mercoledì 9 luglio 2008

Disco del Giorno 09-07-08: Alphaspin - Through The Solar Waves (2006; Autoprodotto)

Chi ha detto che la legge del nuovo pop d'oltremanica dev'essere dettata da orde di gruppi modaioli, fichetti e mediocri come Kooks, Franz Ferdinand, Killers e autori di altra robaccia simile? Esistono ancora artisti che hanno qualche cosa da dire, per Dio! Gli Alphaspin, da Londra, appartengono a questa categoria, che seguendo le bizzarre teorie dei giornali mainstream sarebbe in via di estinzione. Una band che suona perlopiù piano-pop e ciò nonostante riesce a non assomigliare ai tetri Coldplay. Fantstico! L'album si chiama Through The Solar Waves e non è nuovissimo (uscito nel 2006, scoperto ora), è stato autofinanziato e conta undici gemme di pop music britannica da perdere la testa. Oltretutto, il disco è stato prodotto nientemeno che da Ian Grimble (al lavoro anche con Manic Street Preachers e Travis) e registrato - per quanto riguarda le parti di piano ed organo Rhodes - in Galles, dove (si narra) il leader Ashton Mayne ha suonato lo stesso Bsendorfer che Mercury utilizzò per incidere Bohemian Rhapsody. I presagi.

Through The Solar Waves è un piccolo capolavoro di piano-pop che mette sotto il 90% della discografia dei Keane, che non disdegna (anzi) pesanti richiami a tutto quanto è stato, nel corso degli anni, catalogato come britpop ma ne azzera i contenuti pomposi ed opera per tutta la sua durata con una freschezza ed una vivacità davvero invidiabili.

L'apertura è affidata a Masterplan, ma non fatevi fuorviare dall'omonimia con il noto brano dei fratelli Gallagher. Trattasi di tutt'altro. Popular music di stampo pianistico avvezza a ricordare il miglior Ben Folds solista, quello di Rockin The Suburbs, ma anche (perchè no?) il primo e grandissimo Elton John. E sulla medesima lunghezza d'onda si muovono le prelibate Yesterday's News e 50-1 Outsider. Only You For Me, una delle perle più preziose del disco, mette in scena le influenze derivate da un'altra band che gli Alphaspin hanno sempre adorato: i Crowded House. Basteranno pochi secondi per rendervi conto di quanto i quattro londinesi riescano ad avvicinarsi ai raffinatissimi fraseggi melodici del leggendario combo Neozelandese. I brani eccezionali partono in rapida successione, ed allora ecco un'altra gemma chiamata Sunday Drivers che potrebbe benissimo essere il "singolone" dell'album. Il brano, scritto dall'autore amico del gruppo Ru Pope, è un inverosimimile concentrato di REM degli esordi e rock melodico marchiato a fuoco dai Counting Crows più upbeat. Un brano eccezionale.

La dimestichezza con cui gli Alphaspin si muovono nei meandri della musica "popolare" è pazzesca. Colonel Joe possiede un lounge feeling assolutamente accattivante e Sanity Protector, di scorza più dura, rimanda a certe produzioni melodiche ma macchiate da un certo caos di bands alla Idlewild. Fino a che, ad un certo punto, compaiono i Beatles. Come valutare altrimenti l'inizio di Caterpillar Clouds? Beatlesiano, ovviamente, per un brano che poi incede acustico e memorabile tra istanze fab four e revisionismi di stampo Travis. Un altro grande spaccato di varietà è Wasted Time, dove convergono gli eroi Crowded House e i Counting Crows (di nuovo loro), un pizzico di Oasis da ballata e perfino una spruzzata di soul. E di nuovo i fratelli Tim e Neil, vere e proprie istituzioni da queste parti, riemergono prepotentemente nella chiusura, affidata a Cooped, dove un Tim Finn in trip filo-etnico chiude il cerchio senza che nel mazzo vi sia una sola carta sbagliata.

Ripeto, il disco di certo non è recentissimo ma è fantastico. E se siete stanchi delle nuove, stantie sensazioni che ogni mese il NME vi propina senza pietà, gli Alphaspin sono una bella boccata d'aria fresca.

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