lunedì 10 gennaio 2011

Disco del Giorno 10-01-11: Zombies of the Stratosphere - Ordinary People (2010; autoprodotto)

Proposito base per l'anno nuovo: smettere di postare ogni venti giorni minimo. Non ce la farò, sia chiaro, ma il buonsenso mi impone di provarci, perlomeno. Primo post del 2011 dunque buon anno, fedeli lettori di Under the Tangerine Tree, il vostro pop blog preferito. Prima recensione dedicata ad Arthur Smith, Jeff Hoffman e Scott Anderson, terzetto che, per comodità, quando si riunisce lo fa celandosi dietro allo pseudonimo Zombies of the Stratosphere. Band che, a dirla tutta, è nuova su queste pagine ma già conosciuta dal sottoscritto, che non mancò - e scusate la terza persona - di esaltare il loro esordio intitolato The Well Mannered Look in uno dei suoi precedenti outlets.

Ricordo le sensazioni dell'epoca, quando non potei fare a meno di sorprendermi avuto riguardo del luogo di provenienza dei Nostri. Sulle carte d'identità non c'era spazio per grossi dubbi: New York City era la città scritta a fianco della voce "residenza". Però poi, e qui sta il sorpresone, una volta messo nel lettore ciddì l'album emanava pure essenze british, evidentemente british. Un fascio di luce che risplendeva di Ray Davies e di Swingin' London oltrechè, naturalmente, di due voci alle quali la band si sarebbe rifatta per costruire il proprio nome; due voci che idealmente aprirono e chiusero la storia di trent'anni di psichedelia targata union jack: stiamo parlando ovviamente degli Zombies di St.Albans, Hertfordshire e dei Dukes of the Stratosphear. Ora, se i vostri rudimenti di pop psichedelico sono quelli che mi aspetto, non dovrebbe esservi difficile inquadrare le caratteristiche della band oggetto delle recensione odierna.

Ordinary People è un disco pregno di psych-pop suonato come Dio comanda, contenuto in dieci tracce che insieme costituiscono uno dei migliori esempi per il 2010 nel settore. E se il sopraccitato album d'esordio rappresentava il lato più smaccatamente Raydavisiano e metropolitano del genere, bisogna dire che questo secondo parto vira verso la periferia bucolica in chiaroscuro, così spesso si finisce in mezzo a sinistre ancorché melodiose ballate, mentre per il resto, oltre ai sempre centrali McCartney e Blunstone, i riferimenti più ovvi vanno in direzione Swindon, laddove risiedono gli XTC più pastorali. Basterebbe questo a centrare gli Zombies of the Stratosphere, ad inquadrare Ordinary People e a convincere gli appassionati ad acquistarlo senza porsi troppe domande. O almeno credo. Voglio però spendere due righe ulteriori per citare i pezzi migliori dell'album, che tra l'altro non sono nemmeno facili da trovare, vista l'ottima qualità generale. Dovessi per forza estrarne qualcuno, non escluderei certamente il tipico Zombies pop di Love Song 99 e men che meno l'iniziale Our Life in Shadow Falls, dove i riferimenti Partridge/Moulding/Tillbrook sono più che evidenti. Un posto al sole lo meritano senz'altro la title trak, suprema ballata nottambula, Peter Stokes, midtempo swing da cantastorie e soprattutto One Day Older, morbida ballata jangle spaventosamente commovente.

Il resto, immagino sarà evidente, è contorno con i fiocchi, anche se di contorno potrebbe sembrare lesivo parlare. Ci siamo capiti: se il più delicato tra i vari sottogeneri del pop psichedelico britannico è uno dei vostri passatempi prediletti, non esitate ad acquistare Ordinary People. Perchè sarebbe difficile, molto difficile, trovare un esemplare migliore in tutto l'anno appena conclusosi.

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