sabato 31 dicembre 2011

I migliori LPs del 2011! (seconda parte)

Ed ecco a voi i migliori 15 LPs usciti nel 2011 secondo la nostra redazione!

15. Title Tracks - In Blank E dire che Johnny Davis, il capo del discorso, fino a tre anni fa nemmeno sapeva di cosa si trattasse quando si parlava di pop. Già con un disco d'esordio tra i migliori 100 del 2010, Johnny con In Blank procede di tre grossi passi a livello di songwriting e il disco fa saltare sulla sedia. Peccato per la produzione mono eccessivamente scarna, ma la stoffa c'è, e se siamo solo all'inizio...

14. Pugwash - The Olympus Sound Con una lineup così (Folds-Partridge-Gregory a dare una mano), ed un mixaggio ad Abbey Road era difficile aspettarsi un flop. Thomas Walsh nemmeno stavolta delude, e dimostra ancora una volta che il beneficiario principale e benemerito dell'asse ereditario XTC è proprio lui. Portabandiera di una terra, l'Irlanda, sempre più importante per il powerpop odierno, il corpulento autore dublinese mette a segno il miglior colpo della discografia dopo Jollity, meraviglia uscita nel 2005.

13. Love Boat - Love Is Gone La fase ascensionale del pop italico non è ancora terminata, e dalla Sardegna arriva quello che è stato il disco più divertente dell'estate 2011. Scalmanato beat pop senza fronzoli, poco levigato e decisamente incontenibile nelle sue vorticose melodie da ballo sfrenato. Canzoni brevi e melodie che ispirano disimpegno e sbronze. Scusate, ma il rock'n'roll è (anche) questo.

12. Ron Sexsmith - Long Player Late Bloomer Nemmeno il sodale Costello ha mai capito come mai Ron non sia mai uscito dall'anonimato in vent'anni e dodici album di carriera. Nemmeno noi, ad essere sinceri. Con Long Player Late Bloomer il cantastorie canadese realizza un lavoro che, pescando a piene mani nei tormenti della propria anima, partorisce alcune tra le melodie più intense dell'anno. Che la storia ce lo conservi, tutti noi continueremo ad avere bisogno di gente così.

11. The Red Button - As Far As Yesterday Goes Ne avevamo parlato come di un sicuro top ten, non siamo andati lontani. Swirsky e Ruekberg ampiano la gamma cromatica della loro sconfinata tavolozza ed al merseybeat ortodosso che fu aggiungono deliziosi spaccati di 70s singer/songwriting, di west coast sound e di ballate da pelle d'oca. Non aspettatevi l'immediatezza del predecessore, e date tutto il tempo che serve ad un album come questo, sicuri che, anche stavolta, non ne potrete fare a meno facilmente.

10. Robbers On High Street - Hey There Golden Hair Una delle grandissime sorprese dell'anno. Mi dicono terzo album, ma noi li scopriamo soltanto ora. Mi dicono di una band indie pop sul grande filone degli Spoon, mi ritrovo un nutrito gruppo di musicisti dedito ad un geniale pastiche fatto di british invasion, musica popolare contemporanea ed idee progressive nel senso più nobile del termine. Un bel colpo di fortuna, dobbiamo ammetterlo, l'essersi imbattuti casualmente in questa sorprendente banda di Brooklyn.

9. Cirrone - Uplands Park Road Ci pensano Alessandro, Bruno e Mirko, ossia i fratelli Cirrone, a tenere altissima la bandiera italiana nel cielo del powerpop internazionale. Che periodi per noi, ragazzi, si stenta a crederlo. I Beatles originali un attimo prima, e un attimo dopo miracolosamente sciolti in un sound powerpop di quello robusto, quello inventato da Chilton e perpetrato negli anni da Sloan e Shazam. Possiamo dirlo? Diciamolo: l'album rock melodico dell'anno.

8. Army Navy - The Last Place Lo avevo notato già ascoltando l'album d'esordio: Justin Kennedy, con quello stile, potrebbe farmi sognare cantando qualsiasi cosa. The Last Place, poi, è il classico album i cui brani potrebbero essere tutti singoli. Per il resto, immaginate una britpop band dei medi anni '90 impegnata a coverizzare un catalogo di powerpop a stelle e strisce di trent'anni fa. Il ragazzo sa scrivere melodie d'oro e il tutto fa pensare che, forse, il miglior modo di intendere il genere oggi è proprio questo.

7. An American Underdog - Always On The Run Grande anno per i cantautori, il 2011. Andy Reed, già presente nella top 10 di UTTT nel 2008, torna ad occupare il posto che gli compete con diverso pseudonimo ed uguale classe. Always On The Run è cantautorato rock ai massimi livelli, con un approccio che scomoda il miglior Brendan Benson sapientemente accostato a private considerazioni acustiche guidate da soluzioni melodiche che fanno dell'originale semplicità il proprio punto di forza. Un altro colpo vincente per Andy!

