sabato 1 settembre 2012

Disco del Giorno 31-08-12: Budokan - Spin A Little Gold (2012; Northern Electronic)



Quando il nome di una band dice sostanzialmente tutto; quando tutto il resto è inchiostro più o meno sprecato. Perché basta così, basta quel tributo stampato su una copertina graficamente inattaccabile per esprimere un trailer d'intenzioni che difficilmente Andrew Holloy, Craig Vishek, Kent Bendall e Graham Watson, i Budokan insomma, avrebbero potuto rendere più convincente.

Niente da nascondere, ed immagino che i lettori di questo blog abbiano ampiamente inteso. Se Rick Nielsen e Robin Zender con la sua faccia d'angelo erano i vostri idoli mentre i compagni di classe davano di matto per i Dead Or Alive; se il vostro poster di riferimento in cameretta, accanto a quello di Larry Bird e Magic Johnson, era il formato 70 x 30 con impressa la copertina di In Color; se Surrender era un pò anche il vostro inno nazionale da ascoltare con la mano sul cuore ed il dito al cielo...Ci dovremmo essere capiti.

I Budokan sono pregevolissimi autori di un tempestoso, caotico, saturo ed entusiasmante bubblegum-rock suonato oltre il massimo ed interpretato come se non ci fosse un domani. Nel frullatore, in generose dosi, ci finiscono, oltre ai reali dell'Illinois, anche Replacements, Thin Lizzy, gli Undertones ed una certa quantità di post punk americano di quello a cavalcioni tra i settanta e gli ottanta. Queen's English, Saint Joan e All I Know Is Rock'n'Roll ostentano l'ossessione stonesiana riconcepita concettualmente ed affogata in una vasca da bagno colma di melassa gommosa e melodica, mentre è durante brani quali Gone Back Home e soprattutto Kelly Green che in tutta la loro essenza si palesano le muse ispiratrici primarie dei quattro di Vancouver.
I Redd Kross inselvatichiti della spaventosa Bastards Of Feel, il marciume depravato della blueseggiante Don’t You Think It’s Sad ed il rock’n’roll irresponsabile di The Right On Girl sono i (tanti) altri highlights di un disco spudorato, prepotente e sconciamente melodico. Da perderci la testa, in definitiva.
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