domenica 9 novembre 2008

Disco del Giorno 09-11-2008: The Pranks - Modern Communication (2008; Screaming Apple)

Ormai la sentenza è inoppugnabile: la città che nei secoli dei secoli rimarrà famosa per aver dato i natali a Cobain, ai Mudhoney, ai Soundgarden e a quel devastante fenomeno musicale, stilistico e mediatico che fu il grunge si è reinventata città d'avanguardia per quanto riguarda il movimento powerpop. Pensate, addirittura esiste un blog chiamato "Seattle Powerpop", e non ci vuole molto a capire che per parlare di un genere di nicchia, per giunta proveniente da una sola città, il materiale deve essere tanto e di qualità. Infatti. Quest'anno abbiamo già avuto modo di parlare di grandi dischi usciti da Seattle come quelli di Doll Test e Shake Some Action!, e adesso abbiamo la fortuna di ascoltare Modern Communication, ossia l'album d'esordio dei devastanti Pranks.

Quando si disserta di pop associato alla "emerald city" non si può fare a meno di citare i Boss Martians di Evan Foster, forse il gruppo powerpop più famoso della città. Ebbene i Pranks sono la creatura di Erik Foster, il fratellino di Evan. Quest'ultimo si è occupato del basso e soprattutto è il responsabile della favolosa e potentissima produzione di un album che si insedia tranquillamente tra i migliori dischi powerpop dell'anno. Modern Communication è un lavoro melodico e preciso ma allo stesso tempo selvaggio come si conviene ad un disco fatto uscire dalla strepitosa label Tedesca Screaming Apple, e infatti le zuccherose melodie sempre associate a chitarre voluminose di scuola Weezer/True Love si alternano ad improvvisi assalti garage che sembrano figli della miglior tradizione rock'n'roll Scandinava, per un mix ad altissimo voltaggio elettrico.

La famiglia Foster deve avere impressa nel dna la tecnica necessaria per non sbagliare una melodia che sia una, e di rendere assolutamente accattivanti anche i giochi armonici più elementari. Non ci credete? Ve lo spiega meglio Your World Falls Down, traccia numero uno per due minuti scarsi di purissimo teen pop fatto di angst giovanilista, chitarre stellari e drumming da infarto. Simile alla title-track che arriva subito dopo con le canoniche chitarre disumane e un'altra ottima e nevrotica performance del batterista Mike Musburger. All I Ever Wanted inizia a lasciar trasparire l'inclinazione rock'n'roll della band. Il brano, ancora una volta breve e di intensità mostruosa, fa venire in mente i ciechi assalti garage-pop degli Hives primissima maniera (quelli di Barely Legal, gli unici veramente fenomenali) così come la successiva Every Minute Spent, che butta nel mix anche un pò di Ramones.

Tra i tanti highlights si fanno notare il weezer-pop di Spending Time, dal ritornello adesivo, il pop-punk che non esiterei a definire "alla MTX" di Everything I Can, introdotta da una fucilata garage nella strofa e Gonna Make It Worse, dalle chitarre istintivamente emo. Non ci sono soste, anche perchè i pezzi meno pregiati (tutti comunque di qualità più che buona) si chiamano Get Up And Get It e T.A.T.T., altri due esempi di brillante rock'n'roll schiacciasassi.

Divertimento, volumi alti, melodie imperdibili e furia teen. Così si suona rock'n'roll, eccheccazzo.

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