6. David Mead - Dudes Adoro David Mead, ed il suo penultimo lavoro, Almost And Always, mi era molto piaciuto. Mi ero convinto, peraltro, che la china intrapresa dall'autore fosse quella di una carriera sempre più votata al folk acustico e sempre meno al pop chitarristico. Contrordine: assoldato Adam Schlesinger alla produzione, David piazza il colpo gobbo e quello che probabilmente è il suo album migliore, con quel naturale alternarsi di classici istantanei upbeat e meraviglie acustiche che il genietto di Nashville dispensa con la consueta nonchalance.

5. Kevin Martin - Throwback Pop Clamorosamente ignorato dalla comunità internazionale, Kevin Martin propone un disco di eccentrico cantautorato in stile settantesco da stropicciarsi gli occhi. Giocato su sapienti basi pianistiche e sfarzosi arrangiamenti barocchi, Throwback Pop è il miglior disco di genere dai tempi dell'omonimo Mitch Linker; un disco che sa di Elton John e di ELO e di Jellyfish con un potenziale singolo, TV News, da perdere letteralmente la testa.

4. Secret Powers - What Every Rose-Grower Should Know Shmed Maynes è ribelle, provocatorio, esuberante. Scrive canzoni che non sono solo canzoni e che pochi altri hanno il coraggio di scrivere perchè sono diverse. Diverso l'approccio, diverse le strutture, diversi i contenuti. Il resto, invece, ce lo aspettavamo: quattro album e tre top ten per quello che oggi è l'autore più continuo in attività. Pop progressivo da tramandare ai posteri e chissà quante volte, ancora, ne dovremo parlare.

3. Brandon Wilde - Hearts In Stereo L'album cantautorale dell'anno è questo, poche storie. In una stagione fantastica per il pop disegnato in solitaria, Hearts In Stereo se ne va con la palma di vincitore, perchè il nome dell'album racconta quasi tutto e perchè, crediateci o no, è difficilino essere travolgenti agendo in questi termini. Ci vuole sentimento, ci vuole talento, ci vuole grande cultura. Nel frullatore ci vanno McCartney e Rhodes, ovvio, ma anche le controfigure serene di Pete Ham e, perché no, Chris Bell. Un album da avere e da vivere anche per chi non è aduso ad ascolti del genere.

2. The Skeleton Staff - Psycomorphism Mi ero perso l'esordio di questo combo australiano, Solipsism, uscito un anno fa, di conseguenza questo nuovissimo Psycomorphism rappresenta la più grande scoperta dell'anno. Dall'Australia, terra che non manca mai di nutrirci con pop music di classe superiore, arrivano Stanton Marriott e soci con una valigia stipata di canzoni immense. La scelta è sublime, ricca, elegante. Affrescata di pittura barocca e di Divine Comedy, di heavy pop e di eccentricità Queen; di variazioni di ritmo, di ambiente e di genere. Capsize, tra i brani dell'anno, catapulta il miglior Brian Wilson nell'iperspazio. Giganteschi.

1. Fountains Of Wayne - Sky Full Of Holes Lo confesso. Traffic & Weather, l'album che i Fountains Of Wayne pubblicarono nel 2007, non mi era piaciuto. Ovviamente, il disco sarebbe stato considerato un ottimo lavoro se fosse stato scritto da una band qualunque. Ma da loro no, da loro ci si aspetta sempre qualcosa in più, anche perché in discografia vantano almeno due tra i venti album più importanti della storia del college rock americano. Avevo paura che la loro carriera avesse imboccato la parabola discendente e che fosse difficile per loro tornare a salire. E invece sono tornati, e come. Sky Full Of Holes è sui livelli dei loro momenti migliori, e chi li ha amati capirà che, per logica conseguenza, la prima posizione quest'anno spetta a loro di diritto. Si torna alla base del manuale per compositori pop Collingwood/Schlesinger, alle loro magiche storielle iperrealiste, ad una pletora di singoli incredibile. Dai clamorosi tempi upbeat di Someone's Gonna Break Your Heart e A Dip In The Ocean, probabile pezzo dell'anno, al midtempo di Richie And Ruben. Dalle radici americane di The Road Song alla pacatezza sublime della conclusiva Cemetary Guns, per concludere dal principio, dalla malcelata nostalgia che sgorga dalla strepitosa apertura The Summer Place griffata Schlesinger . Lo ripeto ancora una volta: i Fountains Of Wayne, quelli migliori, sono tornati per davvero, e volentieri li premiamo con il meritatissimo gradino alto del podio 2011.

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