martedì 13 novembre 2007

Disco del Giorno 13-11-07: David Celia - This Isn't Here (2007; autoprodotto)

David Celia, ad oggi, è uno dei miei cantautori preferiti e This Isn't Here, suo secondo studio album, è uno dei pretendenti al titolo di disco dell'anno. Un serissimo pretendente. I più attenti tra i lettori di questo blog si chiederanno come mai, allora, lo recensisco solo adesso, visto che l'uscita ufficiale risale allo scorso Febbraio...Beh, è un classico di quando si ascoltano dischi che si amano particolarmente. Ci si mette sempre un pò di più, perchè si ha paura di non rendere sufficiente giustizia al disco di cui si parla. Ma oggi ho deciso di provarci, sicuro che David, semmai decidesse di leggere questa recensione, non me ne vorrà qualora non dovesse riuscire bene...

Per chi non ne ha mai sentito parlare, David Celia è un singer/songwriter Canadese con base a Toronto, Ontario. All'inizio del 2001 compie il suo esordio discografico con il gruppo Invisible Inc. (favoloso il loro unico CD Poor Folks Are Welcome) di cui è cantante e compositore. Un anno e mezzo dopo, arriva anche l'esordio da solista, con il fantastico Organica, uscito nel 2002, il disco che me lo ha fatto scoprire. Era pop intelligente, non convenzionale, eccentrico e melodioso. Un grande disco. Cinque anni relativamente silenziosi sono passati da quel momento, ma finalmente oggi possiamo goderci il nuovo, sfavillante This Isn't Here.

Rispetto ad Organica, si nota subito l'ulteriore crescita del compositore, e non era affatto scontato visto il livello molto alto che già aveva raggiunto agli esordi. This Isn't Here è un capolavoro di sintassi Americana, fatto di stilosi (nel senso migliore del termine) tratteggi country e folk contenuti in un involucro pop di altissimo ordine. Appena parte l'armonica di Evidently True, primo brano del disco, si intuisce subito che, nonostante le strutture siano ampiamente riconducibili ai classici della roots music (Graham Parsons?), ci troviamo di fronte ad un autore dal talento superiore alla media. Classe cristallina che sgorga da Best Thing Ever, il cosiddetto singolo del disco: tre accordi semplici semplici, melodia da magone, pezzo capolavoro. Il background di David Celia si sente. Il folk bucolico di Simon And Garfunkel si palesa in Speak To Me. Il country-rock alla Parsons ma anche un pò Tweedy di cero ispira Infinity. I Beatles di Rubber Soul si fanno sentire nella title track, così bella nella sua melodia sognante e nelle liriche pensose e filosofiche, in She's a Waterfall, rifacimento di un vecchio brano degli invisible Inc. e in Plain To See. I Found You è una meraviglia strumentale per sola chitarra, ma il vero "highlight" dell'album è Cactus, un country-folk d'avanguardia dedicata ai "Cactus people", che - spiegato da lui stesso- sono quelli che non le mandano a dire e tantomeno temono le conseguenze di ciò che dicono.

Ciò che importa dire qui è che tutto quello che David Celia canta o suona è -sebbene stilisticamente inquadrabile- prettamente personale. Lui potrebbe tranquillamente definirsi un virtuoso della chitarra ma mette la tecnica al servizio delle canzoni e non viceversa. Sa come centrare l'obbiettivo al primo colpo con strutture musicali complesse e ancora più complesse armonie a tre parti vocali. Sebbene sia pervicacemente legato alla cultura DIY e autoproduca i suoi lavori sa come si tira fuori un album di straordinario rootsy pop caldo e a presa rapida, subito efficace ma contemporaneamente intenso e riflessivo. Tutto questo, probabilmente, si può riassumere in una frase che ho trovato in rete spulciando tra le varie recensioni di This Isn't Here e che così definisce l'essenza di David Celia: "Feelgood-but-think kind of music". Perfetto. Io avrei solo modificato il finale e avrei scritto "great music". Un gioiello.

www.davidcelia.com
www.myspace.com/davidcelia

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