domenica 11 novembre 2007

November Fall #2



Il duo di Burlington, Vermont, composto da Sean Hutton e Bill Rogers e noto ai più sotto lo pseudonimo Raquel's Boys, dopo aver compiaciuto le platee con l'ingegnoso sunshine pop presente in dosi massicce nei primi due dischi Music for The Girl You Love e The Spy Business, se ne esce con il nuovo album Mondo Fun. Le coordinate cambiano completamente, e le influenze sixties lasciano spazio a nuove divagazioni glam settanta-ottanta, in un turbinio di echi Sweet e T.Rex ma pure Redd Kross, dove le origini Beachboysiane degli esordi ancora un pochino si vedono, anche se decisamente sbiadite...Il disco non è neanche male, anche se personalmente li preferivo nelle loro antiche vesti...

Molto più convincente è il terzo album di studio di Tony Low, membro fondatore dell'ottimo gruppo di New York Cheepskates. Time Across The Page è il classico disco che cresce ascolto dopo scolto, anche se brani come la geniale apertura Winter Of Black Ice colpiscono subito al cuore. Ce n'è per tutti i gusti, jingle-jangle (Where Are You Now), psichedelia soft (La già citata Winter Of Black Ice) e folk-rock (Spirals). Il disco mi piace in modo particolare perchè, oltre alle canzoni oggettivamente molto belle, la voce di Tony mi ricorda in modo impressionante quella di Jelle Paulusma dei miei adorati Olandesi Daryll-Ann. Se avete apprezzato il disco da solista di Paulusma o i Daryll-Ann di Happy Traum o Trailer Tales non potete mancare Times Across The Page.


E che bello, infine, anche il nuovo (beh, proprio nuovo no, è uscito nel 2006 ma io l'ho recuperato solo adesso...) disco dei Far From Kansas, il cui nome fa pensare ad un classico combo di country classico da Nashville. Parzialmente è vero, nel senso che le influenze alt.country ci sono pure, ma mischiate ad un indie rock melodico intelligente e non pacchiano. Tutti dicono che il leader del gruppo J.D. Levin sia il nipote del cantante dei Wallflowers, cioè Jakob Dylan. Ma se sia vero non si sa, e del resto chi se ne frega. Ciò che importa, invece, è che The Ghost Inside You sia un disco molto bello, dove Levin mischia il suo amore per i singer-songwriters degli anni sessanta e settanta con il rock vagamente roots alla Ryan Adams e -perchè no- forse un pizzico alla Springsteen. La voce è veramente bella e pezzi come Steinbeck's America, la title track e Golden Gate hanno l'abilità di offrire all'ascoltatore un'oretta di rilassante, ottima musica cantautorale innovativa che non è così semplice da trovare in giro, al giorno d'oggi.

www.myspace.com/tonylowmusic
http://www.farfromkansas.net/

1 commento:

Paolo Miléa ha detto...

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