall per intendersi, e non solo. Preso il concetto un pò alla larga, e neanche troppo, scopriamo di studiare sullo stesso manuale quando parte Garden Of Eden, azzeccato primo capitolo che coniuga il jingle jangle d'ordinanza con più decise armonie vocali di stampo evidentemente Hollies, mentre la ritmatissima e saltellante Gum On My Shoe è una gradita parentesi che sarebbe stata alla grande su Kinda Kinks ma, ripetiamo, di parentesi si tratta. Perché il meglio Jeremy lo regala nei lenti e vagamente malinconici momenti folky pop della title track, guidata da voci perse in una sorta di tempo senza tempo, e di The Man Who Lost The Time, probabile miglior canzone del disco.

Se la seconda metà dei sixties è il vangelo, non potevano mancare estensioni temporali nascoste qua e là. Occasionalmente, certo, ma con estrema sapienza nel maneggiare la materia. Dunque, se ci si poteva aspettare una surriscaldata ed intensa chiusura con Lemon Clock Land, più inaspettata giunge, giusto in traccia due, l'allucinata suite Rainbow Bridge che, almeno a livello di concetto, pare una novella Interstellar Overdrive reinterpretata con l'etica ed il piglio dei Traffic di John Barleycorn Must Die. Il tutto, nel caso ancora non fosse chiaro, concorre a fare di Now Is The Time uno degli album must di quest'anno, se la musica pervicacemente retrò è ciò di cui avete bisogno per rendere migliori le vostre giornate. 

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